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Mauro, veleno puro e “ominicchi”: da Braga a Orsenigo, il Pd scaccia la Lega dalla Tremezzina

Non è stato affatto il trionfo della politica unita, della coesione e via dicendo la giornata di oggi. Nel senso: è certamente vero che soprattutto negli ultimi 10-12 mesi il sostegno alla sorta di ultimo miglio della Variante della Tremezzina, poi finalmente varcato questa mattina, è stato politicamente e concretamente trasversale nonché piuttosto convinto da ogni parte.

Ma la politica è la politica, appunto. E oggi, nel profluvio di comunicati stampa di partiti e singoli esponenti del territorio, da una parte precisa dello schieramento politico – il Pd, senza troppi giri di parole – c’è stata una chiarissima, fortissima, ripetutissima rivendicazione dei propri meriti nell’aver portato a casa la battaglia (e in particolare dei meriti di “quell’uomo chiamato Tremezzina” che risponde al nome di Mauro Guerra, su questo tutti dovrebbero convergere in tutta sincerità).

Per rendersene conto basta (ri)scorrere i vari comunicati ufficiali e ufficiosi degli esponenti dem, non di rado velenosetti verso le forze di governo attuali e soprattutto verso la Lega (velocissima, questa mattina, a diffondere il primo vittorioso comunicato stampa sull’ok del Consiglio superiore dei lavori pubblici, a Roma). E se il sottosegretario regionale salviniano, Fabrizio Turba, ha già risposto per le rime, rivendicano i meriti (ex) padani a partire dalle amministrazioni provinciali guidate da Leonardo Carioni, ripercorrere alcuni passaggi delle note Pd rende la divaricazione visibilissima.

La parlamentare dem Chiara Braga (al fianco di Guerra in Parlamento negli ultimi 5 anni di lavoro condiviso anche sulla Variante) ad esempio ha scoccato una freccia acuminata: “Oggi non interessano le polemiche o il fastidio per per chi cerca di intestarsi meriti che non ha – ha scritto la deputata comasca – Oggi dobbiamo essere soddisfatti per questo importante risultato e continuare a lavorare perché si traduca al più presto in un’opera finalmente capace di dare una risposta ai territori del nostro meraviglioso Lago”.

Pungente come un calabrone anche il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo. Il quale ha messo il metaforico petto democratico all’infuori esprimendo “viva soddisfazione per il risultato ottenuto dal Partito democratico, in particolare dai deputati del territorio Mauro Guerra, fino a quando è stato in Parlamento, e Chiara Braga che ha proseguito da sola il percorso, ma anche dagli stessi Governi del PD che hanno creduto nell’opera e in essa hanno investito“.

Poi, goccia di cianuro: “L’attuale esecutivo raccoglie dunque solo i frutti degli sforzi e della tenacia dei democratici che hanno agito sempre nel nome del bene delle nostre popolazioni”.

Mauro Guerra – da tutti riconosciuto come il perno centrale su cui è ruotata molto la vicenda – in realtà ha signorilmente glissato sulle polemiche contingenti, godendosi soprattutto il risultato.

Non così, invece (su Facebook), Carla Gaiani, neoeletta comasca nell’Assemblea nazionale del Pd: “Saranno in tanti, adesso, ad attribuirsi il merito di questo successo storico per Como e il nostro Lago di Como, tutti padri della variante, l’hanno fatta tutti. Ognuno, in realtà, però sa quello che ha fatto“.

E ancora: “L’onestà e la coscienza politica dicono che bisognerebbe ringraziare il PD e i suoi deputati comaschi Chiara Braga e Mauro Guerra. Rendere onore al merito del mio avversario politico alle volte consentirebbe di non rimanere, forse per ragioni elettorali o peggio ancora ideologiche, incastrati nella categoria degli ‘ominicchi’“, citazione letteraria (pesantuccia), quest’ultima.

Insomma, il Pd ruggisce sul tracciato della (futura) Variante. Nonostante la replica di Turba e, nel contempo, nel gran silenzio a Cinque Stelle.

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Un commento

  1. Ma, io me ne guarderei bene dal ringraziare qualcuno, anzi. Sono passati 20 anni senza che nulla sia stato fatto per la variante, e credo si tratti chiaramente anche in questo caso di trionfalismi pre elettorali. Troppo complessa è l’opera per le dichiarazioni ottimistiche fatte, ma purtroppo non tutta la popolazione ha i libri impolverati in solaio. Ovviamente tornerà presto tutto alla solita nullafacenza. Fino alle prossime elezioni, si intende.

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