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Lombardia, allarme alla multinazionale che ha licenziato 40 persone: si teme che portino via i macchinari di notte

La tensione sale alle stelle a Ossago Lodigiano, dove la disputa sindacale tra la multinazionale Abrisio e le sigle Cgil e Cisl ha raggiunto un punto di non ritorno. Dopo l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per i 40 dipendenti dello stabilimento Airpack, i lavoratori hanno risposto con un’azione di forza: un presidio permanente davanti ai cancelli della fabbrica, attivo 24 ore su 24.

La paura dello smantellamento: il presidio notturno

L’organizzazione della protesta è capillare. I lavoratori hanno montato una tenda dedicata specificamente ai turnisti della notte per garantire una vigilanza costante. Il timore principale delle maestranze e dei sindacati è che la proprietà possa approfittare del buio per caricare i macchinari sui camion, facendoli sparire e decretando così la fine definitiva della produzione nel sito lodigiano. Una preoccupazione che alimenta la determinazione a non lasciare lo stabilimento scoperto nemmeno per un istante, con l’obiettivo di salvare un sito produttivo per il quale, paradossalmente, si sarebbero già fatti avanti diversi imprenditori interessati.

Fallimento delle trattative e muro contro muro

Lo scontro si è inasprito a causa del fermo “niet” della multinazionale a ogni proposta di mediazione. La proprietà ha respinto categoricamente sia la richiesta di attivazione della cassa integrazione, sia la definizione di un piano di incentivi all’esodo per i dipendenti.

Da circa una settimana la produzione è quasi totalmente paralizzata: all’interno della fabbrica risulta operativo esclusivamente il reparto taglio. Il presidio a oltranza, proclamato ufficialmente nella giornata di ieri, vede i lavoratori alternarsi sui tre turni, uniti dalla ferma volontà di costringere la proprietà a tornare al tavolo delle trattative per negoziare condizioni dignitose.

Le voci della protesta: “Lotteremo fino alla fine”

Le strategie future dipendono ora dalle istituzioni. “Dobbiamo aspettare che la Regione ci convochi”, ha dichiarato Morwenna Di Benedetto, segretaria della Cgil.

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