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Prezzo della benzina troppo basso in Italia: maxi esodo dalla Svizzera e allarme dei gestori ticinesi

Dopo la recente decisione del governo italiano di prorogare il taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio 2026 sta generando una profonda ondata di preoccupazione tra i benzinai del Canton Ticino.

La misura, introdotta dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, garantisce un risparmio netto di 24,4 centesimi al litro, un intervento di sostegno agli automobilisti italiani che sta però scardinando i delicati equilibri economici delle stazioni di servizio situate nella fascia di confine.

Prezzi a confronto: il divario tra Ticino e Italia

Il differenziale di prezzo tra le pompe di benzina svizzere e quelle appena oltre il valico è diventato ormai troppo marcato. In una nota ufficiale, Matteo Centonze, presidente dell’Associazione Ticinese delle Stazioni di Servizio (ATSS), si è detto fortemente «preoccupato» per questa dinamica. Secondo l’associazione, il rischio concreto è quello di un crollo verticale della clientela locale, attratta dai prezzi notevolmente più vantaggiosi praticati in territorio italiano.

I numeri fotografano una situazione di evidente svantaggio per gli operatori elvetici:

  • In Ticino: La benzina senza piombo 95 oscilla attualmente tra 1,82 e 1,90 franchi al litro, mentre il diesel ha superato la soglia critica dei 2,20 franchi.

  • In Italia: Grazie allo sconto fiscale, la benzina si attesta tra 1,74 euro (circa 1,60 franchi) e 1,76 euro, mentre il gasolio oscilla tra 1,98 e 2 euro al litro.

La fuga dei ticinesi verso il pieno “oltre confine”

L’effetto di questa forbice di prezzo è immediato e tangibile. Le stime attuali indicano che il flusso di automobilisti ticinesi che scelgono di varcare la dogana per rifornirsi nelle stazioni di servizio italiane è aumentato tra il 20% e il 30%. Una “corsa al pieno” che sottrae ossigeno vitale alle imprese attive nel settore dei carburanti nel Cantone.

L’appello dell’ATSS a Berna: richieste misure urgenti

Di fronte a questo scenario, l’Associazione dei benzinai ticinesi punta il dito contro la Confederazione, giudicata finora “assente” nella gestione della crisi. L’ATSS chiede formalmente un intervento urgente del Consiglio Federale a Berna per riequilibrare una situazione che rischia di diventare insostenibile per le aree di frontiera.

Tra le proposte avanzate dai gestori figurano:

  • Interventi mirati sulle modalità di calcolo dell’IVA sui carburanti.

  • Misure di tutela specifiche per gli operatori delle stazioni di servizio situate nella fascia di confine.

L’obiettivo è ottenere strumenti che permettano di mitigare la concorrenza aggressiva derivante dalle politiche fiscali straordinarie adottate dall’Italia, garantendo la sopravvivenza di un settore strategico per l’economia di frontiera.

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