Il franco svizzero perde chiaramente terreno sui mercati valutari all’indomani delle decisioni di politica monetaria annunciate stamattina dalla Banca nazionale svizzera (BNS). La mossa dell’istituto centrale ha innescato un’immediata reazione dei listini: il dollaro ha raggiunto il livello più alto da circa un anno rispetto alla divisa elvetica, mentre l’euro è tornato a risalire stabilmente al di sopra della soglia psicologica di 0,94 franchi. Nelle contrattazioni attuali, il biglietto verde viene scambiato a 0,8268 franchi, mentre la moneta unica europea si attesta a quota 0,9423 franchi.
La decisione sui tassi e il nodo del cambio
Come ampiamente previsto dagli analisti, la BNS ha confermato il tasso di riferimento allo zero percento. L’attenzione degli operatori si è tuttavia rapidamente spostata sulle indicazioni relative all’andamento del tasso di cambio. Secondo quanto rilevato da un osservatore di mercato, l’istituto di emissione sta ora monitorando con maggiore attenzione le fluttuazioni della valuta in entrambe le direzioni.
D’altronde, alla luce del recente indebolimento del franco e della spinta al rialzo impressa dai prezzi dell’energia, un deprezzamento eccessivo rischia di alimentare le pressioni inflazionistiche provenienti dall’estero, che un franco più forte avrebbe invece il merito di frenare.
Effetti su inflazione ed economia reale
La BNS riconosce che l’indebolimento del franco offre un assist all’economia elvetica, agevolando l’operatività e la competitività internazionale delle imprese orientate all’export. Tuttavia, l’evoluzione futura del tasso di cambio rimane un elemento di forte incertezza per l’istituto centrale, che ha ribadito per voce di Schlegel la propria disponibilità a intervenire tempestivamente sul mercato dei cambi qualora le circostanze lo richiedessero.
