Nessun rinnovo dell’ultimo minuto: si è chiusa ufficialmente la finestra dello sconto sulle accise del diesel, scaduta ieri 7 novembre. Da oggi – o più probabilmente da domani mattina visto che oggi è giornata festiva – gli automobilisti dovranno fare i conti con un immediato ritocco all’insù per i prezzi del gasolio, destinati ad salire di circa 4,9 centesimi al litro, pari all’esatto importo del taglio temporaneo introdotto nell’ultimo mese.
Sul fronte dei listini la tensione resta altissima. L’unico argine alla corsa dei prezzi è rappresentato dal tetto ai prezzi applicato dalle singole compagnie petrolifere. Tra queste, Eni rimane l’unico gruppo ad aver fissato una soglia massima temporanea a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro per il diesel. Si tratta tuttavia di una protezione a tempo determinato, destinata a scadere con la fine dell’anno.
Gli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese scattano una fotografia già critica per le tasche degli italiani: sulla rete ordinaria, la modalità self-service si attesta su una media di 2,000 euro/litro per la verde e 2,223 euro/litro per il gasolio. Lo scenario peggiora lungo le arterie autostradali, dove i prezzi medi schizzano a 2,029 euro per la benzina e a 2,277 euro per il diesel. Sebbene si tratti di valori inferiori ai picchi delle scorse settimane, le quotazioni rimangono ben oltre i livelli di guardia e sono destinate a salire ulteriormente a causa della scadenza delle misure governative.
La decisione segna una brusca inversione di rotta rispetto alle attese. Solo venerdì scorso l’esecutivo confermava un impegno “h24” sul dossier carburanti, lasciando presagire l’attivazione delle accise mobili. Alla fine, l’ipotesi di proroga è tramontata.
Intano oltreconfine alla pompa la benzina è scesa di una decina di centesimi al litro in poche ore, il diesel di circa 5-7 centesimi. Il ribasso segue mesi di rincari, che avevano portato la benzina oltre i due franchi al litro.
