Newslab
Attualità

Como, 91 anni e non sentirli. Il mitico Giancarlo, vigile sempre in servizio e “sentinella” in Consiglio comunale

Completo chiaro, occhiali, baffi folti e una presenza fisica forte, ripreso in alcune foto scattate a Londra, compresa un’istantanea sotto la celeberrima insegna girevole di Scotland Yard. Oppure nella piazza centrale di Fulda, in Germania, circondato da amici e colleghi in divisa. Ma anche in sella a una motocicletta d’ordinanza in giro per le strade di Como. E infine sempre presente, almeno negli ultimi 20 anni, a Palazzo Cernezzi per assistere alle sedute del Consiglio comunale. Protagonista è sempre Giancarlo Croci classe 1935, dal 1959 al 1977 vigile urbano in città e poi fino al 1993 impiegato all’ufficio Igiene del Comune di Como.

Giancarlo Croci

Tutti lo conoscono, tutti lo hanno visto a Palazzo o lo ricordano per il suo passato e tutti lo vedono, ancora oggi, in giro per Como, mentre prende appunti per evidenziare quello che non funziona lungo le strade della città.

Giancarlo Croci

Lo siamo andati a trovare a casa e lui, sempre imponente e ospitale, solo il baffo si è imbiancato, ci riceve in salotto dove sul tavolo compaiono decine di foto, prevalentemente in bianco e nero, che raccontano una vita sempre al servizio degli altri e mostrano una città che “non è poi cambiata così tanto”, ci dice.

Giancarlo Croci

Insieme a lui i figli Emanuele, Alberto e Gabriella, spesso “costretta” a scortare il papà in macchina nei suoi giri alla scoperta di piccoli o grandi disservizi cittadini che poi “segnalo sempre agli uffici competenti”.

Ma come è cambiata la città e il modo di amministrarla? “Diciamo che Como è sempre riconoscibile anche se ovviamente è andata avanti”.

Entrato in servizio nel corpo dei vigili urbani il 16 marzo del 1959, con la tessera 55, “mi ricordo quando, nel 62, i vigili erano una presenza fissa. Uno stazionava sempre in Lungo Lario Trieste e piazza Cavour, un altro in piazza Duomo, uno in piazzale Matteotti e viale Geno e doveva essere sempre presente all’arrivo di treni e battelli. Poi un altro in via Vittorio Emanuele, dove ai tempi non si poteva andare in bicicletta. Ricordo poi quando multavamo i tanti venditori di fiori in arrivo da Milano”.

Giancarlo Croci

Una presenza costante in una città che poi Giancarlo Croci ha continuato ad osservare anche a bordo di una motocicletta. “Per 7 anni ho prestato questo servizio e facevo anche l’autista del mezzo che utilizzavamo per i rilievi degli incidenti stradali”, racconta.

Testimone di grandi cambiamenti come la “rivoluzione voluta dal sindaco Spallino per quanto riguardava la presenza delle auto in centro. C’ero quando piazza San Fedele venne liberata dalle macchine”.

Una parentesi di particolare importanza che ha regalato a Giancarlo momenti di vera gioia, amicizie importanti e relazioni durature, è poi rappresentata dal gemellaggio tra le città di Como e Fulda.

“Sono andato per la prima volta nel 1961. E da allora, fino al Covid, ho fatto tappa in Germania almeno 2 o 3 volte all’anno. Quella che era nata come visita istituzionale è poi diventata una splendida consuetudine. La mia famiglia ha stretto amicizia con molte delle persone conosciute. Con molti di loro siamo rimasti in contatto. Spesso quando andavo in visita ci ospitavano a casa loro. Un periodo molto bello anche lavorativamente parlando. Ho infatti prestato servizio a Fulda, per dei periodi di scambio con i loro vigli urbani”.

Legato al mondo della polizia è da decenni anche parte attiva dell’International Police Association (IPA), la più grande organizzazione associativa tra appartenenti alle forze di polizia al mondo. “Fatto che mi ha permesso anche in questo caso, oltre che di dare il mio contributo, di fare esperienze e conoscenze”.

Giancarlo dopo aver tolto la divisa da vigile è poi rimasto in Comune. Dal 1977 fino alla fine del 1993 è infatti passato all’Ufficio di Igiene del Comune, “e lì sono rimasto fino alla pensione, scattata il primo gennaio del 94. E’ stato un lavoro molto interessante che mi ha portato ad occuparmi di un altro settore importante nella vita di una città, con la necessità di eseguire controlli e ispezioni in aziende, hotel, attività commerciali per verificarne la regolarità”, dice.

 

E mentre ricorda questa sua seconda fase interviene ironicamente la figlia Gabriella che sottolinea: “Non so se era più inflessibile come vigile o come ispettore sanitario, certo è che ha sempre messo tutto se stesso nel lavoro. Si è sempre tenuto aggiornato su normative e regole anche dopo essere andato in pensione”.

Giancarlo Croci

E di lui si ricorderanno bene in diverse aziende e anche il alcuni hotel oggi di super lusso dove i suoi controlli avevano causato anche delle chiusure temporanee delle attività.

“Spesso effettuavamo anche verifiche su quanto accadeva nelle aree limitrofe a delle aziende. Così accadeva nella zona che circondava la Ticosa dove siamo dovuti intervenire spesso. Era un compito molto delicato il nostro”, rammenta.

Su fronte politico “ho visto tanti sindaci e altrettante giunte. Con tutti ho avuto un rapporto diretto e franco e spesso ho detto la mia sui temi di stretta competenza. Attitudine che conservo anche quando in consiglio vado da spettatore. Con i sindaci e gli assessori spesso mi fermo a parlare e magari do loro alcune indicazioni su piccoli disservizi che osservo. In un recente passato mi fermavo, ad esempio, con l’assessore Daniela Gerosa (giunta Lucini) o Elena Negretti (sindaco Landriscina), con Anna Veronelli e tanti altri. Ultimamente con l’assessore Bodero Maccabeo. Di nomi ne posso fare tanti ma di giudizi non ne voglio dare. Posso solo dire che forse in passato si facevano meno polemiche. In ogni caso mi è sempre piaciuto e interessato presenziare al consiglio comunale per capire cosa accadeva in città e quali erano le proposte messe in campo per affrontare i temi più svariati. La mia presenza è stata pressoché fissa fino al Covid. Dopo ho continuato ma con minor assiduità anche perché spesso, specie di recente, il consiglio viene convocato alle 19, orario che per me – diabetico – non va bene”.

Giancarlo Croci

Giancarlo è comunque sempre in servizio. “Quando esco non posso non osservare cosa c’è intorno a me e se qualcosa proprio non funziona prendo nota. I miei appunti si trasformano poi in segnalazioni al Comune. Da cartelli stradali errati a segnalazioni mancanti o piante da tagliare”.

Giancarlo, comasco doc, è nato in via Carloni “al numero 5 mentre mio papà sempre in via Carloni ma al civico 14. In questa città ho vissuto e trascorso tutta la mia vita e per 61 anni l’ho condivisa con la mia amatissima moglie Lia che purtroppo di recente è scomparsa”.

Salutandolo si percepisce fortissimo l’attaccamento al papà da parte della figlia Gabriella e dei suoi due fratelli che, in disparte durante l’intervista, si presentano per un saluto e per sorridere amorevolmente quando il padre, sull’uscio, ci tiene a ricordare un ultimo episodio di una vita al servizio della città e di come, dopo un caffè nel bar di quartiere, è prontissimo ad andare ancora una volta alla ricerca di ciò che non funziona in città per poi riferirlo di persona in sala consiglio all’assessore di turno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA