Come ben sanno i comaschi dal 2020 sono stati pesantemente allungati i tempi di chiusura dei passaggi a livello. Applicazione delle norme che impatta pesantemente sul centro cittadino, in particolare per quanto riguarda Como Borghi, viale Battisti/viale Lecco e il passaggio di Piazza del Popolo/Piazza Verdi. I tempi di attesa sono oggettivamente infiniti (qui i racconti).

Il tema non è affatto ammuffito nel dimenticatoio, tanto che riceviamo e pubblichiamo la lunga riflessione di un lettore che analizza la situazione e fa qualche calcolo mettendo in discussione, si tratta chiaramente di un’opinione, le scelte ministeriali che hanno portato alla situazione attuale sottolineando come la tecnologia a disposizione risolverebbe molti problemi. Riportiamo integralmente la mail di Luigi Mauri:
Buongiorno! Vorrei segnalarVi un argomento che credo interessi molti cittadini di Como e dei paesi limitrofi. Nelle ultime settimane la stampa ha dato ripetute notizie sulle serie difficoltà che creano le lunghe attese ai passaggi a livello a Mariano Comense e sul dibattito in corso circa vantaggi e riflessi negativi di due sottopassaggi in progettazione (qui la questione, Ndr).


Quindi l’attuale situazione non dipende dalla tecnologia (nel frattempo quanto mai evoluta), ma dalle norme e dai regolamenti, evidentemente tese ad assicurare il miglior livello di sicurezza. Però è inevitabile porre alcune domande.
Perché i treni procedono lungo tutto viale Lecco, dove la ferrovia è totalmente separata e difesa da parapetti e ringhiere metalliche, ad una velocità sensibilmente inferiore a quella alla quale i treni entrano nella stazione di San Giovanni delle Ferrovie dello Stato, dove i passeggeri sono a diretto contatto con i binari?

Perché quando un treno è in partenza da Como Lago le sbarre vengono abbassate vari minuti prima addirittura della partenza, quindi a convoglio fermo in stazione? Il codice della strada prevede che l’abbassamento delle sbarre sia preceduto da segnalazione semaforica rossa per 5 secondi, con impiego di 10 secondi per l’abbassamento delle sbarre, il cui completamento è istantaneamente segnalato alla stazione, che nei successivi 5 secondi può autorizzare la partenza: totale 20 secondi.
Si aggiungano 30 secondi per raggiungere il passaggio a livello, altrettanti per il passaggio del treno, 5 secondi per rialzare le sbarre. Totale complessivo al massimo un minuto e 25 secondi: sarebbe assolutamente accettabile, logico e normale (sarebbe quanto per decenni avveniva in passato).

Perché, se un treno (di quelli moderni utilizzati da TreNord) in marcia da Como Borghi a Como Lago, o viceversa, è in grado – con i propri apparati frenanti ed alla velocità comunque modesta cui procede- di fermarsi in 30 secondi su rotaia bagnata, le sbarre non vengono abbassate con prudenziali 40 secondi di anticipo sul passaggio (più 10 secondi di abbassamento delle sbarre, più 5 secondi di semaforo rosso, totale 55 secondi)?
Aggiungendo 30 secondi per il transito del treno e 10 secondi per rialzare le sbarre si sarebbe sempre ad un totale accettabilissimo di un minuto e 35 secondi. In sicurezza, come sempre sicuri si fu, oltretutto alla prova dei fatti, nei lunghi decenni passati.
In conclusione sorge un dubbio. Davvero gli attuali regolamenti ferroviari (nazionali o europei) impediscono, con le tecnologie avanzate di cui si dispone nel 2026, di gestire sicurezza e rapidità come avveniva in passato, allora con una strumentazione elettronica incomparabilmente inferiore? Oppure viene fatta dai funzionari ferroviari una lettura prudenzialmente eccessiva delle norme, che quindi si riflette in un arbitrario pregiudizio per i Cittadini, senza alcun maggiore reale esito di sicurezza? Innanzitutto sarebbe utile al Cittadino di poter leggere i testi delle norme da applicare, di non facile reperimento nel web.
Luigi Mauri