Il caso dei ciliegi di via XX Settembre a Como non smette di tenere banco. Nel tardo pomeriggio di oggi abbiamo ricevuto due contributi da parte dei cittadini e li pubblichiamo integralmente, così come arrivati a redazionecomozero@gmail.com. La prima mail:
Oggi pomeriggio mi sono tolto lo sfizio, il dubbio e la curiosità di vedere questi ciliegi e memore di tutta la diatriba con l’amministrazione che non considerava questi ciliegi come un segno distintivo di identità e decoro del viale, sono rimasto stupito nel vedere le condizioni di queste piante che sono sì appariscenti ed abbelliscono il viale ma sono anche molto trascurate, da anni, per non dire alcune in condizioni pietose. Ho scattato una serie di fotografie a futura memoria e sono a disposizione ma la cosa più interessante è vedere la situazione in loco.

– piante mancanti
– piante completamente rinsecchite e non da adesso
– piante in fioritura ed in vegetazione parzialmente con rami secchi
– piante a fiore bianco
– piante a fiore rosa chiaro e rosa più intenso (ma potrebbe essere l’effetto della luce pomeridiana)
– piante con rami di medie dimensioni rimossi in modo indecente che hanno sformato il portamento della pianta
– piante di ciliegio di recente piantumazione a sostituzione delle preesistenti. (ciò significa che delle sostituzioni sono già state fatte in passato e non vedo perchè non le abbiamo fatto anche ora)
– rami fioriti che arrivano al balcone del primo piano se non al secondo, a tal punto che si potrebbe fare un bel mazzo di fiori da mettere in casa.
– aiuole al piede delle piante, indecenti.

Questa è l’identità del viale se non della città di Como? Non credo. Oltre tutto nella via ci sono palazzi d’epoca molto belli ed i ciliegi danno un particolare tocco di signorilità.
L’unico tratto che si salva è quello in prossimità della stazione di Como Borghi. Ma il fatto più sconcertante è la mancata cura di queste piante, incuria che non è solo recente; dove stà l’amministrazione comunale e chi è preposto alla cura del verde?

Se serve facciamogli fare un corso di giardinaggio presso l’azienda deputata alla rimozione, che è una azienda di grande esperienza e molto qualificata. E non vengano a dire che non sono stati fatti interventi poiché era in programma la rimozione. Anche se non fosse stato fatto nulla in passato ma in quattro anni qualche cosa si sarebbe potuta fare evitando di arrivare a questa situazione. Mi auguro che il problema trovi soluzione al più presto.
Buona fioritura a tutti.
E. Malgrati
E la seconda:
Cara Redazione di ComoZero,
a Como c’è una vicenda che continua a crescere come un paradosso: quella dei ciliegi di via XX Settembre. Un tema semplice, comprensibile a chiunque, diventato il terreno di una sfida personale del sindaco. La decisione di portare la causa fino al Consiglio di Stato racconta un accanimento che lascia interdetti. Parliamo di alberi, di meravigliosi ciliegi oggi in fiore, che i cittadini hanno difeso con genuina convinzione e affezione identitaria.
Eppure, per l’amministrazione, sono diventati un bersaglio da colpire a ogni costo, come se ammettere un errore fosse un tabù. Ogni passaggio aggiunge un nuovo strato di rigidità, come se la questione non riguardasse più la città, ma l’orgoglio personale di chi governa. Resta una domanda: contro chi si sta combattendo questa battaglia? La Soprintendenza? Il Tar? I cittadini che chiedono solo buon senso? E soprattutto: a quale scopo?

Portare i ciliegi al Consiglio di Stato parla della solitudine politica di quest’amministrazione, o forse, di questo “amministratore”. Attorno al sindaco, infatti, il cerchio si restringe, i consiglieri se ne vanno e rimane un gruppo sempre più piccolo che ripete “va tutto bene” per tenere in piedi una narrazione che la città non riconosce più. Anche un’eventuale “vittoria” giudiziaria del sindaco sul caso ciliegi avrebbe il sapore del vuoto o forse solo dell’orgoglio personale di chi l’ha inseguita.
Mentre si rincorre il taglio degli alberi, si recide anche il rapporto con chi vive la città ogni giorno. E quel rapporto, una volta spezzato, non trova rimedio in alcuna sentenza. I ciliegi sono diventati il simbolo di un modo di governare che trasforma ogni questione in un confronto muscolare. Un approccio che non rappresenta Como e che non parla ai comaschi.
Tra tagli, chiusure e ostinazioni, l’unica apertura che molti attendono fiduciosi è quella delle urne comunali del 2027.
Valentina L.