Il nuovo stadio Giuseppe Sinigaglia – al centro de dibattito cittadino da mesi – diventa questa volta oggetto di una tesi di laurea. Riccardo Ienco, giovane ingegnere recentemente laureatosi all’Università degli Studi di Pavia ha deciso di dedicare al Sinigaglia la propria tesi, sviluppando un progetto tecnico che prevede “non solo il rinnovamento edilizio del sedime dello stadio, ma anche una sua vera e propria integrazione urbana con la città e il fronte lago”. Riccardo sottolinea presentandosi: “Credo che dare spazio alle visioni e alle ricerche dei giovani professionisti del territorio possa essere un bell’argomento per i lettori. Spero che sia di vostro interesse. Vi ringrazio per il tempo dedicatomi e per l’attenzione”.
Ecco una breve spiegazione:
Lo Stadio Giuseppe Sinigaglia occupa una delle posizioni più delicate di Como, tra il bacino lariano, il Tempio Voltiano e le opere di Giuseppe Terragni, il Monumento ai Caduti e il Novocomum: un intorno insieme paesaggistico e monumentale, entro un tessuto ormai consolidato che non concede margini di espansione.
L’impianto, costruito in epoca razionalista, non risponde più agli standard richiesti dal calcio professionistico, e la sua permanenza in quel luogo pone una domanda: se un’infrastruttura sportiva contemporanea possa stare sul lungolago senza sottrarlo alla città. La tesi
proposta risponde affermativamente e lo fa muovendo dal contesto fino all’edificio. Il progetto urbano recupera anzitutto la rete tranviaria sull’impronta di quella dismessa negli anni Cinquanta, favorendo la mobilità sostenibile, riducendo il traffico veicolare e collegando lo stadio alle due stazioni ferroviarie e a un autosilo che concentra la sosta lontano dal lago e dal centro città.

Sul fronte lacustre, il progetto restituisce continuità al passeggio tra viale Geno e Villa Olmo pedonalizzando via Giancarlo Peucher e portando l’attuale sede carrabile sotto quota, in galleria artificiale, tramite la tecnica del jet grouting. Lo stadio diventa così motivo di rigenerazione urbana. Alla scala dell’edificio, il progetto nasce dal confronto fra le normative applicabili, assumendo di volta in volta la prescrizione più restrittiva, e da un sedime che il contesto costruito fissa.

Da questa doppia costrizione discende la geometria delle gradinate, disegnata con il metodo punto per punto del valore C, che risulta rispettato su tutte le file per una capienza complessiva di 12.000 posti. Delle tribune esistenti si conserva la facciata storica della Sud, dove le nuove volumetrie restano riconoscibili perché rivestite in legno, lo stesso materiale delle tribune ricostruite, che media il rapporto dell’impianto con il paesaggio lacustre. Queste ospitano al piano terra funzioni aperte alla città anche nei giorni senza partita, secondo il
modello dello stadio contemporaneo.

