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Faro Voltiano chiuso, in Regione accuse durissime del sindaco di Brunate a Rapinese e Colombo: “E’ andata così”

Un atto d’accusa pesantissimo nei confronti del sindaco di Como Alessandro Rapinese. A pronunciarlo, oggi, è stato il sindaco di Brunate Simone Rizzi, che a differenza del collega del capoluogo (assente) ha partecipato alla Commissione Cultura in Regione Lombardia per affrontare il clamoroso caso del Faro voltiano di Brunate spento e chiuso alla viglia del Bicentenario della morte di Alessandro Volta che arriverà nel 2027.

Tutto nasce dal fatto che la convenzione tra le due amministrazioni che affidava a Brunate la gestione del faro è scaduta e al momento non è stata rinnovata. Brunate, dunque, a sua volta ha revocato la concessione gratuita a Como del terreno su cui sorge il Faro, che avrebbe avuto invece scadenza naturale nel 2033. Nel mezzo, la necessità di lavori per circa 600mila euro e soprattutto il muro contro muro tra i due Comuni: se da un lato Brunate ha revocato la concessione a Palazzo Cernezzi, il Comune di Como ha fatto l’ennesimo ricorso al Tar contro quella scelta.

In questo quadro in Regione Lombardia si è svolta la Commissione presieduta da Anna Dotti (FdI) e a cui hanno preso parte i consiglieri comaschi Sergio Gaddi (FI) e Angelo Orsenigo (Pd) e, tra gli altri, soltanto esponenti dell’amministrazione brunatese. Totalmente assente Como e a questo proposito Gaddi ha voluto far ascoltare le parole di Rapinese pronunciate a CiaoComo Radio pochi giorni fa. Testuali: “Che cazzo vuole Regione Lombardia? Che cazzo vuole Regione Lombardia? Io sono il sindaco di Como, se hai qualcosa da dirmi vieni qua”.

Ad ogni modo, torniamo al J’accuse documentatissimo del sindaco Rizzi: “Come amministrazione, dal maggio 2023 abbiamo individato due obiettivi: l’integrazione del Faro nella proposta turistica del comune di Brunate e poi la copertura dei costi di gestione per la sostenibilità economica, viste le spese per la manutenzione dell’area, del verde, per i rifiuti e per il bagno pubblico. L’alternativa era che il Comune si assumesse i costi, nel caso avesse voluto gestire direttamente il Faro, cosa a cui non eravamo contrari. Ma non è mai stato possibile sedersi al tavolo con Como e lavorare in modo costruttivo”.

Poi date e fatti: “Nel 2014 è stata stipulata una convenzione di 20 anni che prevedeva la concessione gratuita del terreno al Comune di Como, che è proprietario del Faro. Poi c’è una seconda convenzione per la gestione, assegnata a Brunate. Nel giugno 2023 è emerso che una convenzione era scaduta nel 2020 e abbiamo cercato il dialogo con l’assessore Enrico Colombo. Le comunicazioni con Colombo sono state frequenti e documentabili: decine di messaggi con richieste di incontro per la convenzione, per le questioni strutturali e per gli aspetti della sicurezza. Sono disposto a rendere pubbliche le date e i contenuti di queste conservazioni. Nel frattempo come comune di Brunate abbiamo eseguito riverniciature, restauro di lapidi e numerose altre attività, con un rendicomo rendiconto pronto già ad aprile 2025″.

A questo punto, i rapporti hanno virato verso la burrasca: “Nell’aprile 2024 – ha spiegato ancora Rizzi – ho segnalato la necessità di una manutenzione straordinaria per la questione dell’altezza del parapetto e per il tema della solidità della scala interna al Faro, problemi non certi legati allo svolgimento della manutenzione ordinaria. E’ stato necessario insistere a lungo con Colombo e Rapinese per avere un sopralluogo. Il sopralluogo alla fine si è svolto con vari dirigenti di entrambe le amministrazioni ma intanto dopo la Pasqua 2024 il Faro è stato chiuso al pubblico (per i problemi citati prima, ndr)”.

“Nel maggio del 2025 c’è stata un’ultima interlocuzione dopo vari nostri tentativi che erano andati a vuoto: Rapinese ci chiamò e disse che voleva gestire lui il Faro. Fissammo allora un incontro per il 13 giugno 2025 a cui erano presenti entrambe le amministrazioni. Mancava solo Rapinese. Ne emersero alcuni punti condivisi: sospendere la discussione sulla proprietà e sulla concessione gratuita del terreno, rinviandola; trovare un accordo sul progetto di restauro da 600mila euro con noi di Brunate disposti a collaborare; mettere a punto un programma di gestione finalizzato alla riapertura. Poi Colombo ha chiesto ai suoi uffici di redigere un report e di inviarlo a Brunate: dopo 20 giorni senza che il documento fosse arrivano, io chiesi notizie a Colombo, ricevendo questa risposta: “Lo so, purtroppo ho mezzo Comune in ferie“. Da allora non c’è più stata nessuna comunicazione”.

Infine, il sindaco di Brunate ha ricordato anche di aver inviato a novembre 2025 una Pec per il rinnovo della convenzione: “Ma poi, in assenza di risposte, abbiamo avviato procedimento di revoca (su cui il Comune ha annunciato ricorso al Tar, ndr) pur ribadendo anche oggi la massima disponibilità a colloqui per riaprire il Faro in vista delle celebrazioni voltiane”.

Durissime le parole rivolte al sindaco Rapinese dalla presidente di Commissione, la comasca Anna Dotti (FdI): “Il sindaco di Como ha volutamente ed espressamente detto che non gli interessava presenziare e ha contestato malamente la convocazione da parte Regione Lombardia, cosa inaudita e irrriverente. Regione ha tutta la competenza di convocare i sindaci per chiarimenti sulle vicende importanti del territorio regionale lombardo, quindi sarebbe buona educazione non rispondere come un teatrante ma facendolo almeno con una mail educata”.

“Noi vogliamo solo mediare e creare dialogo – ha aggiunto Dotti – ma come avvenuto spesso è l’invito è stato disatteso e non stato è ritenuto utile dal sindaco di Como, che si prenderà le sue responsabilità”.

Duro anche il consigliere di FI Sergio Gaddi: “Invitare i due sindaci coinvolti, peraltro in una vicenda che va al di là del puro ambito provinciale, era doveroso. Comunque, emerge che la responsabilità completa e totale, o meglio la colpa, del Faro chiuso è totalmente del comune di Como, nello specifico del sindaco Rapinese“.

Pesante anche Angelo Orsenigo (Pd): “E’ un interesse comune risolvere un problema del territorio. Penso che sia la prima volta che un sindaco rifiuta la partecipazione quando si viene convocati da Regione Lombardia. Ma Rapinese preferisce far spendere soldi ai cittadini con i ricorsi piuttosto che sedersi al tavolo per trovare soluzioni”.

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