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Frontalieri e tassa sulla salute: “Nel Piemonte leghista si è deciso di non applicarla. In Regione cosa si fa?”

Un nuovo anno è appena cominciato ma sul fronte della contestatissima tassa sulla salute ancora non si sa nulla. O meglio, si sa che verrà applicata dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del relativo decreto, ma alle Regioni spetta determinare con quali modalità.

Nel frattempo in Regione Lombardia fa discutere la recente presa di posizione in arrivo dalla Regione Piemonte.

“Dovrebbe essere illuminante per la Giunta lombarda l’intervista di Alberto Preioni, leghista e sottosegretario alla presidenza di Regione Piemonte: dice a chiare lettere che applicare la tassa salute (qui tutti i precedenti), è una decisione in capo alle amministrazioni regionali. E, nella loro potestà legislativa, i piemontesi hanno deciso di non deliberarla, anche se la destra, a Roma, ha confermato in Finanziaria che vuole l’introito di quell’imposta. Noi è due anni che ribadiamo gli stessi concetti espressi dall’esponente piemontese, ma non veniamo ascoltati”, lo sottolineano Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del Pd, dopo aver letto le parole del sottosegretario della Giunta piemontese che ignorerà la richiesta del Governo.

“Il motivo per cui Regione Lombardia continua a non voler arretrare, come stiamo dicendo dall’inizio di questa vicenda, è che il gettito che deriverebbe dalla tassa sulla salute è talmente alto che la nostra Giunta non vuole farselo sfuggire. Da anni insistiamo che i nostri 80mila frontalieri già contribuiscono alla sanità del territorio, se non altro dentro il sistema dei ristorni, e adesso capiamo che lo stesso dubbio se lo pone il Piemonte. Allora come mai da questo lato dei laghi non ci si ferma a fare un ragionamento?”, insistono i dem.

“Se non altro, vorremmo che a Palazzo Lombardia, magari sulla spinta dei loro omologhi, visto che noi non veniamo ascoltati, si facessero qualche domanda sui criteri: si basano solo sulle autocertificazioni? E a chi le chiedono, visto che l’Italia non ha i dati di questi lavoratori? Ma poi come faranno a modulare le cifre, senza sapere la reale retribuzione lorda o netta di ognuno di loro? Cioè, i motivi per fermarsi un attimo a pensare se è il caso di proseguire su questa linea o imitare la scelta del Piemonte, ci sono tutti e non sono solo una questione di opportunità, ma anche di correttezza nell’applicazione del prelievo. Speriamo che nel centrodestra di regioni contermini si parlino e si confrontino. E che la Lombardia torni sui suoi passi”, concludono Orsenigo e Astuti.

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