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I boati, la contraerea, l’evacuazione: 15 comaschi bloccati a Dubai per la guerra. “L’esplosione e il caos, ora aspettiamo”

Ci sono 15 comaschi ‘intrappolati’ a Dubai a causa dello scoppio della guerra in Iran, con l’attacco scatenato ieri da Stati Uniti e Israele.

A raccontare la disavventura è Veronica Coduri (foto sotto, a  sinistra, con la treccia) che, con con il gruppo, era di ritorno dall’India verso l’Italia. Ma proprio mentre la comitiva attendeva di imbarcarsi sull’aereo che avrebbe trasportato tutti a Milano, per tornare poi a Como, la zona dell’aeroporto è stata colpita da un attacco iraniano. Schegge e detriti causati dall’intercettazione contraerea di un missile si sono abbattuti a breve distanza, provocando un boato e danni negli immediati dintorni.

Il racconto del panico in aeroporto

Le prime avvisaglie di una giornata difficilissima si erano avuti ieri attorno alle 13. “Eravamo arrivati in aeroporto e abbiamo visto che sin da quell’ora i voli venivano prima posticipati poi cancellati – racconta Veronica – Noi ci saremmo dovuti imbarcare dopo le 15 ma a quel punto lo spazio aereo era stato chiuso. L’aeroporto è stato evacuato, sono arrivati i messaggi di allarme sui telefoni e in quel momento abbiamo visto qualche attimo di vero panico: centinaia di persone si sono accalcate verso la zona della metro per il recupero dei bagagli, si è creato un enorme caos con gente che spingeva, scavalcava e si ammassava nella stessa direzione. Alla fine è stata data la priorità alle famiglie e noi abbiamo deciso di aspettare, sarebbe stato troppo pericoloso buttarsi in quella confusione per recuperare le valigie”.

Poco dopo, un altro attimo da far gelare il sangue: “Non appena usciti dall’aeroporto abbiamo sentito un botto fortissimo e lì onestamente un attimo di paura è stato inevitabile. Poi da quel momento la contraerea di Dubai ha continuato e continua tutt’ora a entrare in funzione preventiva e di difesa (anche mentre siamo al telefono si sentono gli scoppi in lontananza, ndr)”.

La gestione dell’emergenza e l’assistenza

In un primo momento, il gruppo comasco aveva deciso di dormire in aeroporto proprio per evitare spostamenti all’aperto: “Ma verso mezzanotte, dopo aver inviato la segnalazione alla Farnesina della nostra presenza a Dubai, dopo aver ascoltato le prime indicazioni del console italiano che era arrivato al gate e dopo essere stati assistiti in ogni istante dalla nostra compagnia, Emirates, abbiamo deciso di andare nell’albergo vicino che ci è stato proposto per passare la notte. Siamo stati trasportati con il pullman e in tutta questa fase l’assistenza della compagnia è stata davvero eccezionale, sia in aeroporto che dopo: a ogni metro viene data un’indicazione, ci sono state fornite spiegazioni e informazioni continuamente, ci è stata data l’acqua, il cibo e la sistemazione in hotel. La Farnesina, invece, finora non ci ha contattato ma noi seguiamo tutte le indicazioni per casi come questo”.

L’attesa in hotel e il futuro rientro

La permanenza in albergo, per ora, non ha una scadenza precisa e viene scandita ancora dai colpi e dai botti che si sentono dall’esterno: “Ogni 15 minuti c’è un colpo, alla fine devi abituarti. In questo clima, la calma del personale che ci assiste è stata ed è molto importante, perché altrimenti senza informazioni precise, con le sirene che suonano, i botti e gli aerei militari che ogni tanto sorvolano la zona, sarebbe stato tutto più difficile. Il tempo passa: facciamo colazione, stiamo un po’ assieme, attendiamo di sapere quando poter tornare in Italia”.

Al momento, però, un’indicazione precisa su quando potrà avvenire il rientro a Como non c’è: “Per ora lo spazio aereo è ancora chiuso – spiega Veronica – gli aerei civili non volano, non sappiamo nulla con precisione. Possiamo solo aspettare e, come per noi, questa situazione vale per centinaia di altre persone di tutto il mondo. Tantissimi hanno raggiunto per tutta la notte il nostro hotel e le altre strutture messe a disposizione di chi è rimasto bloccato. Fuori, la vita di Dubai sembra proseguire abbastanza normalmente, noi siamo persino stati invitati a fare un giro, ma preferiamo stare in hotel. Siamo più tranquilli, qui, in una struttura protetta, nonostante scoppi della contraerea e sirene. Aspettiamo un segnale sul possibile ritorno a casa, senza farci prendere dal panico”. L’unica ricetta possibile, obiettivamente, in una situazione così difficile.

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