Si accende la tensione nel settore della moda di lusso. Le segreterie nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno espresso netta contrarietà all’apertura della procedura di licenziamento collettivo avviata da Alexander McQueen. La misura riguarda 54 lavoratori su un totale di 181, coinvolgendo i siti produttivi del brand (gruppo Kering) situati a Scandicci (Firenze), Novara e Parabiago (Milano).
L’impatto sociale della decisione
Secondo i sindacati, il taglio di quasi un terzo della forza lavoro rappresenta una scelta drastica con ripercussioni che vanno oltre i singoli dipendenti. “Esprimiamo forte preoccupazione per una decisione che rischia di avere un impatto sociale e occupazionale estremamente rilevante”, dichiarano le sigle sindacali in una nota congiunta. L’allarme riguarda non solo le famiglie coinvolte, ma anche la tenuta dell’indotto e delle aziende di filiera collegate al marchio di pelletteria.
Le richieste: ammortizzatori sociali e ricollocazione
Le organizzazioni dei lavoratori chiedono l’apertura immediata di un tavolo di confronto “serio e trasparente” per esplorare alternative ai licenziamenti unilaterali. Le proposte sul tavolo includono:
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Ammortizzatori sociali: attivazione immediata degli strumenti di sostegno al reddito per gestire la crisi senza tagli traumatici.
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Mobilità infragruppo: recupero degli esuberi attraverso il ricollocamento dei professionisti all’interno delle altre aziende del Gruppo Kering.
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Criterio della non opposizione: utilizzo della base volontaria come unico parametro per l’individuazione di eventuali esuberi, evitando scelte imposte dall’alto.
L’obiettivo delle parti sociali rimane la salvaguardia dei livelli occupazionali in un distretto, come quello toscano e lombardo, già messo a dura prova dalle dinamiche del mercato globale del lusso.