La famigliola di turisti investita sabato scorso in via Boldoni, davanti alla Coin, non ha causato danni troppo gravi per fortuna (se vedere due bimbi centrati da un furgone in retromarcia, per quanto lentamente e con qualche dentino ammaccato, può essere considerato non grave, naturalmente) ma rilancia per la miliardesima volta il tema dell’affollamento del centro storico.

Un’area meglio nota come Zona a traffico limitato ma che – al netto di orari, norme e regole – è sotto gli occhi di tutti come sia invasa da mezzi a motore di ogni genere, praticamente a qualsiasi ora. E se qui non si contesta assolutamente la legittimità (probabile, non certa) di furgoni, van, auto e moto di girare con regolari permessi in città murata, è altrettanto evidente che il mix con le valanghe di turisti che fino all’autunno pascoleranno tra Duomo e tavolini, contiene elementi di allerta.

D’altronde, persino togliendo camion e veicoli assortiti, l’intasamento del centro storico di Como, anche considerando soltanto pedoni e turisti, per tutta la stagione clou rende lenta se non difficoltosa persino la banale passeggiata lungo le mitiche ‘vasche’. Non è difficile immaginare quanto sia complicato far convivere serenamente un traffico commerciale in costante crescita e che pure ha i suoi diritti – anzi, che per paradosso è “nutrito” proprio dalle masse di cui sopra – con le torme umane non di rado svagate e concentrate sullo smartphone – a cui si somma persino il piccolo, ‘eroico’ battaglione di residenti superstiti affogati in piazze come autogrill e ‘promenade’ come tangenziali romagnole.

Da circa 4 anni il Comune annuncia e promette come imminente una “nuova rivoluzione della Ztl”. Ecco, se davvero questa carta jolly è pronta ed è destinata ad avere un impatto così profondo sul mix diabolico e rischioso che si sta creando nel cuore di Como, ora è giunto il momento di calarla sul tavolo.