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Le 51 ‘città fantasma’ dello sci in Lombardia: “Seconda regione in Italia. No al progetto comasco da 5 milioni”

Nevediversa 2026, il dossier di Legambiente punta di nuovo il dito sul dissennato progetto per riportare lo sci sul Monte San Primo. A riferirlo, è il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’.

Il nuovo report “Nevediversa” di Legambiente è stato presentato ieri a Milano. Come di consueto, il documento si impegna ad analizzare la situazione del turismo sulle montagne italiane, raccogliendo e studiando scientificamente i dati aggiornati all’ultimo anno. Ma sempre alla luce di tendenze più generali e di lungo periodo.

La crisi degli impianti sciistici in Lombardia e in Italia

“Nonostante l’aumento delle temperature, la fusione dei ghiacciai e una neve naturale che fatica sempre di più ad arrivare, Legambiente stima che il 90% dei fondi pubblici, destinati al turismo montano, continua a sostenere il turismo invernale, lasciando solo briciole di risorse alla riconversione dei vecchi impianti abbandonati e alla destagionalizzazione del turismo – segnala il Coordinamento comasco – Intanto, su Alpi e Appennini salgono a quota 273 gli impianti sciistici dimessi. La Lombardia è la seconda regione in Italia per impianti sciistici dismessi, con 51 località abbandonate”.

In tutta la Penisola, risultano 106 quelli chiusi temporaneamente e 98 quelli operativi a singhiozzo, mentre 231 sopravvivono per “accanimento terapeutico”. Gli altri impianti mantengono l’attività, solo grazie a bacini artificiali e cannoni spara-neve, con notevole dispendio di acqua ed energia. Purtroppo, i riusi e gli smantellamenti restano casi molto sporadici: solo 37, quelli finora conteggiati.

Il caso Monte San Primo e il progetto OltreLario

Negli approfondimenti sulla realtà lombarda – prosegue ancora il Coordinamento – “il dossier punta di nuovo il dito sul dissennato progetto OltreLario, che prevede 5 milioni di euro di fondi pubblici, dei quali circa la metà (2,3 milioni di euro) destinati a riportare lo sci con innevamento artificiale sul Monte San Primo presso la località Alpe del Borgo, posta ad un’altitudine di circa 1.200 metri, dove si prevede che nevicherà sempre meno ed in modo sempre più frammentario, a causa degli effetti del cambiamento climatico”.

“Considerazioni, queste ultime, avvalorate anche nello studio di analisi climatica condotto dal prof. Mauro Guglielmin (docente di Geografia Fisica e Geomorfologia dell’Università degli Studi dell’Insubria), commissionato dal Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’. Lo studio conferma, sulla base degli scenari climatici previsti per i prossimi anni, che il progetto per riportare lo sci sul San Primo sia assolutamente sconsigliabile e antieconomico”, conclude la nota diffusa oggi.

Nei giorni scorsi il Coordinamento, formato da 39 associazioni, ha trasmesso lo studio alle Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia, con la richiesta che il Pirellone riveda il progetto, stralciando proprio la parte relativa allo sci.

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