Nel cuore produttivo del Nord Italia, il destino dell’economia locale passa per un nodo cruciale: il passaggio generazionale. A confermarlo è il rapporto Dall’impresa familiare alla famiglia imprenditoriale, realizzato da Fondazione Costruiamo il Futuro assieme al Censi e presentato ieri alla sede di Lecco del Politecnico di Lecco. Lo studio ha puntato i riflettori sulla cosiddetta “Grande Brianza”, un ecosistema che supera i confini amministrativi per abbracciare un territorio interconnesso di 165 comuni, dove la tradizione manifatturiera incontra la necessità di innovare la leadership.
La geografia della Grande Brianza: un gigante da 165 Comuni
L’analisi non si limita alla provincia di Monza e Brianza, ma definisce un’area vasta basata su caratteristiche storiche e socioeconomiche comuni:
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Monza e Brianza: Il fulcro, con 55 comuni (100% del territorio provinciale).
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Lecco: 49 comuni coinvolti (58,3% della provincia).
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Como: 48 comuni (32,7% della provincia).
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Milano: 13 comuni della Città Metropolitana (9,8% del territorio milanese).
I numeri della successione: un cambiamento ancora “in attesa”
Nonostante l’importanza strategica, i dati rivelano che la maggior parte delle imprese brianzole si trova ancora in una fase di stallo o di attesa. Nel 2022, nella sola provincia di Monza e Brianza, si contavano 12.152 imprese (con almeno 3 addetti) controllate da famiglie o persone fisiche.
La fotografia del ricambio generazionale mostra scenari differenti tra le province:
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Monza e Brianza: l’81% delle imprese non ha ancora avviato il ricambio. Il 7,5% prevede di farlo entro 5 anni, mentre solo il 10% lo ha già completato (di cui il 5,7% oltre tre anni fa).
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Como: situazione speculare, con l’80,1% in attesa, ma una maggiore propensione al futuro: quasi il 10% pianifica il passaggio nel prossimo quinquennio.
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Lecco: è la provincia più dinamica. Qui la transizione è già avvenuta nel 15,5% delle imprese, superando significativamente la media lombarda (11,2%) e nazionale (9,1%). Resta comunque un 74% di aziende che non ha ancora iniziato il processo.
Obiettivo continuità: il 95% sceglie la famiglia
Il dato più eclatante che emerge dallo studio è la fedeltà alla vocazione familiare. In Italia, il 95% delle successioni mira a mantenere o rafforzare il controllo della famiglia proprietaria.
Monza e Brianza: record di stabilità
Qui il controllo familiare è quasi assoluto: il 97,6% delle imprese post-passaggio resta saldamente in mano alla famiglia.
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72,1%: mantenimento del controllo attuale.
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25,5%: rafforzamento della posizione familiare.
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Solo lo 0,5% punta alla cessione totale del controllo.
Lecco: la tradizione come garanzia
Anche nel lecchese, il 96,4% dei passaggi premia la continuità. Il 79,5% dei casi mira a mantenere stabile il ruolo dei proprietari originari, vedendo nella famiglia una garanzia di “solidità e reputazione”.
Como: apertura e rafforzamento
Il territorio comasco presenta le dinamiche più variegate. Sebbene la quota di imprese che restano in famiglia sia leggermente più bassa (92,7%), Como registra il primato nel rafforzamento del ruolo familiare (29,2%), spesso riducendo il peso di soci esterni. Di contro, si registra una lieve apertura verso l’esterno, con il 2,4% dei casi che porta alla perdita totale del controllo familiare.
Conclusioni: la sfida dell’evoluzione
Il rapporto sulla Grande Brianza conferma che l’impresa familiare non è solo un modello economico, ma un valore sociale radicato. Tuttavia, con oltre l’80% delle aziende ancora in attesa di definire il proprio futuro, il supporto strategico alla successione diventa la priorità numero uno per garantire che il “saper fare” brianzolo continui a competere sui mercati globali.