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L’Occidente non è un museo, è un cantiere aperto. Valditara a Como: “Scuola e identità contro i totalitarismi”

[Nella foto di copertina da sx: Onnik Manoukian, presidente Ucid Como, Giuseppe Valditara Ministro dell’Istruzione e del Merito, e il professor Markus Krienke]

Oltre 160 persone hanno riempito la Sala Bianca e la Sala Giuditta Pasta del Ridotto del Teatro Sociale di Como. Un colpo d’occhio che ha restituito immediatamente la percezione dell’eccezionalità dell’evento, andato ben oltre la classica serata conviviale. L’incontro, nato dalla sinergia tra le sezioni locali di UCID Como, Rotary Club Como e Rotary Club Como Baradello, ha avuto come ospite d’onore il professor Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito. Al centro del dibattito il saggio Manifesto per l’Occidente. I valori universali della nostra cultura (Guerini e Associati), curato dallo stesso Valditara insieme al professor Giampaolo Azzoni per l’associazione Lettera150. Per una sera, il Ministro ha messo da parte la veste prettamente politica per dialogare da uomo di studio e di legge, offrendo una profonda riflessione sulle radici della nostra civiltà.

A dare il tono e lo spessore etico alla serata è stato il discorso d’apertura di Onnik Manoukian, presidente di UCID Como, che ha ricordato come, dietro ogni scelta imprenditoriale o stretta di mano onesta, ci sia sempre un’idea di persona che poggia su una precisa eredità culturale.

Con un’immagine di grande impatto, ha avvertito che parole fondamentali come “responsabilità”, “solidarietà” e “bene comune” rischiano oggi di consumarsi «come monete antiche che, passando di mano in mano, perdono il proprio rilievo e la storia incisa, fino a diventare dischi lisci a cui nessuno fa più caso».

Manoukian ha poi paragonato la civiltà occidentale a una cattedrale medievale: «Un cantiere aperto ereditato incompiuto dalle generazioni passate, che ogni epoca ha il dovere di innalzare sapendo che non la vedrà finita. Una struttura che resta in piedi solo se ogni generazione sceglie di portare le proprie pietre, perché la vitalità di una cultura si misura nei cantieri e non nei musei». Condividendo un ricordo intimo legato alla sua famiglia e al popolo armeno, ha definito l’Occidente «una civiltà di appartenenza che si sceglie e si merita ogni mattina».

Subito dopo, il giurista, Sergio Lazzarini ha presentato il Ministro, suo storico amico, rievocando l’eredità accademica del territorio comasco e l’influenza di maestri come Giorgio Luraschi e Gianfranco Miglio.

Prendendo la parola, il Ministro Valditara ha chiarito che una civiltà non coincide con un confine politico, ma con un sistema di principi. Il tratto distintivo dell’Occidente è il suo universalismo: il nucleo di tutto è la centralità della persona, principio nato con il diritto romano, fortificato dal cristianesimo e giunto fino alle costituzioni liberali.

Citando Giorgio La Pira, Valditara ha marcato il confine netto con i totalitarismi del Novecento (nazismo, fascismo e comunismo): «La differenza tra una repubblica e un totalitarismo sta nel fatto che la prima mette lo Stato al servizio della persona, i secondi mettono la persona al servizio dello Stato o del partito».

Un passaggio chiave ha riguardato la scuola e l’era dell’Intelligenza Artificiale. Valditara ha smontato la vecchia barriera che separa le materie umanistiche da quelle scientifiche: la padronanza della lingua italiana e della logica filosofica è il presupposto fondamentale per programmare e governare le macchine. Allo stesso tempo, la matematica è stata definita «il linguaggio stesso dell’esistenza». La riforma scolastica punta proprio a questo: legare le formule ai fatti concreti della natura (dai livelli dei laghi ai terremoti) per far appassionare i ragazzi alle discipline STEM.
Rispondendo alle domande del pubblico, il Ministro ha difeso la “Scuola Costituzionale”, ribadendo che se lo Stato fissa gli obiettivi formativi, la libertà didattica del docente è totale e intoccabile. Ha però lanciato un monito severo contro le derive ideologiche, come i tentativi di imporre l’uso dell’asterisco alle elementari: «La scuola non è il luogo dove spacciare ideologie, ma lo spazio del pensiero critico e del pluralismo. I docenti devono offrire una narrazione plurale, non la propria personale visione del mondo».

Il dibattito si è infine concentrato sul concetto di bene comune e sulla sussidiarietà. L’intervento del professor Markus Krienke ha messo in luce come il bene comune rappresenti l’essenza dei valori occidentali e la qualità intrinseca di una comunità, ponendolo al di sopra dei singoli interessi individuali. Il principio di sussidiarietà si lega a questa visione stabilendo che il potere politico non debba centralizzarsi, ma abbia il compito di tutelare l’espressione comunitaria, così da impedire la strumentalizzazione dell’essere umano nell’attuale società tecnologica.
L’incontro si è chiuso con un forte richiamo al valore delle comunità locali.

«La forza economica dell’Italia, seconda potenza manifatturiera d’Europa, non è figlia delle multinazionali ma della vitalità dei piccoli comuni, dei distretti industriali e delle medie imprese artigiane» ha ricordato il Ministro. Per questo, Valditara ha concluso sottolineando l’importanza di studiare la storia e le tradizioni locali fin dalle scuole elementari: solo riscoprendo l’orgoglio e la consapevolezza dell’appartenenza – racchiusi nel motto “Civis Romanus sum” – si potrà superare la frammentazione sociale e continuare a costruire il nostro futuro, pietra dopo pietra.

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