La corsa per l’assegnazione del titolo di Capitale nazionale della cultura 2030 vede la città di Lugano giocare una carta ambiziosa e internazionale. La candidatura, che vede Lugano capofila insieme a Mendrisio e Locarno, ha recentemente incassato un sostegno strategico fondamentale da Varese e Como. Un appoggio non scontato che trasforma il progetto in un vero e proprio laboratorio transfrontaliero, fondato sul concetto di “Svizzera vista da sud”.
L’obiettivo della Città è chiaro: dimostrare di saper fare rete non solo all’interno dei confini del Canton Ticino, ma anche oltre la frontiera, allargando il campo d’azione e il ritorno d’immagine dell’intera regione.
Il sostegno manifestato dalle amministrazioni italiane rappresenta un tassello decisivo per la solidità del dossier. Secondo il vicesindaco e capo Dicastero cultura, sport ed eventi di Lugano, Roberto Badaracco, come riportato sul Corriere del Ticino in un pezzo a firma Andrea Bertagni, “l’appoggio e il sostegno di Como e Varese è un valore aggiunto fondamentale, anche perché la “carta” della cultura non può essere giocata da soli: occorre aprirsi e collaborare, guadagnando così ancora più valore”.
Sollecitate direttamente dalla Città di Lugano, Como e Varese hanno risposto – come si legge sul Cdt – con entusiasmo, prefigurando già concrete linee di sviluppo:
-
Varese e l’Archivio del Moderno: La città di Varese ha mostrato un interesse specifico per la gestione e valorizzazione dell’Archivio del Moderno di Mendrisio. Questa istituzione non è solo un archivio, ma un centro d’eccellenza per lo studio della storia dell’architettura, dell’ingegneria, del territorio, del design e delle arti visive, integrato nella costellazione dell’Università della Svizzera italiana (USI).
-
Como e lo sviluppo territoriale: L’amministrazione lariana ha confermato la piena disponibilità a collaborazioni tra le rispettive istituzioni culturali, con l’obiettivo di favorire una crescita armoniosa e congiunta dei territori confinanti.
Il cuore pulsante della candidatura risiede nel claim “Svizzera vista da sud”. Presentato ufficialmente a fine dicembre, il dossier punta a valorizzare l’italianità diffusa, con l’intento di federare al Ticino le comunità italofone presenti in tutta la Confederazione Elvetica.
Il programma si propone come un “ecosistema culturale che integra tradizioni locali e innovazione globale”, agendo come un laboratorio per nuove forme di partecipazione culturale e di riflessione sulle grandi sfide della contemporaneità.
Per trasformare questa visione in realtà, il progetto di Lugano, Locarno e Mendrisio ha individuato quattro assi tematici fondamentali che guideranno il programma fino al 2030:
-
Lentezza nella velocità: una riflessione sui ritmi della vita moderna.
-
Natura e sostenibilità: l’integrazione del paesaggio nell’offerta culturale.
-
Cultura, salute e benessere: il ruolo della bellezza e dell’arte nella qualità della vita.
-
Umanizzazione del digitale: l’uso della tecnologia come strumento al servizio dell’uomo.
L’unione tra i tre poli ticinesi e l’apertura verso le vicine realtà lombarde posiziona Lugano come un ponte culturale tra la Svizzera e l’Europa meridionale, rendendo il dossier 2030 uno dei più solidi e completi presentati finora.