Il Municipio di Lugano chiederà al Governo ticinese di muoversi con la Confederazione per verificare l’applicazione della nuova clausola di salvaguardia regionale? È il quesito al centro di un’interrogazione presentata dal consigliere comunale leghista Omar Wicht.
Ma di cosa si tratta nello specifico? Di una norma prevista negli accordi tra Svizzera e l’Unione Europea (tra cui gli accordi sulla libera circolazione delle persone), che permette di limitare temporaneamente l’immigrazione e adottare misure restrittive quando l’afflusso di persone provoca gravi problemi economici o sociali
Wicht focalizza l’attenzione su Lugano, motore economico del Cantone, evidenziando la forte presenza di lavoratori frontalieri nel settore dei servizi e del terziario avanzato. Un fenomeno che, secondo il consigliere comunale, si riflette negativamente sul traffico urbano, sui costi degli affitti, sulle casse dei servizi sociali e sulla pressione sui salari (dumping salariale).
Da queste premesse nasce la richiesta di chiarire se l’Esecutivo luganese ritenga la situazione attuale tale da giustificare un intervento e se intenda sollecitare il Consiglio di Stato affinché si rivolga direttamente al Consiglio federale.
Le quattro domande rivolte al Municipio:
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Consapevolezza delle norme: Il Municipio è al corrente della nuova clausola di salvaguardia regionale approvata a settembre 2026 e della possibilità per il Ticino di chiederne l’applicazione?
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Valutazione del contesto: L’Esecutivo ritiene che l’impatto dei numeri citati rientri nella nozione di “grave difficoltà economica o sociale” prevista dalla legge per attivare le tutele?
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Pressione sul Cantone: Il Municipio intende inviare una richiesta formale al Consiglio di Stato affinché chieda a Berna di valutare l’attivazione della clausola con misure specifiche per il Ticino, come indicato dal DFAE?
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Eventuale diniego: Qualora il Municipio decide di non muoversi, per quali ragioni ritiene di non dover intervenire a tutela dei residenti di Lugano?
