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Nella Lombardia sempre di corsa c’è una città che celebra il lavoro slow che rispetta i tempi della vita

Diciamoci la verità: siamo tutti un po’ stanchi di correre. Tra scadenze, notifiche e l’eterna sensazione di dover essere sempre “produttivi”, il tempo sembra scivolarci tra le dita. Proprio di questo si è discusso a Vimercate, dove si è appena conclusa la seconda edizione dello Sloworking Day. Non è stato il solito convegno ingessato, ma un vero laboratorio a cielo aperto che ha trasformato il centro storico in uno spazio dove fermarsi a riflettere è diventato un atto rivoluzionario.

Il tema di quest’anno, “Altri TEMPI”, ha colpito nel segno. L’idea di fondo è semplice ma potente: il tempo non è un fatto privato, ma una questione sociale e politica che dobbiamo rinegoziare insieme. Oltre 130 persone, arrivate da ogni parte d’Italia e di ogni età, si sono ritrovate per mettere in discussione un modello di lavoro che spesso ci chiede troppo.

La trappola della “Povertà di Tempo”

Uno dei concetti più forti emersi durante il festival è quello della povertà di tempo. È un paradosso moderno: puoi anche avere uno stipendio dignitoso, ma se non hai un minuto per te stesso, per la tua famiglia o per riposare, sei povero in un modo nuovo e invisibile. Questa condizione colpisce duramente soprattutto le donne, strette tra il lavoro e il carico della cura domestica, con conseguenze pesanti sulla salute mentale e sulla partecipazione alla vita della comunità.

“Lo Sloworking Day 2026 conferma che siamo nel pieno di una rivoluzione culturale, lenta ma profonda, che investe il mondo del lavoro e il modo in cui concepiamo una “vita buona” – ha affermato Vanessa Trapani, Presidentessa dell’Associazione Sloworking. “Avere tempo non è più l’alternativa al successo, ma il suo parametro fondamentale. Non abbiamo solo discusso di organizzazione personale del tempo e di politiche aziendali, abbiamo rivendicato il diritto a una vita che non sia interamente assorbita dal sistema produttivo, dove ci sia spazio per la cura, la relazione, la partecipazione, la cittadinanza attiva. Dove l’imperativo dell’utilità allenti la sua pressione”.

“La forza di questa edizione è stata l’alleanza generazionale: non abbiamo parlato ‘dei’ giovani, ma ‘con’ le nuove generazioni per creare un’alleanza intergenerazionale che difenda il ‘diritto al tempo’ come base per costruire un futuro dove la qualità della vita – sul piano individuale, ma soprattutto collettivo –  sia la misura reale dello sviluppo economico” ha concluso Trapani.

Dialoghi tra generazioni: meno sconti, più ascolto

Invece di alimentare il solito scontro tra “boomer” e “Gen Z”, lo Sloworking Day ha cercato di creare un ponte. Da una parte le aziende e le università (come la Cattolica e la Bicocca), dall’altra i giovani professionisti e gli studenti. Si è parlato di come la tecnologia dovrebbe liberarci ore preziose anziché schiavizzarci, e di come il lavoro manifatturiero possa ritrovare la dignità del “saper fare” rispettando i ritmi della qualità.

È emerso un desiderio comune: vogliamo città e organizzazioni che rispettino i ritmi della vita. Non si tratta solo di smart working o di orari flessibili, ma di un investimento rigenerativo. Restituire tempo alle persone non è un costo per l’impresa, ma un modo per nutrire la vitalità di tutto il territorio.

Un finale “scomodo” ma necessario

Il festival non si è limitato alle tavole rotonde. C’è stata la bellezza di una camminata lenta per le vie di Vimercate e ci sono stati i “Convivia”, piccoli gruppi dove si è discusso di benessere digitale e di come la luce o l’ergonomia cambino il nostro modo di stare in ufficio.

La giornata si è chiusa con una riflessione profonda, a tratti anche un po’ scomoda, grazie ad Alessandro Sahebi e Claudia Vago. Hanno parlato di quel “vuoto di senso” che molti provano davanti a un lavoro che sembra assorbire tutto. Il messaggio finale è un invito a riscoprire l’ozio politico: uno spazio per pensare, confrontarsi e stare insieme. Perché, in fondo, il tempo è il prerequisito per una società più giusta e democratica. Solo riprendendoci i nostri minuti potremo finalmente immaginare un futuro che non lasci indietro nessuno.

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