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Frontalieri, situazione pesantissima con Roma. Il Ticino: “Bloccare o ridurre i ristorni”, ci sono due precedenti da oltre 30 milioni e hanno funzionato

Il braccio di ferro diplomatico e fiscale tra il Canton Ticino e l’Italia raggiunge nuovi picchi di tensione. Dopo l’ipotesi sollevata dal Consigliere di Stato Christian Vitta e la successiva mozione interpartitica presentata dai vertici di Plr, Centro, Udc e Lega, scende in campo il Presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. In un’intervista esclusiva rilasciata al Corriere del Ticino, Gobbi ha confermato la volontà del Governo cantonale di valutare contromisure decise in risposta alle recenti scelte unilaterali di Roma.

La violazione dell’accordo fiscale: il nodo della “tassa sulla salute”

Al centro della disputa vi è la contestazione di una presunta violazione dell’articolo 9 dell’accordo fiscale sui frontalieri. Secondo Norman Gobbi, l’introduzione della cosiddetta “tassa sulla salute” da parte delle autorità italiane rappresenta una rottura del principio di imposizione esclusiva in Svizzera.

“A fine gennaio abbiamo interpellato il Consiglio federale in merito alle crescenti tensioni nelle relazioni tra Svizzera e Italia”, ha spiegato Gobbi. “La tassa sulla salute costituisce una violazione unilaterale dell’accordo, poiché viene meno il principio fondamentale alla base dei ristorni versati annualmente all’Italia”.

Le contromisure: dal blocco totale alla decurtazione dei ristorni

Preso atto della mozione parlamentare che impegna il Governo a sospendere immediatamente, in forma totale o parziale, il riversamento dell’imposta alla fonte, il Presidente del Consiglio di Stato ha delineato la strategia ticinese. Sebbene il blocco totale sia un’opzione sul tavolo, Gobbi ha indicato la decurtazione dei ristorni come la soluzione attualmente più verosimile.

“Occorre valutare con attenzione le possibili contromisure”, ha ribadito il Presidente. “L’opzione della decurtazione appare oggi la più plausibile alla luce del comportamento delle autorità italiane. Abbiamo sollecitato la Confederazione ad attivarsi con tempestività per tutelare gli interessi del Ticino”.

I precedenti storici: i blocchi del 2011 e del 2019

L’ipotesi di congelare i fondi destinati all’Italia non è inedita e ha già trovato riscontro in due occasioni storiche:

  • Il precedente del 2011: Il Ticino congelò il 50% dei ristorni, per un valore di circa 28,4 milioni di franchi. La misura servì a esercitare pressione su Roma e Berna per sbloccare i negoziati sulla doppia imposizione, sulle “blacklist” e sulla revisione dell’accordo fiscale del 1974.

  • Il caso Campione d’Italia (2019): Vennero bloccati circa 3,8 milioni di franchi per sollecitare il risanamento della situazione debitoria dell’exclave di Campione d’Italia nei confronti del Cantone.

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