Uno su otto bambini tra 0 e 6 anni vive in condizioni di povertà nel territorio di Fondazione Cariplo. Nelle aree a reddito più basso la quota arriva a uno su cinque. A Como sono circa 2.020 i bambini stimati in povertà: il capoluogo è sesto in Lombardia per valori assoluti. Nel territorio Lariano il 21% dei bambini tra 0 e 3 anni vive inoltre in comuni classificati a rischio elevato. Fondazione Cariplo mette in campo 5 milioni di euro con il bando “Anita Reti Mille”.
Quasi 80mila bambini tra 0 e 6 anni in condizioni di povertà. È la fotografia restituita dalla nuova analisi dell’Evaluation Lab di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, realizzata per Fondazione Cariplo su dati ufficiali ISTAT e MEF e riferita alla Lombardia e alle province piemontesi di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola. La stima indica una situazione fortemente disomogenea: in media è povero un bambino su otto, ma nei comuni con i livelli di reddito più bassi si arriva a uno su cinque.
È un fenomeno che assume caratteristiche particolarmente significative nelle province settentrionali e, in particolare, nelle aree montane e lacustri. La ricerca individua infatti una concentrazione dei comuni più vulnerabili nelle province di Varese, Como e Sondrio, dove alle fragilità economiche si aggiungono condizioni geografiche e morfologiche che possono rendere più difficile l’accesso ai servizi e alle opportunità.
Como, un territorio che mostra una particolare vulnerabilità
Il dato comasco emerge con forza sia guardando ai numeri assoluti sia considerando la distribuzione territoriale del rischio.
La città di Como è al sesto posto per numero stimato di bambini in povertà, con circa 2.020 bambini tra 0 e 6 anni. Il capoluogo lariano si colloca così dopo Milano, Brescia, Bergamo, Varese e Pavia.
Ma è soprattutto la situazione della provincia a richiamare l’attenzione. Sono otto i comuni comaschi classificati a vulnerabilità alta o molto alta e cinque di questi rientrano tra i venti territori più critici dell’intero perimetro considerato dalla Fondazione. È il dato più alto insieme alla provincia di Varese.
Il quadro conferma dunque che la povertà infantile non è esclusivamente un fenomeno delle grandi città. Al contrario, una parte consistente delle situazioni di maggiore vulnerabilità si concentra proprio nei territori periferici, montani e lacustri, dove il reddito delle famiglie si combina con una maggiore difficoltà nell’accesso ai servizi.
I principali dati su Como
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Bambini 0-6 anni stimati in povertà nella città di Como | circa 2.020 |
| Posizione di Como tra i capoluoghi per valori assoluti | 6ª |
| Comuni della provincia a vulnerabilità alta o molto alta | 8 |
| Comuni comaschi tra i 20 più critici dell’intero territorio | 5 |
| Bambini 0-3 anni che nell’area ASST Lariana vivono in comuni a rischio elevato | 21% |
| Media sul territorio di Fondazione Cariplo | 14% |
Il dato relativo all’ASST Lariana è particolarmente significativo: nella fascia 0-3 anni, quella direttamente interessata dal bando sui primi mille giorni, il 21% dei bambini vive in comuni a rischio elevato, contro una media del 14% sull’intero territorio di riferimento di Fondazione Cariplo.
Il territorio lariano si trova quindi al di sopra della media complessiva, a conferma di una vulnerabilità che non riguarda soltanto il numero complessivo di bambini in difficoltà, ma anche la distribuzione geografica delle situazioni di rischio.
Lombardia, una mappa molto disomogenea
La ricerca dell’Evaluation Lab ha analizzato 1.641 comuni, mettendo in evidenza differenze molto marcate tra territori. Nei comuni con redditi più elevati la stima scende fino a un bambino povero ogni dodici; in quelli con i redditi più bassi arriva invece a uno ogni cinque.
In termini assoluti, i numeri maggiori si concentrano naturalmente nei centri urbani più popolosi. Milano supera i 17mila bambini 0-6 anni stimati in povertà, mentre seguono Brescia, Bergamo e Varese. La dimensione demografica, tuttavia, non esaurisce il problema: la ricerca evidenzia infatti una particolare concentrazione dei comuni più vulnerabili nelle aree montane e lacustri del Nord.
I capoluoghi con il maggior numero stimato di bambini in povertà
| Comune | Bambini 0-6 anni in povertà, stima |
|---|---|
| Milano | oltre 17.000 |
| Brescia | circa 5.100 |
| Bergamo | circa 4.200 |
| Varese | circa 3.000 |
| Como | circa 2.020 |
| Pavia | tra i capoluoghi con i valori assoluti più elevati |
La distribuzione interessa famiglie di diversa origine. Dei quasi 80mila bambini stimati in povertà, circa 28mila vivono in famiglie composte esclusivamente da italiani, 25mila in famiglie miste e 26mila in famiglie straniere. Il fenomeno, dunque, non può essere ricondotto esclusivamente alla condizione delle famiglie di origine straniera.
Dalla povertà economica all’accesso ai servizi
La condizione economica si intreccia con la possibilità concreta per i genitori di accedere ai servizi nei primi anni di vita dei figli.
L’indagine “Genitorialità e Infanzia” citata da Fondazione Cariplo mostra che l’87,7% degli intervistati considera importante essere accompagnato e orientato nel periodo successivo alla nascita, ma soltanto il 35,5% dei genitori dichiara di aver avuto accesso a un percorso di questo tipo. Tra chi lo ha ricevuto, il 93,8% lo giudica utile.
Un divario analogo riguarda i servizi educativi per la fascia 0-3 anni: il 92,1% li considera importanti, mentre il 40,8% dei genitori dichiara di non averli mai utilizzati. Tra le famiglie che non hanno iscritto i figli, il 24,5% indica il costo come ostacolo e il 21,5% la mancanza del servizio.
Il problema assume quindi una dimensione territoriale: non basta che un servizio esista, se non è economicamente accessibile, se è troppo lontano oppure se non riesce a intercettare le famiglie che ne avrebbero maggiore bisogno.
Il confronto tra i territori: il rischio cambia profondamente
Per la fascia 0-3 anni, l’Evaluation Lab ha ricalcolato le stime per i bacini delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali, cioè la dimensione territoriale sulla quale vengono programmati i servizi sociosanitari legati anche al percorso nascita. La graduatoria evidenzia differenze molto ampie.
| Territorio ASST | Bambini 0-3 anni residenti in comuni ad alto rischio |
|---|---|
| Mantova | 44% |
| Papa Giovanni XXIII – Bergamo | 57% |
| Spedali Civili – Brescia | 41% |
| Valcamonica | 40% |
| Lariana – Como | 21% |
| Media territorio Fondazione Cariplo | 14% |
Il territorio Lariano non raggiunge i livelli massimi registrati in altre aree della Lombardia, ma il 21% resta sensibilmente superiore alla media complessiva del 14%. Un dato che assume particolare rilievo se letto insieme alla presenza, nella provincia di Como, di otto comuni a vulnerabilità alta o molto alta e di cinque comuni tra i venti più critici.
Il nuovo bando: 5 milioni per costruire reti territoriali
È in questo contesto che Fondazione Cariplo lancia “Anita Reti Mille”, nell’ambito della Sfida di Mandato “Anita – L’infanzia prima”. Il bando mette a disposizione 5 milioni di euro per sostenere la nascita e il rafforzamento di reti territoriali capaci di individuare precocemente le situazioni di vulnerabilità e accompagnare le famiglie nei primi mille giorni di vita dei figli, dalla gravidanza ai tre anni.
L’obiettivo non è replicare automaticamente il modello milanese, ma trasferirne metodo ed esperienza adattandoli alle caratteristiche dei singoli territori. Le reti dovranno coinvolgere soggetti pubblici, enti non profit e realtà del Terzo settore, con la presenza di almeno un soggetto qualificato del percorso nascita, come i consultori.
Il riferimento è l’esperienza maturata a Milano dal 2021 nell’ambito del Programma QuBì, oggi proseguita con il progetto “MiMì – Millegiorni a Milano”. Il modello punta a intercettare precocemente le situazioni di fragilità, orientare le famiglie verso i servizi e accompagnarle attraverso percorsi personalizzati, mettendo in rete consultori, punti nascita, pediatri, servizi sociali ed educativi.
Per Como 200mila euro di contributo massimo
Il territorio ASST Lariana potrà presentare un progetto per un contributo massimo di 200mila euro. La stessa soglia è prevista per altri territori, tra cui Cremona, Papa Giovanni XXIII, Pavia, Valcamonica, Valtellina e Alto Lario e Verbano-Cusio-Ossola.
La ripartizione dei contributi
| Contributo massimo | Territori |
|---|---|
| 400.000 € | Mantova; Spedali Civili di Brescia |
| 300.000 € | Lodi; Melegnano e Martesana; Sette Laghi |
| 250.000 € | Bergamo Est; Nord Milano |
| 200.000 € | Cremona; Lariana; Papa Giovanni XXIII; Pavia; Valcamonica; Valtellina e Alto Lario; Verbano-Cusio-Ossola |
| 150.000 € | Bergamo Ovest; Franciacorta; Lecco; Monza; Novara; Rhodense |
| 100.000 € | Crema; Garda; Ovest Milanese; Valle Olona; Vimercate |
I massimali non sono determinati esclusivamente dal numero di bambini in povertà, ma da un indice di criticità che tiene conto della popolazione 0-3 anni, dell’incidenza della povertà infantile e di ulteriori indicatori di fragilità, compresa la presenza di aree interne.
Per ogni territorio ASST sarà finanziato un solo progetto, della durata di 24 mesi, con un cofinanziamento minimo del 10%. Fino al 10% dei costi potrà inoltre essere destinato a un vero e proprio “budget di comunità”, utilizzabile dalla rete per sostenere bisogni personalizzati delle famiglie più fragili, compresi — quando non coperti da altre misure — i costi dei servizi educativi.
Le domande dovranno essere presentate entro le ore 17 del 18 febbraio 2027.
Un investimento che parte dai primi mille giorni
La scelta di intervenire nei primi anni di vita nasce dalla consapevolezza che la povertà infantile non è soltanto una questione di reddito. È anche accesso alle cure, ai servizi educativi, alle relazioni, alle opportunità e alla capacità dei territori di riconoscere tempestivamente le situazioni di fragilità.
Per Como e per le altre province del Nord lombardo, la sfida appare particolarmente complessa: nelle aree montane e lacustri le difficoltà economiche possono sommarsi alla distanza dai servizi e alla frammentazione territoriale. La ricerca restituisce quindi una mappa nella quale il rischio non coincide necessariamente con i grandi centri urbani, ma può diventare più intenso proprio nei comuni periferici.
“Anita Reti Mille” prova a intervenire su questo punto: costruire reti capaci di arrivare alle famiglie prima che la fragilità si trasformi in esclusione, facendo dialogare servizi sanitari, sociali, educativi e Terzo settore.
È, in definitiva, una strategia che parte dai numeri per arrivare ai territori. E i numeri del Comasco indicano che anche qui la questione non può essere considerata marginale: circa 2.020 bambini in povertà nella città di Como, otto comuni provinciali ad alta o molto alta vulnerabilità e un’incidenza del rischio nella fascia 0-3 anni, nell’area Lariana, superiore alla media dell’intero territorio di Fondazione Cariplo.
