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Rabbia in Lombardia: “Chiudono le sedi Sport e Salute di Como (Coni già senza casa), Monza e Sondrio ma Regione non sa niente”

Il Campo Coni: archivio

“L’assessora regionale al Lavoro Tironi, in Aula, ha detto chiaramente che a Regione non risulta che siano in chiusura sedi territoriali lombarde di Sport e salute spa, in particolare Como, Monza e Sondrio. Invece, il Coni Como è già fuori dalla sua sede storica e non ha un posto dove ritrovarsi. Com’è possibile che a Palazzo Lombardia non se ne sappia nulla? È una grave carenza di informazione tra enti”, lo dice Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, primo firmatario di un’interrogazione a risposta immediata sulla chiusura delle sedi territoriali di Coni e Sport e salute spa e sulle ricadute sul sistema sportivo lombardo, a cui ha risposto la responsabile dell’occupazione nell’ultima seduta di consiglio regionale.

“È preoccupante che Regione Lombardia non sia precisamente informata e non si stia facendo carico concretamente della sorte delle sedi provinciali del Coni, come quella di Como, che sono costrette a lasciare la propria sede e a convivere con l’incertezza di una sistemazione stabile. La riorganizzazione, avviata da Sport e Salute, comporta infatti la chiusura o la dismissione di decine di presidi territoriali, lasciando alcuni Comitati locali e anche diverse Federazioni sportive senza un luogo fisico di riferimento per la loro attività associativa”, fa eco da Roma la parlamentare dem Chiara Braga.

“Sport e salute è una società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi di competenza del Ministro lombardo Giorgetti, e opera nell’ambito della promozione dello sport e del supporto alle associazioni sportive. Il piano di riorganizzazione aziendale riguarda almeno 36 sedi sul territorio nazionale, con potenziali ricadute occupazionali e impatti sull’erogazione dei servizi di assistenza. Volevamo sapere se la Giunta regionale intendesse adottare iniziative di competenza nei confronti di Sport e Salute, allo scopo di garantire un effettivo confronto con le organizzazioni sindacali e con i Comuni interessati sul territorio lombardo, affinché sia sospeso o rivisto il piano di chiusura in attesa di una valutazione degli effetti sul sistema sportivo territoriale, sull’occupazione e sulla coesione sociale”, spiega Orsenigo.

“È irrispettoso e poco dignitoso che chi crede nei valori profondi dello sport si trovi a dover elemosinare spazi di fortuna per continuare a operare sul territorio. A Como, Federazioni come quelle della pallavolo, del basket, del ciclismo o dei cronometristi, che fino a oggi hanno potuto contare sugli spazi del Coni per coordinare le proprie attività, si trovano ora di fronte a difficoltà reali nel trovare sedi stabili in città o altrove, visti i costi degli affitti proibitivi. Lo sport di base vive di volontariato, passione e radicamento territoriale. Per questo motivo, sarebbe auspicabile un maggiore impegno istituzionale affinché queste realtà possano continuare a operare in condizioni di stabilità e dignità, salvaguardando il valore sociale ed educativo che esse rappresentano per le comunità locali”, insiste Braga.

“Secondo noi, Regione deve fare proprio da barriera, da scudo in questa richiesta di razionalizzazione, verificando se deve essere sospeso e rivisto il piano di chiusura. E in ogni caso andare incontro a chi è rimasto senza una ‘casa’: sarebbe un segnale importante di attenzione verso lo sport da parte di tutti”, conclude Orsenigo.

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