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“Non ha abbastanza soldi per stare in Svizzera”: il dramma di un 71enne italiano, malato e a rischio espulsione

Era arrivato in Svizzera nel 2009 con la speranza di ricostruirsi una vita e voltare pagina. Oggi, invece, si trova di fronte all’obbligo di doversene andare. La ragione, stando a quanto stabilito dalle autorità competenti e secondo l’applicazione rigida della legge, risiede nel fatto che non dispone delle entrate finanziarie minime necessarie per potersi autosostentare autonomamente sul suolo elvetico.

Renato, cittadino italiano di 71 anni che risiede a Bodio, vive un momento di disperazione. A rendere la sua situazione ancor più drammatica sono le condizioni sanitarie estremamente. “È da febbraio 2019 – spiega l’uomo nel toccante articolo di Patrick Mancini su tio.ch – che ho presentato la domanda per il rinnovo del permesso B. E me l’hanno revocato. Dopo un’infinita battaglia burocratica è stato stabilito che me ne devo andare entro il 21 ottobre. Mancano pochi giorni. Sono sfinito”.

Quadro clinico gravissimo: «Socio-sanitario e abbandonato»

La storia personale e lavorativa di Renato, originario della provincia di Caserta, si è fermata a Bodio, dove da ben sedici anni vive in una stanza posizionata al secondo piano di un ristorante-pensione. L’uomo è costretto a deambulare con l’ausilio delle stampelle dopo essersi rotto più volte i femori. Tuttavia, i problemi ortopedici rappresentano soltanto una frazione delle patologie da cui è affetto. L’uomo ha infatti anche un carcinoma. L’ambiente in cui il 71enne vive appare desolante. Lo spazio si riduce a un piccolo letto, un piccolo cucinino ed un tavolino cosparso di una grandissima quantità di farmaci.

Dalla gestione del garage a Mondragone al trasferimento in Ticino

Nel suo paese d’origine, Mondragone (in provincia di Caserta), l’uomo ha gestito un’attività in proprio dal 1979 fino al 2004: un garage specializzato nella riparazione dei radiatori per autovetture e camion.

Dopo decenni di intenso lavoro, il volume delle commesse è progressivamente calato a causa dell’evoluzione tecnologica dei veicoli. In parallelo alle difficoltà professionali, si è aggiunta la fine del suo matrimonio.

La svolta sembrava essere arrivata nel 2008 quando, proprio a Mondragone, Renato incontra una persona legata a un locale di Giornico, nella Svizzera italiana. Vista la possibilità di un nuovo inizio, nel 2009 prende la decisione definitiva di trasferirsi in Cantone Ticino, trovando occupazione come tuttofare nel locale notturno di Giornico.

L’esperienza elvetica, tuttavia, si rivela subito accidentata: dopo appena un anno l’attività fallisce. Più tardi riesce a ripartire trovando un impiego all’interno di un ristorante di Pollegio. Dopo tre anni di lavoro stabile, nel 2015 iniziano le problematiche fisiche. La prima frattura al femore avviene in modo del tutto banale, a causa di una caduta accidentale mentre camminava per strada. Da quel momento inizia una vera e propria via crucis medica.

La mancata richiesta del permesso C

In base alla legislazione elvetica, dopo cinque anni di residenza continuativa in Svizzera (ovvero nel 2014), Renato Rallo avrebbe potuto presentare la richiesta per l’ottenimento del permesso C (il permesso di domicilio permanente). Una posizione che, dal punto di vista teorico, oggi gli garantirebbe una tutela giuridica maggiore di fronte ai provvedimenti di allontanamento. L’uomo riconosce questa svista con forte rammarico e angoscia:

Il nodo delle finanze e l’appello per una soluzione umana

Il 71enne italiano vive con un’entrata mensile che non raggiunge i 1.000 franchi svizzeri. La pensione maturata in Italia è di importo modesto, così come quella svizzera, avendo lavorato sul territorio cantonale soltanto per un numero limitato di anni.

Tra le uscite fisse figurano 450 franchi al mese destinati all’affitto della stanza, a cui si aggiungono i costi per l’acquisto del cibo. Per quanto riguarda la cassa malati, l’uomo beneficia dell’accesso ai sussidi statali.

È proprio questo l’elemento centrale che ha condotto alla revoca del permesso di soggiorno B: secondo le autorità elvetiche, le sue entrate finanziarie non sono ritenute idonee e sufficienti a giustificare la permanenza sul suolo svizzero.

Qualche anno fa ha ereditato 30.000 franchi da uno zio deceduto in Francia, importo che si è ridotto agli attuali 18.000 franchi a causa delle rilevanti spese ospedaliere che ha dovuto sostenere. “Attingendo anche a quei soldi che ho sul conto – conclude Renato – io potrei comunque stare a galla qui in Svizzera. Ho fatto ricorso fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Capisco la legge. Ma penso che il mio caso sia una questione di umanità”.

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