Finisce in tribunale l’ordinanza emessa nel giugno scorso dall’Anas con cui è stato istituito il senso unico per i pullman turistici sulla statale Regina del Lago di Como. Ad annunciarlo in una nota sono Francesco Artusa, presidente di ‘Sistema Trasporti’ e Diego Astori, vicepresidente e responsabile commerciale del gruppo Zani, attivo proprio nel trasporto con i bus turistici.
“Abbiamo deciso di impugnare ai rispettivi Tar, sia l’ordinanza dell’Anas che istituisce il senso unico sulla statale regina del lago di Como per i bus turistici superiori agli 11 metri, sia quella del comune di Portofino che vieta il transito ai bus superiori agli 8 metri sulla provinciale 227 – dicono – Pensiamo infatti che non sia ammissibile bloccare delle aziende che operano in condizioni di mercato, a stagione turistica in corso, senza aver discusso i provvedimenti con la categoria penalizzata e vagliato altre soluzioni”.
Nel caso specifico di Como, proseguono Artusa e Astori, “abbiamo commissionato una perizia tecnica che ha dimostrato quello che ogni autista sa, ovvero che, non è la lunghezza ma è il passo del bus che determina l’ingombro cinematico del veicolo e che quindi la sola lunghezza in sé è un parametro assolutamente ininfluente per poter giustificare una discriminazione sull’utilizzo di un bus rispetto ad un altro nell’uso della strada pubblica”.
“A Portofino invece manca perfino la competenza del Comune sull’ordinanza del tratto di strada in questione, alla base degli investimenti delle aziende. Un modus operandi che ormai sta prendendo piede in tutta Italia con sempre più amministratori che, vedendo aumentare il traffico nelle proprie aree, decidono di operare in modo contrario alla logica, utilizzando il bus turistico come ‘capro espiatorio” ‘ ovvero bloccando le aziende che offrono mobilità condivisa e privilegiando i veicoli ad uso privato”.
Infine l’appello alla politica: “Auspichiamo un intervento del Ministro Salvini nella riforma del codice della strada affinché vengano stabilite condizioni minime e uguali in tutta Italia. Bloccare le aziende deve essere l’ultima spiaggia al contrario dell’unica e sola come sembra oggi. La premier Meloni immagina uno Stato che non disturbi le imprese, noi ci accontenteremmo di non essere bloccati” concludono i due.