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Attualità

Invasione di frontalieri (studenti e dipendenti) negli atenei ticinesi: scoppia il caso delle università “italianizzate”

Il sistema universitario ticinese si spacca. E a breve sui banchi del Gran Consiglio approderà un inedito rapporto di minoranza contrario all’approvazione dei contratti di prestazione con l’Università della Svizzera italiana (Usi) e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi).

A guidare la fronda sono Andrea Sanvido (Lega) e Andrea Giudici (Udc). La motivazione principale risiede nel massiccio impiego di denaro pubblico (centinaia di milioni di franchi) a fronte di una progressiva “esterizzazione” degli atenei.

E ancora una volta sul banco degli imputati finisce – in base a un dettagliato articolo de Il Mattino della Domenica – il lavoro dei frontalieri, in questo caso del settore universitario e accademico.

“Nessuno mette in discussione l’istituzione, valore fortemente voluto da Giuliano Bignasca per l’emancipazione dei nostri giovani”, spiega Sanvido. “Ma ci chiediamo se sia giusto che il contribuente ticinese sostenga costi così ingenti per istituti che formano in maggioranza studenti italiani e che contano sempre meno docenti locali. L’università non deve trasformarsi in un istituto di italiani che formano italiani”.

Tetto agli studenti esteri: limiti teorici e sforamenti reali

Il nodo della contesa riguarda il mancato rispetto delle quote previste. Il contratto di prestazione dell’USI fisserebbe al 50% il limite massimo di studenti con diploma conseguito all’estero. Tuttavia, i dati del 2024 certificano una realtà ben diversa:

  • Quota studenti esteri: salita dal 63,7% al 64,8%.
  • Incremento: +150 studenti italiani, a fronte di una diminuzione di 3 unità dal resto del mondo.

Frontalieri nell’amministrazione e crollo nei ranking

La critica di LEGA e UDC tocca anche la gestione del personale amministrativo. Le statistiche evidenziano una forte presenza di lavoratori con permesso G (frontalieri):

  • 175 frontalieri attivi all’USI.
  • 206 frontalieri in organico alla SUPSI. Il rapporto solleva dubbi sulla reale necessità di reperire oltre confine profili amministrativi che potrebbero essere ricoperti da residenti ticinesi.
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