Riceviamo e pubblichiamo integralmente la mail, firmata, di un lettore che racconta il viaggio nel girone della burocrazia digitale con l’obiettivo di chiarire la situazione circa un pass della Ztl. Risultato? Qualcosa di molto simile al lasciapassare A38 di Asterix, un vortice kafkiano da cui
Cara redazione di Comozero,
vi racconto una piccola avventura nei meandri della macchina comunale, una storia di ordinaria burocrazia che potrebbe interessare i vostri lettori. Genere: commedia degli equivoci, con qualche venatura kafkiana.
A fine agosto leggo che i permessi attualmente rilasciati per la ZTL resteranno validi fino alle 23.59 del 31 dicembre 2026, salvo scadenza precedente o revoca. Avendo un permesso residenti rilasciato qualche anno fa, mi segno la data: non vorrei trovarmi a festeggiare il Capodanno con un verbale al posto del panettone. Vado quindi sul sito del Comune dedicato ai permessi (pass.brav.it/ComoCitta/Frontoffice/Home). Qui scopro che il mio permesso, essendo stato rilasciato prima del 25 febbraio 2025, non risulta nell’archivio. Per rimediare, devo collegarmi a un altro portale: [istanzeonline.comune.como.it/].
Poco male, penso. Un clic in più non ha mai ucciso nessuno. Entro con lo SPID e il sistema mi accoglie con un rassicurante: «Errore: Formato richiesta non corretto – Contattare il gestore del servizio».
Quale gestore? Dove? Come? Mistero. Ma non mi arrendo. Provo allora a chiamare il centralino dei vigili, allo 031.252700. Risponde una voce automatica che mi informa che per le emergenze posso chiamare lo 031 265555, mentre per informazioni e segnalazioni devo rivolgermi al sito del Comune. Per la ZTL, invece, devo premere 4. Finalmente, penso, ci siamo. Premo 4. La voce registrata mi comunica che esiste un call center attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11. Un’ora al giorno: evidentemente, per la ZTL, anche le informazioni devono circolare a traffico limitato.
Resta un piccolo dettaglio: il numero del call center. La voce non lo dice. Tocca quindi tornare su Internet, questa volta alla pagina dei contatti del portale comunale (comunecomo.portaleinfo.cloud/contatti/). Qui trovo finalmente gli orari: lunedì e mercoledì dalle 9 alle 17.30; martedì, giovedì e venerdì dalle 9 alle 13.30. Altro che un’ora al giorno! Evidentemente la voce registrata è rimasta indietro nel tempo, oppure lavora part-time.
Individuo il numero: 800.189.581. Chiamo, fiducioso. Mi risponde il Consorzio di Bonifica Etruria Meridionale e Sabina. Mi danno il benvenuto e mi invitano a tenere a portata di mano un documento. Tutto regolare, se non fosse che io vorrei soltanto sapere come rinnovare un permesso ZTL a Como e, per quanto ne so, non sto chiedendo di irrigare la Valle del Tevere.
Un operatore prende finalmente la chiamata. Gli spiego che telefono da Como. A quel punto, letteralmente, dà fuori di matto. Mi invita a contattare i vigili di Como e a spiegare loro che il Consorzio non ne può più di ricevere telefonate dalla nostra città, che hanno altro da fare e che il Comune dovrebbe finalmente togliere quel numero dal proprio sito.A questo punto mi sento quasi in colpa. Ho disturbato un Consorzio di bonifica per colpa di un’informazione pubblicata dal Comune. Chiedo scusa mentalmente ai campi irrigati e riattacco.
Potrei chiamare i vigili di Como per segnalare il problema, ma parlare con un essere umano sembra possibile soltanto in caso di emergenza. E il mio permesso ZTL, evidentemente, non rientra tra le calamità pubbliche. Mi sorge allora una domanda: se il Comune pubblica il numero sbagliato di un call center, quello giusto — con il quale immagino esista anche un contratto — a cosa serve? E soprattutto: il gestore non si è mai chiesto come mai nessuno chiami? O magari se lo è chiesto, ma ha concluso che i cittadini di Como siano particolarmente disciplinati e non abbiano mai bisogno di informazioni.
A questo punto mi resta un’unica soluzione: andare a piedi al comando dei vigili e tentare di parlare con una persona in carne e ossa. In bicicletta no, naturalmente: non vorrei incorrere in qualche divieto appena introdotto. E pensare che, una volta, si alzava la cornetta, si chiamavano i vigili e rispondeva un vigile. Si faceva una domanda e si riceveva una risposta. Senza SPID, portali, gestori misteriosi, numeri sbagliati e consorzi di bonifica involontariamente coinvolti. Forse non era il paradiso dell’efficienza.
Ma almeno, per parlare con il Comune, non bisognava attraversare mezza Italia.

