Nel pomeriggio di oggi, intorno alle 15:20, la passerella ciclopedonale che collega Crotta d’Adda e Maccastorna, in provincia di Cremona, ha subito il quinto crollo in due mesi. Una delle ultime due campate ancora vincolate al viadotto è precipitata nell’alveo del fiume Adda, lasciando un unico segmento superstite ancorato alla struttura portante. L’opera, realizzata per conto di Aipo con un investimento di 4 milioni di euro finanziati da Regione Lombardia, era già stata interdetta al pubblico e transennata per ragioni di sicurezza.
Interventi tecnici e cronologia dei crolli
Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale di Cremona per le verifiche statiche, insieme al sindaco di Crotta d’Adda, Sebastiano Baroni. L’incidente rappresenta l’ultimo di una serie di cedimenti sistematici iniziata il 13 febbraio e proseguita il 16, 19 febbraio e il primo marzo. Le porzioni di manufatto finite nel fiume sono attualmente monitorate in quanto potenziali ostacoli al deflusso delle acque.
Procedure di sgombero e autorizzazioni giudiziarie
L’Agenzia interregionale per il fiume Po ha inoltrato una richiesta urgente alle Procure di Lodi e Cremona per ottenere il dissequestro delle aree e procedere alla rimozione dei detriti. All’istanza è stato allegato il piano operativo dell’impresa incaricata. Gli interventi di recupero inizieranno dalla sponda sinistra in territorio cremonese per estendersi successivamente al lato lodigiano, garantendo la continuità del traffico veicolare sulla strada provinciale 196 e sul ponte attiguo.
Sollecitazioni istituzionali e criticità del recupero
Il sindaco di Maccastorna, Fabrizio Santantonio, ha evidenziato l’aggravarsi della situazione: “Ciò che era urgente è diventato urgentissimo: c’è un tema di sicurezza del fiume, del ponte e delle persone. Serve il recupero delle passerelle in acqua e un piano di azione per lo smantellamento della parte rimasta sul ponte. Più passa il tempo, meno gli istituti preposti riescono a recuperare credibilità, indispensabile per proseguire un’iniziativa di valore come la messa in sicurezza di questa emergenza e la chiusura del progetto della ciclovia VenTo”. In merito alle difficoltà tecniche, Sebastiano Baroni ha precisato: “Sarà un recupero difficile. Forse è più facile tirare via le parti cadute nel letto del fiume che dal ponte”.