A 110 anni dalla morte dell’architetto futurista, il CASVA di Milano e la Pinacoteca Civica di Como ricostruiscono l’influenza della sua opera sulla generazione degli anni Trenta. In mostra disegni, progetti architettonici, dipinti, documenti d’archivio e testimonianze del dialogo tra architettura, pittura e arti applicate. Il percorso comasco segue l’evoluzione della “Torre faro” fino al Monumento ai Caduti di Giuseppe Terragni.
Morì in trincea a 28 anni, lasciando soltanto disegni. Quattordici anni dopo, quei fogli accesero l’immaginazione di una generazione di architetti razionalisti e pittori astrattisti, contribuendo a segnare una stagione fondamentale della modernità italiana. Antonio Sant’Elia, caduto sul fronte di Monfalcone il 10 ottobre 1916 senza vedere realizzata la sua Città Nuova, torna oggi al centro di un progetto espositivo che mette in relazione la sua eredità visionaria con le ricerche artistiche e architettoniche degli anni Trenta.

A 110 anni dalla morte dell’architetto futurista, la Pinacoteca Civica di Como e il CASVA, Centro di Alti Studi sulle Arti visive di Milano, propongono Sant’Elia. Gli anni Trenta tra Razionalismo e Astrattismo, un doppio appuntamento che ricostruisce un capitolo ancora poco esplorato della cultura italiana del Novecento. Le esposizioni sono curate dai Musei civici di Como e dall’Accademia di Belle Arti di Brera e si svolgono dal 19 novembre 2026 al 31 gennaio 2027 al CASVA di Milano e dal 20 novembre 2026 al 31 gennaio 2027 alla Pinacoteca Civica di Como.
Al centro della ricerca c’è una domanda: che cosa accadde quando, negli anni Trenta, i disegni di Sant’Elia uscirono dai cassetti e tornarono sotto gli occhi di architetti e pittori, diventando un riferimento per una nuova concezione dello spazio, della città e della modernità?
Un progetto di ricerca tra archivi, patrimonio e nuove generazioni
Le due mostre costituiscono la seconda tappa del progetto triennale Documentare, valorizzare: tra ricerca e progettazione digitale, avviato nel 2024 grazie alla collaborazione tra Comune di Como, Pinacoteca Civica e Accademia di Belle Arti di Brera, a partire da un progetto di Alessandra Coppa, Lorella Giudici e Rosanna Ruscio.
Il percorso ha trasformato lo studio di un archivio in un cantiere di ricerca interdisciplinare. Durante l’anno accademico 2025-2026, gli studenti della Scuola di Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico, della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte e della Scuola di Progettazione Artistica per l’Impresa hanno approfondito l’opera di Sant’Elia e le vicende critiche che ne hanno accompagnato la ricezione, partendo dai disegni custoditi nella Pinacoteca di Como.
Ne è nata un’indagine archivistica su documenti, testi critici e disegni editi e inediti, finalizzata a rileggere l’eredità visionaria dell’architetto attraverso l’architettura degli anni Trenta e a metterla in relazione con la pittura astrattista di Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali e Carla Prina.

La ricerca non si limita quindi a documentare la fortuna critica di Sant’Elia, ma indaga le trasformazioni che le sue intuizioni hanno attraversato nel passaggio dall’utopia progettuale alla costruzione di una nuova cultura architettonica e artistica.
«L’Architettura è in simbiosi con l’umanità. Man mano che il genere umano avanzava nel suo percorso l’Architettura era lì, pronta ad accogliere ogni cambiamento, ogni nuova scoperta, ogni nuova invenzione e ogni nuovo cambiamento sociale. Ciò che accadde a Como nei primi anni del 1900, invece, fu qualcosa di straordinario, unico nel suo genere, capace di imprimere all’Architettura una svolta che avrebbe ribaltato il modo di disegnare lo spazio e di abitarlo. Questo punto di svolta è legato alla figura di Antonio Sant’Elia e alle azioni progettuali messe a terra dai razionalisti lariani (architetti, designer, pittori…) ed è un elemento che ancora oggi caratterizza il Genius Loci della città di Como. L’esposizione curata dai Musei civici di Como, dall’Accademia di Belle Arti di Brera e dal CASVA segna un nuovo punto di equilibrio all’interno della grande sfida che impegna le Amministrazioni Comunali di Como e Milano nella valorizzazione del proprio patrimonio storico architettonico e nella sua divulgazione ad un pubblico più eterogeneo possibile, cementando quella collaborazione propria tra città creative UNESCO», dichiara Enrico Colombo, assessore alla Cultura, Musei, Biblioteca, Turismo e Como UNESCO Creative City.

Il ruolo delle istituzioni museali è centrale anche nella prospettiva della produzione di nuova conoscenza e della partecipazione delle giovani generazioni.
«Un museo civico non può limitarsi a conservare ciò che ha ricevuto in eredità. Deve continuare a produrre conoscenza attorno alle proprie collezioni, favorire la ricerca e l’accesso degli studiosi, costruire reti con altre istituzioni culturali, coinvolgere le nuove generazioni e individuare linguaggi capaci di restituire al pubblico tutta la complessità e la ricchezza del patrimonio che gli è affidato», afferma Veronica Vittani, direttrice della Pinacoteca Civica. «È proprio da questa responsabilità nei confronti del patrimonio pubblico che nasce il progetto di ricerca di cui la mostra Sant’Elia. Gli anni Trenta tra Razionalismo e Astrattismo rappresenta una nuova e significativa tappa».
La riscoperta del 1930: il ritorno pubblico dei disegni di Sant’Elia
La vicenda della riscoperta di Sant’Elia ha un luogo e una data precisi: il Salone del Broletto di Como, il 14 settembre 1930. In quell’occasione venne inaugurata la «Mostra delle opere dell’architetto futurista comasco Sant’Elia», fortemente voluta dal direttivo del movimento futurista.
Dopo quattordici anni dalla morte dell’architetto, i suoi disegni erano ancora rimasti confinati tra le mura di casa oppure dispersi tra gli amici. Le celebrazioni promosse dal movimento futurista a Como, Milano e Roma contribuirono a riportarli all’attenzione pubblica, in un contesto storico nel quale si intendeva consacrare Sant’Elia come eroe lariano e, soprattutto, legittimarlo come profeta della moderna architettura europea.

Come ricostruisce Lorella Giudici, docente di Storia dell’Arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera:
«Il 14 settembre 1930, nel Salone del Broletto di Como, s’inaugurava la «Mostra delle opere dell’architetto futurista comasco Sant’Elia». L’evento era stato fortemente voluto dal direttivo del movimento futurista, che nel clima del regime intendeva consacrare l’eroe lariano, caduto sul fronte di Monfalcone il 10 ottobre 1916 a soli 28 anni, ma soprattutto voleva legittimare il profeta della moderna architettura europea. Erano passati quattordici anni dalla morte di Antonio Sant’Elia e da allora i suoi disegni erano rimasti confinati tra le mura di casa, oppure erano dispersi tra gli amici. Era giunto il momento di restituire loro il valore e il posto che si meritavano».
La mostra del 1930 rappresentò dunque un passaggio decisivo per la circolazione dell’opera di Sant’Elia e per la sua successiva influenza sulla cultura architettonica e artistica. È proprio da quel momento che prende forma il percorso di ricerca contemporaneo, volto a comprendere come le sue intuizioni siano state reinterpretate da una generazione di progettisti e artisti.
A Como, dalla “Torre faro” al Monumento ai Caduti di Giuseppe Terragni
Alla Pinacoteca Civica di Como, negli spazi dedicati a Sant’Elia al secondo piano del museo, l’esposizione segue il filo di un’idea architettonica che attraversa due generazioni: i disegni dell’architetto futurista sul tema della “Torre faro” e la loro evoluzione fino al Monumento ai Caduti di Giuseppe Terragni, realizzato negli anni Trenta.

Il confronto permette di ricostruire il passaggio tra la visione progettuale di Sant’Elia e le successive elaborazioni architettoniche, documentando la continuità e le trasformazioni di un’immagine della città destinata a incidere sulla modernità italiana.
A raccontare questa evoluzione sono bozzetti, tavole progettuali, fotografie, documenti d’archivio e un modello tridimensionale. Accanto ai materiali delle collezioni civiche trovano spazio opere, progetti e documenti in prestito da collezioni private, dall’Archivio Terragni e dall’archivio municipale del Comune di Como.

Il percorso comasco si concentra così sul rapporto tra immaginazione e realizzazione, seguendo un’idea attraverso il tempo e mostrando come il patrimonio documentario possa restituire la complessità dei processi progettuali e delle loro successive interpretazioni.
A Milano, il dialogo tra architettura, pittura e arti applicate
Al CASVA di Milano, il percorso espositivo si sviluppa attraverso trittici comparativi che mettono a confronto gli schizzi di Sant’Elia, i disegni degli architetti razionalisti lariani e i dipinti degli astrattisti comaschi.
Le opere architettoniche sono quelle di Terragni, Cattaneo, Cereghini, Lingeri e Cassi Ramelli; sul versante pittorico sono presenti Badiali, Rho, Radice e Prina. Il confronto tra i diversi linguaggi restituisce una lettura trasversale, nella quale forme, strutture e visioni passano da una disciplina all’altra.
Gran parte delle opere proviene dalle collezioni della Pinacoteca di Como. Tra i materiali esposti figurano anche quattro progetti architettonici a colori di Mario Cereghini, presentati per la prima volta.
Il CASVA dedica inoltre attenzione a un aspetto meno conosciuto della produzione di Sant’Elia, quello del designer. In mostra sono presenti oggetti di grande interesse formale e storico realizzati negli anni Trenta dall’argentiere milanese Arrigo Finzi sulla base dei disegni dell’architetto comasco. Anche attraverso le arti applicate, dunque, l’eredità di Sant’Elia emerge non soltanto nelle forme, ma soprattutto nel metodo e nella capacità del progetto di anticipare il futuro.
Dall’utopia grafica alla costruzione razionale della modernità
Alessandra Coppa, docente di Storia dell’Architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera, interpreta l’influenza di Sant’Elia come una trasformazione metodologica più che come una ripresa diretta delle sue soluzioni formali.

«L’influenza di Sant’Elia deve essere interpretata come una trasformazione metodologica più che come una filiazione formale. Gli architetti lariani non riprendono le volumetrie monumentali e visionarie della Città Nuova, ma ne assimilano la fiducia nella capacità del progetto di interpretare il presente e anticipare il futuro. Terragni traduce il dinamismo futurista nell’ordine geometrico; Lingeri ne sviluppa la dimensione costruttiva; Cattaneo approfondisce la concezione dinamica della città; Cereghini ne interpreta il rapporto con territorio e infrastrutture.
La vera eredità dell’opera di Sant’Elia consiste dunque nel passaggio dall’utopia grafica alla costruzione razionale della modernità. È proprio questa trasformazione a rendere il Razionalismo lariano una delle esperienze più significative dell’architettura moderna italiana», scrive Coppa.
La mostra mette in evidenza come gli architetti lariani abbiano assimilato la fiducia di Sant’Elia nella capacità del progetto di interpretare il proprio tempo e anticipare trasformazioni future, traducendo le sue intuizioni in linguaggi e soluzioni differenti.
L’impulso di Sant’Elia sulla pittura astratta
Il dialogo con la pittura astratta costituisce l’altro asse fondamentale dell’indagine. Rosanna Ruscio, docente di Storia dell’Arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera, individua nell’opera di Sant’Elia una perturbazione capace di innescare trasformazioni imprevedibili nella cultura italiana degli anni Trenta, contribuendo alla rivalutazione dei procedimenti logico-geometrici-metafisici.
«Quella di Sant’Elia è stata una sorta di perturbazione iniziale: un impulso capace di innescare una catena di eventi imprevedibili che hanno destabilizzato il placido conformismo in cui versava la cultura italiana. È in questo quadro che va vista la rivalutazione dei procedimenti logico-geometrici-metafisici che si è imposta nell’arte astratta degli anni Trenta. Forzando un po’ le contrapposizioni potremmo dire che i pittori hanno dato solidità corporea alle più astratte speculazioni grafiche dell’architetto comasco», afferma Ruscio nel saggio che accompagna il catalogo pubblicato da Biblion editore.
Il confronto tra architettura e pittura restituisce così una stagione nella quale le arti hanno condiviso una comune tensione verso il futuro, sviluppando linguaggi differenti a partire da una rinnovata concezione delle forme, delle strutture e dello spazio.
Milano e il valore del patrimonio documentario
La dimensione pubblica della ricerca è sottolineata anche dal Comune di Milano, che attraverso il CASVA sostiene un progetto capace di connettere archivi, collezioni e comunità scientifica.
«La corrispondenza tra forme, visioni e strutture prende vita attraverso un suggestivo dialogo visivo che si configura come raccolta del patrimonio documentario milanese, le collezioni della Pinacoteca di Como e importanti archivi privati, restituendo infine al grande pubblico la densità di una stagione in cui architettura, arte e arti applicate condividevano la medesima tensione verso il futuro. Accogliere e sostenere un progetto di tale portata significa per Milano ribadire la propria missione di capitale della cultura e del progetto: un luogo dove la memoria custodita negli archivi civici non resta materiale statico, ma si fa materia viva di studio, scoperta e ispirazione per la comunità scientifica e per l’intera cittadinanza», ha sottolineato Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano.

Anche Maria Fratelli, direttrice del CASVA, evidenzia il carattere corale del progetto e la capacità delle intuizioni di Sant’Elia di estendersi ben oltre i suoi disegni, influenzando architetti, artisti e designer.
«Il Casva è orgoglioso di condividere la realizzazione di un interessante progetto espositivo che ricostruisce l’orizzonte immaginario di una ipotetica Città Nuova, ideata in modo corale, dagli artisti che hanno condiviso con Sant’Elia una estetica della modernità che dai suoi progetti è dilagata nei disegni e nei dipinti di altri architetti, artisti, designer. Riproporla oggi significa oggi riconoscerla ancora efficacemente dirompente», evidenzia Fratelli, direttrice del CASVA del Comune di Milano.
Il catalogo e gli appuntamenti collaterali
Il programma delle iniziative comprende presentazioni del catalogo e visite dedicate ai luoghi che conservano la memoria dell’opera di Sant’Elia.

Lunedì 23 novembre alle ore 18.30, nell’ambito di Bookcity, il catalogo della mostra, pubblicato da Biblion editore, sarà presentato alla Libreria Plinio il Vecchio di Como. Il secondo appuntamento è fissato per venerdì 27 novembre alle ore 18.30 al CASVA di Milano.
Nella mattinata di sabato 28 novembre 2026, Sentiero dei Sogni organizza a Como una passeggiata creativa nei luoghi santeliniani della città collegati alla mostra. La partenza è prevista alle ore 9.45 dalla scuola di via Brambilla. Il programma prevede la visita alla mostra presso la Pinacoteca Civica e, successivamente, al Monumento ai Caduti.
Il 9 gennaio alle ore 14.30 è inoltre prevista una visita guidata alla mostra in Pinacoteca e al Monumento ai Caduti, organizzata da Aster.
Informazioni per il pubblico
Como – Pinacoteca Civica
Sede: Pinacoteca Civica di Como, via Diaz 84.
Inaugurazione indicata nel comunicato: giovedì 19 novembre alle ore 18.00.
Durata: fino al 31 gennaio 2027.
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle 18.00, con ultimo ingresso alle 17.30. La sede è chiusa il lunedì.
Biglietti: la mostra è compresa nel biglietto d’ingresso della Pinacoteca.
Acquisto dei biglietti: https://museicomo.vivaticket.it/
Informazioni: www.oggiacomo.it
Telefono: +39 031 269869.
E-mail: pinacoteca@comune.como.it.
Sito istituzionale: www.comune.como.it.
Social: Facebook e Instagram @museicivicicomo.
Milano – CASVA
Sede: CASVA, via Isernia 5, Milano, quartiere QT8.
Inaugurazione indicata nel comunicato: mercoledì 18 novembre alle ore 18.00.
Durata: fino al 31 gennaio 2027.
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle 17.30, con ultimo ingresso alle 17.00. La sede è chiusa il lunedì.
Ingresso: libero.
Informazioni: https://www.comune.milano.it/web/casva-milano
Social: Instagram @CasvaMilano; Facebook Casva-centro di alti studi sulle arti visive.
Curatori e corsi universitari coinvolti
Il progetto è curato da Alessandra Coppa, Rosanna Ruscio e Lorella Giudici per l’Accademia di Belle Arti di Brera; Veronica Vittani e Francesca Testoni, con la collaborazione di Alice Cazzaniga, per la Pinacoteca Civica di Como; Maria Fratelli, direttrice, e Sofia Redaelli, registrar, per il CASVA. Alla ricerca hanno contribuito i seguenti corsi universitari:
- Storia dell’arte contemporanea, professoressa Lorella Giudici.
- Storia e documentazione dei beni architettonici, professoressa Alessandra Coppa.
- Storia dell’architettura e dell’urbanistica, professoressa Alessandra Coppa.
- Organizzazione e produzione dell’Arte Mediale, professoressa Laura Tattamanzi.
- Design, professoressa Donata Paruccini.
- Product Design, professoressa Elisabetta Gonzo.
