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A Como è guerra atomica sui ciliegi, Gaddi: “Da Rapinese palle spaziali”. I Dem: “Le bugie non sono nostre”

Ancora in primo piano il caso dei ciliegi abbattuti ai giardini a lago (qui tutte le puntate precedenti)

Oggi l’affondo del sindaco di Como Alessandro Rapinese, lo raccontavamo in questo articolo: Como e i ciliegi abbattuti al Tempio, Rapinese attacca Gaddi e Veronelli: “Scelta del centrodestra. Perché non avete protestato?”.

Tosta e inevitabile la replica del consigliere regionale e coordinatore di Forza Italia, Sergio Gaddi. Un videointervento di durezza assoluta:

Il bugiardo Rapinese, che evidentemente non si è ancora ripreso da quella mazzata micidiale che lo ha colpito su via XX settembre dove gli è stato impedito di sostituire i meravigliosi ciliegi con dei peri, cosa del tutto ovvia, adesso sempre nel solco delle invenzioni più totale addirittura mi fa diventare parte della giunta Landriscina (elezioni, Ndr) dove io neanche mi ero candidato. Quindi siamo nella follia e nel delirio in malafede più totale per tentare di coinvolgere il centrodestra nella questione del taglio dei ciliegi davanti al Tempio Voltiano. Taglio tra l’altro che è stato semmai eccepito dal Pd, ma questo è un’altra cosa. A Rapinese piace inventare mescolare vendere fumo perché pensa che gli elettori cittadini abbiano l’anello al naso e non si rendano conto delle sue palle spaziali che racconta da quando stato eletto.

Ma va bene, ammesso e non concesso che la questione non sia tanto quella del taglio di specie che devono poi essere sostituite con altre identiche ma è quello che vuole fare, lui imputando la colpa all’agronomo, cioè cambiare i ciliegi del cannocchiale del Tempio Voltiano, meravigliosi esteticamente sublimi, con dei peri. E questo lo vuole fare lui esplicitamente, è solo una sua responsabilità, butta invenzioni su altri e si dimentica la cosa più grave che il cantiere dei giardini lo doveva restituire due anni fa. E invece gli fa comodo scaricare sugli altri la sua totale e assoluta incapacità. Dare le colpe ad altri, in maniera assolutamente vigliacca. E’ un modo di fare tipico suo che serve per non far capire niente a nessuno. La verità è molto semplice, la verità è che non si possono, non si devono, sostituire i ciliegi con i peri perché è tutta un’altra cosa, questa sostituzione la vuole lui con le sue perizie di variante e tutto il resto sono chiacchiere e distintivo, ma lui non ha neanche quello. Mi dispiace ma si deve abituare e preparare anzi a questa prossima sconfitta perché la bellezza non dipende da lui che evidentemente ha un profondo gusto per la bruttezza, perché bisogna avere un cervello elementare o, probabilmente assente, per deturpare quella meravigliosa visione con perini larghi dieci centimetri che fanno ridere i polli. In questo caso lo sappiamo, Rapinese, niente, non ce la fai. Ci provi ma non ci riesci.

Poi è arrivata una nota del Partito Democratico con il consigliere comunale Stefano Legnani e la capogruppo Patrizia Lissi:

 “Per sostituire i ciliegi con i peri serve un’autorizzazione della Soprintendenza che non c’è. Le bugie non sono del PD”

Il sindaco Rapinese ci accusa di aver detto bugie sul taglio dei ciliegi ai giardini a lago. La realtà è però ben diversa. Come lui stesso riconosce, l’attuale progetto esecutivo, che proprio la sua amministrazione ha approvato, prevede il mantenimento dei ciliegi e l’integrazione, con nuove piante di ciliegio, di quelli che negli anni erano morti, rispristinando così il cannocchiale Viale Cavallotti – Viale Marconi da decenni caratterizzato dalla presenza dei ciliegi.
Ora pensa invece di sostituire i ciliegi con dei peri; per procedere con questa modifica deposita un progetto di variante che richiede necessariamente il parere della Commissione per il paesaggio del Comune di Como e l’autorizzazione della Soprintendenza, come lui stesso ricorda nel suo comunicato. E’ quindi lo stesso sindaco che riconosce che per il taglio dei ciliegi e la loro sostituzione con i peri è necessaria un’autorizzazione della Soprintendenza che al momento dell’abbattimento dei ciliegi non c’era e non c’è neppure ora.
E’ la stessa scena che abbiamo già visto in Via XX Settembre: il Comune aveva programmato l’abbattimento dei ciliegi senza avere neppure chiesto l’autorizzazione alla Soprintendenza. Abbiamo ormai da tempo imparato a conoscere la narrazione di Rapinese: tenta di giustificare le proprie scelte cercando di far apparire una realtà ben diversa da quella reale. E quando è con le spalle al muro scarica le responsabilità su dirigenti comunali e professionisti (in questo caso agronomi).
Le bugie non sono quindi del Partito Democratico.
Stefano Legnani
Patrizia Lissi

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