Il Partito Liberaldemocratico di Como ha diffusso oggi, domenica 11 gennaio, un lungo comunicato sul tema del verde urbano a Como. Una nota che se la prende – con toni peraltro inusualmente duri, tanto arrivare a parlare di una teorica “cultura woke del verde” – con la presunta “visione ideologica e quasi ‘sacrale’ dell’elemento vegetale” (non è ben chiaro da parte di chi) che limiterebbe addirittura la liberta dei cittadini e finirebbe per diventare ostacolo “contro le stesse amministrazioni comunali che tali regolamenti hanno adottato“.
C’è poi anche un passaggio (“Un albero deve essere un alleato del benessere umano, non un ostacolo burocratico insormontabile. se un elemento architettonico può essere rinnovato per migliorare un quartiere o un giardino, non si capisce perché un albero stentato o inidoneo debba essere considerato un santuario inamovibile”) che pare echeggiare anche la vicenda dei ciliegi di via XX Settembre – a favore delle decisioni del Comune – anche se la vicenda non viene mai citata.
Di seguito, comunque, la nota integrale (per interventi, lettere, opinioni e repliche firmate la mail è redazionecomozero@gmail.com).
Il Partito Liberaldemocratico di Como sul tema della gestione del verde urbano denuncia come i regolamenti urbanistici della generalità dei nostri comuni siano improntati a una visione ideologica e quasi “sacrale” dell’elemento vegetale, limitando ingiustificatamente le libertà dei privati cittadini e ritorcendosi spesso contro le stesse amministrazioni comunali che tali regolamenti hanno adottato.
Secondo l’analisi del PLD, i regolamenti edilizi e i piani del verde hanno subito una trasformazione influenzata da una cultura ambientale estrema che tratta ogni singolo arbusto come un totem intoccabile. Questa impostazione sembra far credere che il paesaggio urbano sia un presunto “deserto biologico” da preservare a ogni costo, ignorando che il vero problema delle nostre città non è la quantità di verde, ma la sua qualità e gestione.
Il paradosso normativo e il ruolo del TAR
Le norme vigenti rendono la rimozione di un albero un’impresa burocratica titanica, concessa solo per gravi motivi di sicurezza. Questo costringe i tecnici a operare in un “cono d’ombra” di soggettività, dove le perizie di stabilità — basate su metodi probabilistici e non su scienze esatte — diventano spesso strumenti politici per aggirare vincoli altrimenti insormontabili. Il risultato è un costante ricorso al TAR, che si ritrova a essere l’arbitro finale di questioni botaniche e urbanistiche, scavalcando la gestione politica della città.
L’intervento del Segretario Provinciale
Sul tema interviene Peppino Titone, Segretario Provinciale del PLD di Como: “Non possiamo permettere che l’ideologia woke e un approccio feticista alle piante blocchino la facoltà di governare lo sviluppo urbanistico delle città (e l’elemento vegetale rappresenta parte integrante dell’assetto urbanistico), così come non possiamo limitare la libertà del cittadino nel decidere, nell’ambito della sua proprietà, quali alberi e arbusti mantenere. Un albero deve essere un alleato del benessere umano, non un ostacolo burocratico insormontabile. Se un elemento architettonico può essere rinnovato per migliorare un quartiere o un giardino, non si capisce perché un albero stentato o inidoneo debba essere considerato un santuario inamovibile”.
“Chiediamo meno isteria e più pragmatismo: la libertà dei cittadini di gestire il proprio giardino privato non deve essere sacrificata sull’altare di un ambientalismo di facciata che ignora le reali esigenze di vita delle persone. E lo stesso, crediamo, debba valere per le Amministrazioni elette. Per conseguire tali risultati, tuttavia, occorre innanzitutto mettere mano ai regolamenti edilizi variando l’impostazione ideologica denunciata.”
Le proposte del PLD per un salto culturale
Il Partito Liberaldemocratico propone un cambio di rotta basato su tre pilastri:
• Salvaguardia selettiva: vincoli strettissimi solo per gli esemplari di reale importanza storico-monumentale.
• Gestione prospettica: possibilità di rimuovere anche esemplari ammalorati o inidonei per far spazio a progetti di riqualificazione urbana organici e funzionali nel lungo periodo.
• Flessibilità per i privati: restituire ai cittadini la facoltà di gestire i propri spazi verdi in base all’idoneità e alla fruibilità degli stessi, non solo in presenza di pericoli imminenti.
È tempo che l’albero torni a essere un elemento del paesaggio gestibile e non un limite alla trasformazione necessaria della nostra città.