Dopo la decisione del Comune di Como di “licenziare” Csu e affidare all’esterno la gestione della piscina Sinigaglia e del centro sportivo di Sagnino, il Pd ha diffuso una nota dai toni decisamente scettici.
“Continuiamo a non capire il motivo per cui l’Amministrazione stia cercando di liberarsi di tutte le gestioni, come soluzione facile e immediata a qualsiasi questione, perdendo così il controllo sui servizi che il Comune e la città offrono in maniera accessibile a chi la vive – si legge nel comunicato della segreteria cittadina del Pd – Detto questo, però, il piano economico finanziario desta qualche perplessità”.
La nota elenca le cifre: “Quello della piscina prevede un profitto lordo per il 1° anno di € 23.586,00, per il II anno di € 21.895,00 e per il III anno di € 22.533,00, mentre per Sagnino € 3.105,00 € 14.138,00 e € 14.421,00. Si tratta di stime, ma con queste cifre, onestamente, non sappiamo quanto possano risultare appetibili. Senza contare il fatto che nel PEF del progetto di riqualificazione dello Stadio Sinigaglia è compresa anche la gestione della piscina. Chi investirebbe per due anni in un’attività che dovrebbe passare nelle mani del Como 1907?”.
“Al di fuori di questi calcoli, resta il tema delle tariffe applicate agli utenti, di cui non viene fatto accenno – chiude la nota – La preoccupazione è la stessa espressa ai tempi del licenziamento di Csu: l’accesso alle strutture interessate sarà ancora garantito ad associazioni, società sportive e singoli utenti a prezzi accessibili a tutti? Quella in corso appare come l’ennesima manovra fredda e burocratica di un’Amministrazione che bada più ai numeri che al reale funzionamento dei luoghi a servizio della cittadinanza. E lo sport in città non deve diventare un lusso per pochi”.
Benché da posizioni politiche di partenza distantissime, molto simile è anche la posizione espressa dal presidente provinciale di FdI, Stefano Molinari. La pubblichiamo di seguito.
Sullo stesso tema si è espresso anche il presidente provinciale di FdI, Stefano Molinari.
Perché affidare ai privati la Piscina Sinigaglia appena ristrutturata e già ben gestita da una società del Comune? È questa la domanda che molti cittadini oggi si stanno facendo dopo aver appreso la decisione dell’amministrazione Rapinese di mettere sul mercato la gestione della Piscina Sinigaglia e del Centro sportivo di Sagnino per soli due anni, più un eventuale rinnovo di un anno.
Parliamo di una struttura recentemente riqualificata con risorse pubbliche e finora gestita da CSU, società interamente partecipata dal Comune, che ha garantito servizio e continuità. Proprio per questo è lecito chiedersi: quale problema si vuole risolvere con questa scelta?
Una concessione così breve, inoltre, rischia di:
- non garantire stabilità gestionale
- scoraggiare investimenti seri
- creare incertezza sul futuro del servizio
Ma il punto centrale resta uno: chi garantisce che le tariffe resteranno accessibili per le famiglie comasche e per i giovani? Gli impianti sportivi pubblici non sono semplicemente strutture economiche. Sono luoghi fondamentali per la crescita dei ragazzi, per la socialità e per il benessere della comunità. Lo sport non è un lusso, è un investimento sociale.
Como ha bisogno di scelte chiare e motivate, non di decisioni che rischiano di creare più dubbi che benefici. Per questo chiediamo all’amministrazione trasparenza sulle reali motivazioni di questa scelta e garanzie precise per i cittadini. Fratelli d’Italia continuerà a difendere il principio che le strutture pubbliche devono restare patrimonio della comunità e accessibili a tutti.
Lo sport pubblico non deve diventare un business: deve restare un servizio.