Qual è la situazione relativa alla destinazione delle 24.760 Voting Machine (qui i dettagli), i tablet acquistati da Regione Lombardia in occasione della consultazione referendaria del 2017 e quale destinazione Regione Lombardia intende dare alle oltre 8.700 di dispositivi elettronici che resteranno privi di assegnatario? E’ la domanda contenuta nel question time in Regione a firma di Emilio Del Bono (Pd) in cui viene sollecitato un censimento aggiornato sulla destinazione finale di tutte le apparecchiature acquistate nel 2017 e che sollecita la Giunta regionale a chiarire quali contromisure intenda adottare per evitare che gli oltre 8.700 dispositivi elettronici rimasti esclusi dal bando rimangano nei depositi.
Dopo la consultazione, la quasi totalità dei tablet era stata distribuita in comodato gratuito quinquennale a scuole ed enti per scopi didattici. Tuttavia, alla scadenza dei contratti, moltissimi dispositivi sono stati restituiti alla Regione. Per liberare i magazzini, nel novembre 2025 la Giunta ha avviato una manifestazione d’interesse per cedere lo stock rimanente, composto da circa 9.000 Voting Machine, 1.200 kit di auditing e altrettanti contenitori.
“L’acquisto delle Voting Machine, i tablet comprati da Regione Lombardia per il referendum sull’autonomia del 22 ottobre 2017, rischia di trasformarsi definitivamente in un enorme spreco di risorse pubbliche. Un’operazione costata all’epoca circa 23 milioni di euro è tornata al centro della discussione a causa del fallimento dell’ultimo bando per lo smaltimento dei dispositivi elettronici inutilizzati. Le procedure si sono rivelate un flop. Dato che il primo soggetto in graduatoria – a cui era stata assegnata l’intera fornitura – è decaduto per non aver mai ritirato la merce” ha detto Emilio Del Bono.
Nel suo intervento, Ruggero Invernizzi, Sottosegretario con delega Controlli, Patrimonio e Digitalizzazione ha ricostruito il contesto politico che portò all’adozione delle Voting Machine, introdotte dalla Regione Lombardia in occasione del referendum consultivo del 22 ottobre 2017. “L’adozione del voto elettronico nacque da un accordo politico con l’opposizione, in particolare il Movimento 5 Stelle, per raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi necessaria a indire la consultazione – ha spiegato Invernizzi. Terminato il referendum, le apparecchiature furono cedute in comodato d’uso gratuito a scuole ed enti per scopi didattici e sociali”. Invernizzi ha poi dichiarato che delle 24.760 macchine complessive, circa 15.760 sono state assegnate a titolo definitivo a inizio 2025 agli Enti che ne hanno fatto richiesta. “Per le circa 9.000 rimanenti – ha concluso Invernizzi – la Regione ha promosso una manifestazione d’interesse per incentivarne il recupero dei componenti secondo principi di economia circolare, ma l’assegnatario non ha poi ritirato i dispositivi. Si tratta, infatti, di dispostivi elettronici ormai desueti e non più in grado di operare, essendo basate su tecnologie del 2016, le macchine risultano oggi tecnicamente obsolete e superate dai nuovi modelli di noleggio e aggiornamento periodico della Regione; di conseguenza, i dispositivi residui non sono più utilizzabili”.
Nell’interrogazione si precisava che lo scorrimento della graduatoria ha evidenziato una domanda minima: gli altri 17 richiedenti rimasti hanno avanzato richieste per appena 229 tablet. Di conseguenza, ben 8.771 Voting Machine (oltre il 97% dello stock in magazzino) rimarranno invendute e nella piena disponibilità della Regione, prive di garanzia e senza alcuna certezza sul loro reale funzionamento. “Si chiude così una pagina non edificante nella gestione da parte di Regione Lombardia della risorse pubbliche”, ha replicato Del Bono.
