Duello a distanza tra l’attuale sindaco di Como Alessandro Rapinese, che ha da poco ufficializzato un’apertura totale ai privati nella gestione dei nidi comunali, e l’ex assessore alle Politiche educative nella giunta Landriscina, Alessandra Bonduri (Lega). Nell’ambito del dibattito molto acceso di questi giorni, ieri era stato il primo cittadino a ricordare che l’arrivo dei privati era già iniziato nel mandato precedente, per la precisione nella struttura di Lora (questo l’articolo postato da Rapinese sulla nostra pagina facebook).
Oggi l’allora assessore Alessandra Bonduri ha deciso di puntualizzare cosa accadde e su quali presupposti, con il testo che alleghiamo di seguito.
Carissimi Lettori,
non avrei mai voluto ammorbarvi con questo scritto, ma visto che il Sindaco ha citato in una risposta su Comozero, la mia persona, ormai lontana dall’amministrazione cittadina da quasi tre anni, mi corre l’obbligo di darvi una visione un tantino più ampia di quanto accaduto qualche anno fa.
Portiamo lo stesso nome ma sicuramente c’è un incontro impari tra di noi, come quello tra Davide e Golia.
In questi giorni, infatti, imperversa il dibattito sul tema relativo alla concessione degli asili nido ai privati, per la gestione degli stessi.
All’epoca della Giunta di centro-destra, col Sindaco Landriscina, ero io ad essere l’assessore alla partita, per usare un gergo politico, che ho sempre trovato un poco riduttivo.
“Ai miei tempi”, ma in realtà anche molto prima del mio Assessorato, la pietra dello scandalo fu il nido di Lora.
Ci fu una apertura ai privati? Assolutamente sì e non lo rinnego.
Quel nido, come quello di Camerlata, hanno avuto vicissitudini complicate ed io, testardamente, non lo volevo chiudere; così per non arrendermi all’evidenza, rebus sic stantibus, dovetti tentare una TERZA VIA (nel mentre mi sono giunte voci che il nido a Lora funzioni, piccolo inciso).
Non desidero raccontare con gli occhi di adesso, le scelte di allora, ma decisi di andare in Consiglio, perché tutti gli eletti (compreso l’attuale primo cittadino) potessero esplicitare il proprio pensiero.
Non ho mai avuto un approccio ideologico – e forse, io personalmente avrei avuto vita più semplice – e sapete il perché? Perché ciò che ho sempre avuto a cuore era il fine, ovvero il benessere dei bambini e delle famiglie, mentre ho sempre pensato che le modalità potessero variare ed essere diverse.
Quindi, vi lascio, per chi vuole, alla lettura delle parole che pronunciai, che trovo ancora assolutamente attuali e ringrazio Comozero per averle riportate (non le avrei mai ritrovate altrimenti) e per ridare luce alla storia che è ancora per me presente e fa rima con coerenza.
DI SEGUITO, L’ARTICOLO DEL 13 LUGLIO 2021 A CUI FA RIFERIMENTO BONDURI
Un mondo manicheo non mi appartiene: un mondo a scacchiera, diviso tra bianchi e neri, non mi appartiene. Tornare in consiglio con questa delibera non è stato semplice: potevamo passare dalla giunta e basta, ma questo per me era un argomento da trattare in consiglio, da sottoporre al vaglio e al vostro giudizio.
Non era facile, ma il bene in gioco è importante: la tutela dei bambini, l’accoglienza dei bambini, il sostegno alle famiglie.
E allora sono tornata e ci ho rimesso la faccia nello scegliere di trovare una terza via. Potevamo dire: non si può, non ce la facciamo, chiudiamo. Ma nella mia testa non è mai passata quell’idea, perché so che esiste un fiore all’occhiello a Como che è il servizio asili nido.
Se la gara andasse male, terremo il servizio in house (per almeno un anno ndr), grazie alle educatrici che danno il loro meglio e grazie all’assessore al Personale Elena Negretti che ha permesso di assumere a tempo indeterminato 5 educatrici. Tante? Poche? Sono quelle che potevamo assumere.
Certo, per me l’asilo nido era l’esigenza. Ma tutto il Comune ha le sue esigenze, ogni settore. Noi ci chiamiamo giunta perché ognuno rappresenta un settore del vivere ed è giusto contemperare gli interessi di tutti.
Gestione indiretta perché? Perché ci si prova, si prova ad avere coraggio, si prova ad andare oltre e a garantire servizi che ora non riusciamo a dare. E piuttosto che non darli più, piuttosto che chiudere, ho cercato un modo per assicurarli.
Io non faccio più parte dei giovani, di chi cerca di avere un bambino, una famiglia. Ma devo garantire quel servizio ai giovani, alle famiglie.
Non accetto la dicotomia (aperto e comunale o chiuso, ndr), non ci sono solo bianco e nero, c’è la rete: quella fatta dai nidi gestiti in house e quella della gestione indiretta fatta dai privati, che ringrazio (le manifestazioni di interesse per Lora, pre-gara, sono state 11, ndr).
Le ideologie sono crollate nel 1989 con il Muro di Berlino e per citare Kant dico: “Non voglio vedere il mondo sempre con gli stessi occhiali”.
Ora sono qua, abbiamo parlato tutti assieme. Vorrei solo che questa delibera venisse approvata per fare la gara e tentare questo cambio epocale: nei capoluoghi lombardi questo avviene già. E qui nessuno vuole togliere qualifiche ai dipendenti del Comune e nessuno crede che il privato possa sempre fare meglio. Voglio solo far meglio per gli altri (le famiglie, ndr).
Questo non è lo smantellamento del servizio, ma un rilancio: l’ex sindaco Spallino ha fatto una grande cosa (creando la rete dei nidi comunali, nd) ma ora proviamo a usare strumenti nuovi per questo mondo che con la pandemia sta subendo cambi radicali.
Grazie.