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Punti di vista

“Nuovo stadio, non subordinare l’urbanistica al calcio. E Como non si inginocchi agli interessi privati”

Anche Arci Como, con una nota siglata dal presidente Gianpaolo Rosso, ha preso posizione sul tema del nuovo stadio di Como. Di seguito, l’intervento (ricordiamo che il giornale è aperto a contributi articolati e firmati da parte di tutti scrivendo alla mail redazionecomozero@gmail.com).

Investire sullo sport senza che Como si inginocchi agli interessi dei privati

Le essenziali questioni di metodo e di democrazia che l’Arci di Como, insieme ad altre associazioni, ha espresso non hanno ricevuto alcuna risposta dal sindaco. Ora ritorniamo sulla questione Stadio per esprimere piena condivisione alle argomentazioni espresse dal circolo Vassallo di Legambiente, associazione non casualmente parte della Confederazione Arci.

Per l’Arci è fondamentale che finalmente si sviluppi un’azione per lo sport, quello vero che si svolge nella realtà con persone attive e non solo spettatrici. La degenerazione che porta alcuni, sostenuti da formidabili interessi economici, a immaginare che gli stadi e non le palestre o i luoghi per svolgere gratuitamente gli sport siano indispensabili per i diritti de3 cittadin3 è davvero pericolosa.

Subordinare l’urbanistica della città al calcio spettacolo anche se richiama molti tifosi e appassionati, appare non solo ingiusto ma anche politicamente ed economicamente sbagliato.

Si tratta dello stesso errore che per favorire alcuni imprenditori locali, considera turismo l’afflusso abnorme che distrugge l’ambiente e condiziona negativamente la vita degli abitanti in una logica tutta commerciale e ‘aculturale’ e non la valorizzazione e la fruizione consapevole del territorio meraviglioso che la natura e le generazioni che ci hanno preceduto hanno regalato alla città.

Con queste perverse logiche, subordinate agli interessi economici di pochi, “sport” diventa stadio, tifo spesso violenza, “turismo” diventa presenze anche mordi e fuggi e incassi a tutto vantaggio di pochi imprenditori alberghieri e della ristorazione, insieme a nuove forme di mercificazione del territorio con i B&B e lavoro sfruttato e sottopagato.

L’Arci invece è per lo sport e per il turismo, attività meravigliose, salutari e necessarie che non hanno bisogno né di stadi sempre più grandi con sempre più centri commerciali che il trend dell’interesse decrescente della popolazione a seguire dal vivo le partite renderanno tra dieci anni inutili, né di consegnare Como alle automobili e a un turismo che non valorizza la città ma la consuma come fosse merce.

Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como

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