Il 16 marzo 1993 entrò direttamente nella storia politica italiana – e ancor più in quella della Lega di Umberto Bossi – con un gesto molto più che provocatorio. Perché quel giorno, il deputato comasco Luca Leoni Orsenigo, pur nell’impeccabile veste giacca-cravatta, prese a sventolare un autentico cappio nell’aula di Montecitorio all’indirizzo dell’allora presidente del Consiglio socialista, Giuliano Amato. Si discuteva di una possibile depenalizzazione dei reati addebitati ai segretari amministrativi dei partiti della prima repubblica. Era l’epoca di Mani Pulite e quell’idea per la Lega bossiana rasentava l’oltraggio. Meritevole – almeno metaforicamente – dell’inaudita forca in Parlamento.

Oggi, lunedì 26 ottobre, di acqua sotto i ponti (escluso quello di Messina, per ora ancora su carta) ne è passata moltissima. E giusto ieri, dopo un congresso straordinario, Matteo Salvini è stato rieletto segretario della nuova Lega nazionale, pur concedendo l’eliminazione del suo nome dal simbolo, sostituito da un grosso “Italia” che comunque ai bossiani, dentro e fuori il partito, non va proprio giù.
Luca Leoni Orsenigo, il comasco che quel famoso cappio agitò 33 anni fa e che da Salvini e dalla Lega è sideralmente lontano ormai da lustri, rimasto nei secoli fedele ai concetti originari propugnati dal Senatur, davanti alla mini-svolta del suo ex partito non trattiene amarezza e fatalismo. Ben condensati dalla riflessione che possiamo pubblicare integralmente qui di seguito.
Il recente congresso della Lega ha definitivamente cassato l’ultima possibilità di svolta Nordista del partito, se tre presidenti di regione forti del loro consenso non hanno avuto il coraggio di esautorare l’attuale segretario imponendo una giusta svolta nordista allora è veramente tutto finito.
La resa è stata sancita quasi un mese fa in un ristorante della capitale chissà in cambio di cosa…..
Non basta mettere nel simbolo elettorale la dicitura “Italia Federale” come contentino agli elettori facendo finta di aver cambiato pelle, il Federalismo bisogna averlo nelle idee e nel cuore.
Umberto Bossi, pur malato e fisicamente debole, in confronto all’attuale segretario era uno statista con una ferrea visione strategica dell’Italia con il Nord locomotiva economica e politica, questi sono solo dilettanti allo sbaraglio, pronti in ogni occasione a voltarsi in favore del vento della convenienza politica senza alcun progetti di medio/lungo termine, praticamente in nulla, la prova è che a Matteo Salvini è stato contrapposto un candidato inadeguato, privo di carisma, e probabilmente concordato che naturalmente ha perso, uno squallido teatrino.
L’epilogo ancorché scontato è stato indecoroso con quell’esortazione del nuovo segretario a non mandare più armi in Ucraina.
Come finirà? Lo decideranno gli elettori, ma il futuro non mi pare così roseo come lo dipinge il segretario rieletto.
