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Addio alla bottega sentinella nel cuore del centro: “La meraviglia del treno che scala la montagna, il gelo, la nostra amata Como è cambiata”

A Como esistono ancora luoghi – sempre più rari, purtroppo – che non compaiono nelle guide turistiche, non hanno insegne luminose né vetrine pensate per attirare i visitatori di passaggio, ma che da decenni sono il vero cuore silenzioso della città. Piccoli negozi dove il tempo scorre con un ritmo diverso, dove si entra per un motivo pratico e si finisce per restare qualche minuto in più, perché qualcuno ti chiede come stai, perché nasce una chiacchierata, perché si parla della vita, del lavoro, dei figli, delle preoccupazioni e delle piccole felicità quotidiane.

Luoghi che sembrano resistere ostinatamente al tempo che cambia, ma che oggi rischiano di scomparire uno dopo l’altro. E anche quello di parrucchiere per uomo di Pino e Franco, in viale Cavallotti, probabilmente non farà eccezione: dopo una vita passata dietro alle poltrone da barbiere, i due fratelli stanno infatti pensando di chiudere entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo.

Il loro negozio, però, non è uno dei tanto che appaiono e scompaiono senza lasciare traccia. E’ uno di quei posti che, per chi lo conosce, fanno parte della geografia sentimentale della città. Un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato a quando i negozianti ti conoscevano per nome e sapevano già cosa fare per te, dove le persone entravano con calma ed era normale fermarsi anche solo per un saluto.

Uno di quei posti dove tagliare barba e capelli non è mai stato soltanto un servizio, ma un momento per scambiare due parole, raccontare qualcosa di sé, sentirsi riconosciuti.
La storia di questo negozio, che l’anno prossimo compirà quarant’anni, comincia però molto lontano da qui, con un viaggio lunghissimo in treno e con un ragazzo di diciotto anni che lascia la Calabria e attraversa l’Italia per raggiungere una città sconosciuta: “Questa storia inizia nel 1968, quando mio fratello Pino, a diciotto anni, è partito da Botricello, in provincia di Catanzaro, dove vivevamo”, racconta Franco Mazzei, titolare insieme al fratello del negozio. Ad aspettarlo c’era una sorella che si era trasferita qualche tempo prima, dopo aver sposato un ragazzo calabrese che aveva svolto il servizio militare a Como, aveva trovato lavoro, si era fatto degli amici e aveva deciso di tornare a vivere qui.

“Nostra sorella sentiva la mancanza della famiglia, aveva il desiderio di avere qualcuno di noi vicino, così prima era arrivato nostro fratello maggiore, che già viveva in Germania, e poi è venuto a trovarla anche Pino, che poi è rimasto qui”, spiega.

“Sono arrivato in treno, dopo un viaggio di quaranta ore, e appena sceso alla stazione la prima cosa che ho visto è stata la funicolare, un treno che sale su una montagna – ricorda Pino – è stata una cosa bellissima e il giorno dopo ero già lassù, a Brunate”. Da allora sono passati più di cinquant’anni. All’inizio Pino lavora come sarto, il mestiere che aveva imparato dal padre in Calabria. Poi decide di cambiare strada e tornare a quello che aveva già iniziato a fare con il fratello maggiore: il barbiere. Comincia come apprendista in un negozio in via Volta, frequenta corsi, passa in saloni più aggiornati per imparare, finché il barbiere dove aveva iniziato a lavorare va in pensione e sceglie proprio lui per vendere l’attività.

È l’inizio di una storia che presto coinvolgerà anche il fratello minore: “Avevo 12 anni quando ho deciso di raggiungere i miei fratelli a Como, era 1° novembre 1973 – ricorda Franco con emozione – il giorno prima ero a salutare il mare e a fare l’ultimo bagno, poi sono partito in treno con mia mamma e mio papà in pantaloncini, canottiera e sandaletti di plastica. A Bologna ho iniziato a gelare e quando il treno è arrivato a Como, alle undici di sera, i nostri parenti erano venuti a prenderci con il cappotto. C’era la nebbia. La città che avevo visto quando ero venuto a trovare mia sorella sembrava sparita”. Franco cresce qui, studia, e quasi per gioco comincia a dare una mano al fratello nel negozio: “L’anno dopo ho iniziato a dargli una mano prima nel negozio di via Volta e poi in via Muralto, dove oggi c’è la pescheria, poi ho frequentato la scuola di parrucchiere e ho anche insegnato al Cias”, ricorda.

Finché, nel 1987, i due fratelli decidono di fare un passo importante: trasferirsi in viale Cavallotti rilevando il negozio e la licenza di un barbiere arrivando a comprare la proprietà. Da quel momento quel negozio diventa il loro posto nel mondo. Davanti a quegli specchi, negli anni, passano generazioni di comaschi: bambini accompagnati dal padre, ragazzi prima di una festa, uomini prima di un matrimonio, anziani che non hanno mai cambiato barbiere e che ormai sono diventati amici.

“Questo lavoro ci ha dato delle soddisfazioni – racconta Franco – abbiamo avuto il piacere di servire generazioni di comaschi, dai bambini agli anziani. Abbiamo ricevuto tanti attestati di stima, condiviso cose belle e dato anche consigli in momenti difficili”.

Ed è così che quel negozio è diventato, quasi senza accorgersene, uno di quei piccoli luoghi della città dove le persone si fermano volentieri, dove si entra per un taglio e si finisce per raccontare una giornata storta, una preoccupazione, una notizia felice. Dove ci si sente accolti, riconosciuti, quasi a casa. Dentro, le poltrone, gli specchi, il profumo del dopobarba sono rimasti gli stessi per anni. Fuori, invece, Como cambiava.

“Noi ci ricordiamo la città quando sul lungolago c’erano ancora le fontane e l’asfalto rosso – dice Franco – c’erano la Standa, il trenino ai giardini e quello che girava per la città, il supermercato chiuso la domenica”. Non è solo nostalgia, però. È il confronto con una città che nel tempo non solo ha cambiato volto, ma ha inevitabilmente perso qualcosa della sua anima: “Como è cresciuta sotto l’aspetto economico, ma ha perso sotto l’aspetto della vivibilità per i comaschi – aggiunge Pino senza giri di parole – dopo la pandemia è cambiato tutto, è diventata una città disabitata, vissuta più dai turisti che da chi la dovrebbe abitare. E fuori città i clienti hanno tutto: ci sono i centri commerciali, non pagano i parcheggi e la gente è scappata. Anche gli svizzeri non vengono più. Che cosa vengono a fare a Como? Che negozi ci sono?”.

Un tempo neanche troppo lontano, dice, la situazione era completamente diversa: “Qualche anno fa non ci sarebbe stata neanche questa intervista perché tutta la città era così, piena di negozi come il nostro – aggiunge infatti – oggi invece siamo una rarità e la situazione sta peggiorando di anno in anno anche perché, per attività come le nostre, il turismo di massa non è una risorsa e la città che si spopola è un problema enorme”.

E anche il mestiere di parrucchiere, nel frattempo, è cambiato profondamente. Franco lo racconta pensando ai tagli che ha visto passare negli anni davanti allo specchio: “Una volta i ragazzi portavano i capelli lunghi, erano tagli più difficili. Adesso invece li portano tutti corti, basta una macchinetta e molti si arrangiano da soli e poi vogliono il parrucchiere giovane, tatuato, quindi da noi la clientela ha ormai i capelli argentati e non abbiamo più il rinnovo generazionale – dice – inoltre oggi chiunque può aprire un negozio, non serve più acquistare la licenza, e spuntano decine di barbieri a discapito, spesso, della qualità del lavoro”.

Da qui la decisione, inevitabile ma sofferta, di chiudere: “Siamo già in pensione da anni e ora è tutto cambiato, quindi abbiamo deciso che chiuderemo entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo”, spiega Franco. Un addio che arriva proprio alla soglia di un anniversario importante: nel 2027, infatti, il negozio di viale Cavallotti compirebbe quarant’anni.

Ma al di là delle date resta ciò che quel posto ha rappresentato: un piccolo pezzo di città, una presenza discreta e quotidiana che negli anni ha fatto sentire a casa intere generazioni di comaschi.
Un’anima che Como, saracinesca dopo saracinesca, sta perdendo e che ogni volta è una fitta al cuore difficile da spiegare. Perché quando scompare un luogo così non se ne va soltanto un negozio: se ne va un modo di vivere la città, fatto di volti conosciuti, di abitudini condivise e di quella familiarità che, giorno dopo giorno, rendeva Como davvero casa.

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