Salvo sorprese (eventuale ricorso al Tar) si è chiuso dopo mesi di polemiche laceranti e battaglie senza quartiere l’affaire Azienda Sociale che ha visto il sindaco di Como Alessandro Rapinese scontrarsi i colleghi che fanno parte dell’Assemblea dei Sindaci. Un uno contro venti (non più diciotto, dato che anche gli ultimi due indecisi alla fine si sono uniti alla maggioranza) che oggi è arrivato al capitolo finale con la firma dell’Accordo di Programma del piano di Zona da parte delle amministrazioni e del commissario inviato da Regione Lombardia per sostituirsi al primo cittadino del capoluogo. Vicenda complicata di cui potete trovare una sintesi in questo articolo mentre qui sono archiviate tutte le cronache.
Così appunto questo pomeriggio si è riunita l’Assemblea dei sindaci, organo politico che produce le linee guida per l’Azienda Sociale, cioè il braccio operativo che poi eroga a persone e famiglie in difficoltà servizi come inserimenti lavorativi, tutela minori, adozioni e affidi, servizi sociali di base e altro ancora utilizzando fondi pubblici, in particolare Regionali, Ministeriali, di Ats e Europei.
Il sindaco Rapinese si è sempre opposto al fatto che capofila fosse l’amministrazione di San Fermo. “Non mi faccio mettere i piedi in testa dai comunelli” è frase ormai entrata negli annali delle cronache politiche. Poi il 12 marzo scorso aveva promesso: “Sindachelli e burattinai comprate popcorn e gustate lo spettacolo”. Più di recente si era spinto in esternazioni metaforiche piuttosto ardite, replicando al capogruppo FdI in consiglio comunale a Como, Lorenzo Cantaluppi, aveva scritto sulla nostra pagina Facebook: “A voi piace inginocchiarvi con volto ad altezza bacino di fronte a Varese, Milano e San Fermo”.
Era stato l’assessore regionale comasco Alessandro Fermi per primo a far intendere che senza un superamento dell’impasse la Regione si sarebbe mossa: Durissimo Fermi: “Como non firma, stallo preoccupante. Senza sblocco potrebbe intervenire la Regione”.
Anche il consigliere regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia Sergio Gaddi nelle scorse settimane era intervenuto duramente: “Rapinese sbugiardato da 18 Comuni, caparbia arroganza che colpisce i deboli”.
E si arriva ad oggi, 31 marzo, data ultima perché tutte le amministrazioni firmassero il nuovo Accordo di Programma del piano di Zona. Riunione nel pomeriggio e 21 firme apposte. Il sindaco di Como, presente, ha ribadito la propria posizione. “Così ha firmato il dottor Francesco Maria Foti inviato da Regione Lombardia – spiega il sindaco di San Fermo, Pierluigi Mascetti – nel verbale c’è scritto chiaramente che sigla per conto del Comune di Como, quindi è come abbiamo sempre sostenuto noi: il commissario avrebbe sottoscritto al posto di Rapinese“. Ciò vale a dire che, evidenzia Mascetti: “Como fa parte del Piano di Zona a tutti gli effetti anche se il suo sindaco non voleva, i fondi di Como saranno trasferiti a San Fermo e naturalmente lavoreremo perché i cittadini del capoluogo abbiano ciò che gli spetta. Evidentemente, deduco, il loro sindaco non voleva occuparsi di loro“.
La ritiene una vittoria politica? “E’ una stragrande vittoria, 20 a 1, ma amara perché riguarda persone che hanno bisogno di aiuto e lo ottengono con questi fondi regionali ed europei, non accettarli ponendosi in modo a dir poco arrogante dal mio punto di vista è grave, tant’è che Regione ha ritenuto di doversi sostituire a Rapinese di fatto costringendo Como ad avere quei fondi. Ribadisco, ci impegneremo perché siano spesi bene per i cittadini del capoluogo. Lasciatemi ringraziare i miei preziosi collaboratori, primo tra tutti il segretario comunale Gianpaolo Zarcone che in questa situazione complicata ha trovato soluzioni in tempi brevissimi. Da domani San Fermo è l’ente capofila dell’Azienda Sociale“.
Non può che essere contento anche il primo cittadino di Cernobbio, Matteo Monti, che è presidente dell’assemblea dei sindaci: “Oggi abbiamo attuato quanto da tempo prevedeva il nostro Piano di Zona, sono molto soddisfatto del risultato raggiunto. E’ il primo obiettivo, ora, come siamo abituati a fare, proseguiremo coi programmi che ci siamo dati”. Cosa pensa di questi mesi di tensione con il collega Rapinese? “Non dico nulla, si è già espressa chiaramente Regione Lombardia. Basta questo“.
Ora, come detto prima, l’ultimo atto potrebbe essere un eventuale ricorso al Tar da parte del Comune di Como.