RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Attualità, Politica

Como, dehors e tavolini planano addirittura sul Times: “Il sindaco dichiara guerra al ‘caos’. Direttive sovietiche”

Assume connotati internazionali la guerra ai dehors (unita alle regole stringenti per tovaglie, tavolini, etc) voluta dal sindaco di Como, Alessandro Rapinese. Solo qualche giorno fa tiravamo una linea per fare un bilancio della situazione: Como, per i dehors è la fine. Il sindaco Rapinese: “La rimozione si sta svolgendo senza intoppi e proteste”.

Il dehors dello storico bar La Quinta

Ma appunto la faccenda valica i confini della convalle, della nazione e dell’Europa geografica e politica planando nientepopodimeno che sulle pagine del britannico e autorevole The Times nell’edizione The Sunday Times (non dimenticando peraltro il duro reportage di Le Monde di inizio anno).

E dunque ecco quanto scrive il giornalista James Imam:

Il sindaco di Como dichiara guerra al “caos” dei tavolini all’aperto

Direttive descritte come “sovietiche” impongono la demolizione dei dehors fissi — che si dice blocchino viste idilliache — e l’uso di tovaglie di un solo colore

Per i turisti a Como, cenare all’aperto è il modo migliore per ammirare le magnifiche piazze e il lago che ha attratto scrittori fin dall’antichità. Per il sindaco della città, tuttavia, la proliferazione di tavoli e sedie ha trasformato quella che un tempo era un’idilliaca cittadina lacustre in una sgradevole “Gotham City”.

Alessandro Rapinese, entrato in carica nel 2022, ha manifestato una personale avversione per le strutture fisse in legno con tende e pareti in vetro che sono state a lungo una caratteristica della città, ordinandone la rimozione entro il 9 aprile. “Como è un luogo meraviglioso che ci è stato tramandato dai tempi dei romani in poi, e stavamo permettendo alla gente di mettere qualsiasi cosa volesse davanti ai suoi splendori”, ha dichiarato Rapinese.

Il sindaco ha contestato anche i negozi che ingombrano i marciapiedi con display pubblicitari sovradimensionati, come i coni gelato di plastica. “Era il trionfo del caos”, ha affermato. Plinio il Giovane, scrittore e magistrato romano, lodò la bellezza delle sue due ville affacciate sul lago di Como nelle sue lettere quasi 2.000 anni fa. Secoli dopo, Johann Wolfgang von Goethe scrisse della “calma grandezza” del lago.

Circa 400 bar e ristoranti in tutta la città ospitano i clienti all’aria aperta o sotto gli ombrelloni, e solo 12 nel centro storico lo fanno sotto strutture fisse, ha detto Rapinese. Una delle strutture fisse, note in Italia come dehors, era presente a Como da 40 anni. A ottobre, il consiglio comunale ha ordinato alle attività di rimuovere le strutture, citando una legge nazionale che limita le aree di ristorazione all’aperto a sei mesi all’anno. Devono essere sostituite con coperture temporanee, inclusi ombrelloni, che possono essere utilizzati solo da aprile a settembre.

Quasi tutte le 12 aree con sedute fisse sono state demolite, ha riferito il sindaco. I media locali hanno ribattezzato l’operazione “il massacro dei dehors”. Ulteriori regole introdotte a dicembre hanno ridotto la quantità di spazio che i ristoranti possono utilizzare per i posti all’aperto e li hanno obbligati a usare sedie di metallo verniciate in grigio antracite. Panchine, sgabelli, divanetti, pouf, cestini e decorazioni non sono più ammessi.

I ristoranti che usano tovaglie devono attenersi a un unico colore. Una pubblicazione italiana ha definito le regole “sovietiche”, ma Rapinese ha difeso la decisione. “Non potevamo avere tavoli coperti di rosa shocking con motivi di Barbie”, ha detto. Rapinese, un indipendente che si è scontrato con i partiti sia di destra che di sinistra, ha vietato i “buttadentro” dei ristoranti, che importunano i passanti, nel 2023, e ha accarezzato l’idea di introdurre una tassa turistica in stile Venezia.

I leader dell’opposizione hanno affermato che le misure che limitano la ristorazione all’aperto renderanno Como priva di anima e metteranno in difficoltà i ristoratori. “Le imprese saranno costrette a lasciare il personale a casa — una famiglia o un giovane che non può lavorare”, ha detto Stefano Molinari, capo locale (segretario provinciale, Ndr) di Fratelli d’Italia, il partito del primo ministro Giorgia Meloni.

Molinari ha lamentato il fatto che, in conformità con le nuove regole, le tovaglie a scacchi rossi tradizionalmente usate dai ristoranti rustici siano un ricordo del passato. “E tutto questo perché al sindaco non piace il colore”. La Pasticceria Vago (ne parlavamo qui, Ndr), fondata nel 1960, è stata costretta a rimuovere un’elegante struttura in metallo verde da 30 posti che occupava parte del marciapiede da 23 anni. “Non sono sicuro di come ce la caveremo”, ha detto un portavoce, che ha chiesto di rimanere anonimo.

Il locale può ospitare 20 persone su un soppalco interno, ma le persone anziane hanno difficoltà ad accedervi, ha aggiunto. Ha previsto che i guadagni caleranno. “È un colpo piuttosto duro”.

Le norme che regolano i posti a sedere all’aperto sono state allentate in tutta Italia per aiutare le imprese durante la pandemia e sono state rinnovate annualmente da allora, permettendo una proliferazione di strutture esterne.

Il mese scorso Firenze ha introdotto un divieto totale di aree di sosta all’aperto in circa 60 strade del suo centro storico protetto dall’Unesco. Anche Roma e Milano hanno introdotto misure più rigorose.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo