Il fronte è compatto. I 20 esercenti dei locali di viale Geno sono uniti e si oppongono all’avvio del cantiere di riqualificazione dell’area, previsto il 9 marzo (parliamo di viale Geno per abitudine comasca, in realtà il tratto di strada è ancora Lungolario Trieste. Segmento che va da piazza Matteotti a piazza De Gasperi: qui il progetto).

Non è però uno scontro diretto con il sindaco Alessandro Rapinese quello che cercano ma solo la possibilità di poter riflettere con tranquillità. La loro massima preoccupazione è che simili lavori (durata prevista 6 mesi), andranno a impattare in maniera decisiva sulla stagione alle porte. Tutti, va detto, si sono mostrati favorevoli a un intervento che sistemi in modo definitivo una delle zone più importanti della città, ma non ora.

E un ulteriore passaggio che ha deluso gli esercenti è l’epiteto buontemponi che il sindaco ha riservato loro commentando il ricorso al Tar (nel corso dell’ultima puntata di Etg+sindaco su Etv) che, come spiega Elisabetta Di Matteo, l’avvocato che li rappresenta, avrà la prima tappa il 13 aprile con l’udienza sulla sospensiva portata avanti da due esercenti.

“Buontemponi non lo accettiamo. Chi scherza è il Sindaco, cui si lavora, non si gioca. I ricorsi sono stati presentati perché il primo cittadino ha deciso di andare avanti con i paraocchi. Nessuno è contrario al progetto di riqualificazione di Viale Geno, anzi: siamo tutti favorevoli a un intervento che sistemi in modo definitivo una delle zone più importanti della città. Ma il punto è il quando e il come”, hanno spiegato gli esercenti come ribadisce l’avvocato Di Matteo che sottolinea alcuni aspetti fondamentali.

“Parliamo di oltre 20 attività, più di 300 lavoratori, oltre 30 milioni di euro di fatturato. Non è una questione di soldi pubblici o privati, è una questione di ragionevolezza. Con questi tempi il cantiere, anche senza intoppi, terminerà a ottobre. Nel frattempo, quanti disagi? Quante attività perderanno la possibilità di lavorare? Più di una rischia di non poter più avere nemmeno i tavolini esterni o di vederli drasticamente ridotti come in piazza De Gasperi”, spiega l’avvocato. Che puntualizza anche un altro elemento: “Inoltre, tutti i dipendenti per la stagione sono già da tempo stati assunti e formati per esser pronti. Questa situazione non potrà che ribaltarsi su di loro. Ma poi i turisti che arriveranno in città cosa troveranno? Si stancheranno presto della situazione come è normale che sia e andranno altrove”.

Ma c’è anche un ulteriore fatto, sottolinea Di Matteo “La speranza è che il 9 marzo non inizi i lavori. Il 13 aprile infatti, come detto, ci sarà l’udienza sulla sospensiva. E in tal contesto il Tar potrà anche esprimersi sulla ristorabilità, ovvero sui danni eventuali, da risarcire per il non aver atteso l’udienza, appunto, del 13 e aver iniziato subito. Insomma potrebbero essere altre somme che il Comune si troverebbe a pagare”.

Infine l’appello degli esercenti . “Viale Geno è la zona più turistica di Como. La città non può permettersi di accogliere i turisti in queste condizioni. Sarebbe un danno enorme d’immagine per tutta Como. Non si raccontino sciocchezze: l’impatto sarà devastante per molte attività. E per cosa? Per dimostrare efficienza? Per una prova di forza politica? Se il Sindaco è così convinto di essere rieletto, allora usi la ragione: rimandi i lavori e li avvii a fine stagione. Potrà iniziare il nuovo mandato tagliando il nastro di Viale Geno, consegnando alla città un’opera finita senza aver messo in ginocchio imprese e lavoratori. Qui chiediamo solo buon senso”.

E se invece il 9 marzo gli operai dovessero essere regolarmente al lavoro “valuteremo il da farsi e magari potremmo prevedere di presentare un ulteriore istanza al Tar“, chiude Elisabetta Di Matteo.