Un caso di grave irregolarità nel settore dei servizi professionali scuote il Mendrisiotto. Come rivelato da un’inchiesta di SEIDISERA, la Commissione paritetica cantonale ingegneri e architetti ha inflitto una sanzione record di 160.000 franchi a due società con sede a Mendrisio.
In un territorio a ridosso del confine, con sempre più frontalieri impiegati e eterne discussioni su dumping salariale e differenza di trattamento salariale tra italiani e svizzeri, si tratta di una vicenda – non si sa se i dipendenti coinvolti siano italiani o meno – fa discutere.
Un milione di franchi di salari evasi in quattro anni
L’indagine ha portato alla luce un sistema di gestione del personale inquietante. Secondo le ricostruzioni, l’ammontare complessivo dei salari non corrisposti ammonta a circa un milione di franchi sull’arco di quattro anni.
Il meccanismo era studiato nei minimi dettagli: ai dipendenti, nella maggior parte dei casi giovani architetti neolaureati al loro primo impiego, venivano sottoposti contratti a tempo parziale (con percentuali del 30%, 40% o 50%). Tuttavia, nella realtà quotidiana, i professionisti erano costretti a lavorare al 100%, a fronte di una remunerazione ridotta ai minimi termini.
Le testimonianze: “Accettavamo per necessità”
Dalle testimonianze raccolte dalla RSI, emerge un quadro di forte pressione psicologica. Il datore di lavoro avrebbe fatto leva sullo stato di necessità dei giovani collaboratori. “Ho accettato perché avevo bisogno di lavorare e non avevo alternative” ha dichiarato uno dei dipendenti coinvolti.
Contattato per una replica, il titolare ha scelto di non rilasciare dichiarazioni ufficiali, limitandosi ad annunciare che le sanzioni saranno impugnate dai propri legali per dimostrare la presunta buona fede delle società.
La reazione dei sindacati: “Sfruttamento inaccettabile”
Dura la presa di posizione di Paolo Locatelli, sindacalista dell’OCST, che definisce l’accaduto come “una forma di sfruttamento dei lavoratori assolutamente inaccettabile”. Grazie all’intervento dell’Ispettorato del lavoro, è stato possibile accertare che oltre una decina di persone subivano questo trattamento.
Locatelli ha sottolineato la gravità del caso: “Si tratta di un episodio eccezionale per il settore di ingegneria e architettura, un sistema che non deve assolutamente prendere piede in questo ambito”. Sebbene al momento i dipendenti non abbiano sporto denuncia penale, il sindacato sta valutando seriamente questa opzione.
Concorrenza sleale: multe “tutt’altro che simboliche”
Anche Stefano Campana, presidente della Commissione paritetica, pur mantenendo il riserbo sui nomi delle aziende, ha confermato la gravità della situazione. “Stiamo gestendo casi di particolare gravità e le multe comminate sono di gran lunga superiori alla somma di quelle inflitte negli ultimi anni”, ha dichiarato Campana.
L’autorità ha ribadito che tali comportamenti costituiscono una forma di concorrenza sleale che danneggia gli studi che operano nel rispetto delle regole e del Contratto Collettivo. Pur parlando di “casi isolati”, Campana ha lanciato un appello fondamentale: “È molto importante segnalare tempestivamente qualsiasi situazione irregolare”.