Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Attualità

“Droni con defibrillatore. In volo per salvare vite”. Non un sogno ma il futuro (vicino) del 118

“L’obiettivo a lungo termine è riuscire a utilizzare i droni per trasportare nel minor tempo possibile i defibrillatori dove servono ma non è semplice: le strumentazioni già esistono ma bisogna organizzare una rete di linee ‘di volo’ in totale sicurezza”.

A raccontarci di questo progetto in stile Ritorno al Futuro è Umberto Piccolo, infermiere del 118 e referente provinciale per l’attività di defibrillazione precoce.

Defibrillatore di ComoCuore alla scuola professionale Cias

“A medio termine stiamo invece lavorando per l’impiego di defibrillatori automatici, ovvero senza la necessità che una persona prema il pulsante ma semplicemente che posizioni le placche sul paziente” aggiunge Piccolo.

Questi sono gli obiettivi per il futuro. Nel presente invece si lavora per aumentare di anno in anno il numero di defibrillatori sul territorio. In provincia di Como sono attualmente mille quelli installati in luoghi pubblici e censiti sul sito di Areu, l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza, un’ottantina solo in città.

Solo poche settimane fa Comocuore, con il partner Intesa Sanpaolo, ne ha donati altri 25 alla comunità. “Il progetto è partito circa 10 anni fa con l’installazione del primo Dae e da 5 anni si può dire che siamo a pieno regime: questi strumenti però non sono mai abbastanza perché il loro utilizzo può fare la differenza tra la vita e la morte di una persona colpita da arresto cardiaco”.

Ogni anno in provincia di Como infatti sono circa 600 le persone che hanno un attacco di cuore. “In caso di arresto cardiaco, se i presenti si limitano ad attendere l’arrivo del 118 la sopravvivenza è inferiore al 10% – spiega il referente – Se invece vengono effettuate tempestivamente misure di primo soccorso possono essere salvate fino al 30% delle persone. L’utilizzo di un defibrillatore fa schizzare la percentuale di sopravvivenza al 90%”.

Per questo motivo l’educazione sanitaria è primaria, fin da giovanissimi. “La conoscenza delle manovre di primo soccorso da parte della popolazione aumenta le probabilità di sopravvivenza delle vittime colpite da arresto cardiaco e sono sufficienti poche ore di formazione (rivolgendosi al 118 o ai Cefra, Centri di Formazione Riconosciuto e Autorizzato, Ndr) per apprendere le manovre base di rianimazione cardiopolmonare” aggiunge Piccolo.

Chi non è preparato però in caso di emergenza non deve tirarsi indietro. “La sala operativa di emergenza sanitaria è in grado di fornire a chi chiama istruzioni per l’esecuzione del massaggio cardiaco e la localizzazione del Dae più vicino nonché di autorizzare e di guidare all’utilizzo” ha concluso il referente di Areu.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

TAG ARTICOLO:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti: