Due anni pressoché ininterrotti di siccità hanno modificato il territorio. E anche in queste ore, in attesa delle piogge annunciate ma già ritenute comunque insufficienti, la realtà rimane critica. A tracciare un bilancio della situazione è Gladys Lucchelli, direttore di Anbi (associazione regionale consorzi gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue) Lombardia. “Per il Lago di Como la situazione è decisamente al limite. La riserva delle risorse idriche ammonta a -45% e il lago è a -40 rispetto alla media”, spiega il direttore. “Purtroppo un insieme di fattori, compreso ovviamente il meteo risultano determinanti. Sul fronte delle piogge i meteorologi dicono che ci vorrebbero – e non sarebbero comunque sufficienti – almeno 50 giorni di precipitazioni per dare respiro a una situazione che si sta complicando sempre di più”. In aggiunta un altro elemento determinante è dato dal fatto che anche adesso, l’afflusso nel lago di Como è sempre inferiore rispetto al deflusso.

“La necessità per noi è quella di riuscire a invasare la maggior quantità di acqua possibile da poter poi ovviamente gestire al bisogno. Il tema dunque rimane sempre quello di raccogliere l’acqua. Basta dire, ad esempio, come si avvicini la data del primo aprile che segna solitamente l’avvio della stagione irrigua, passaggio dunque molto importante”, spiega Gladys Lucchelli. Difficoltà dunque che derivano anche dal fatto che manca un numero di bacini sufficiente dove poter raccogliere l’acqua. “Attualmente infatti negli invasi si riesce a trattenere in media l’11% dell’acqua piovana e non sono in mumero adeguato”. E proprio da qui deriva anche la realizzazione, in fase di ultimazione proprio in questi giorni, del Piano Laghetti, ovvero una mappatura dove riportare le necessità dei territori individuando bacini aggiuntivi in cui poter stoccare l’acqua.