E arrivato nel tardo pomeriggio di oggi alle redazioni un durissimo comunicato di di UFIS – Unione Frontalieri Italiani in Svizzera, firmato dal Presidente e rappresentante legale Cristian Bisa. L’associazione nel presentare le proprie considerazioni sottolinea come la Nota sia basata “esclusivamente su atti ufficiali della Corte dei conti (deliberazione n. LOMBARDIA/2/2026/PRSS – 15 gennaio 2026) e mette in evidenza le gravi e reiterate inadempienze della Regione Lombardia nella gestione e rendicontazione della sanità, nonché le ricadute concrete sulla comunità e sulla sanità di confine”. Trovate il documento integrale della Corte dei Conti in fondo all’articolo. Ecco quanto scrivono da Ufis:
Tassa sanità: richiesta immotivata e priva di basi contabili
La Corte dei conti certifica gravi inadempienze con e;etti diretti sulla comunità e sulla sanità regionale e di confine La richiesta di una cosiddetta “tassa sanità” da parte della Regione Lombardia è totalmente immotivata sotto il profilo contabile, amministrativo e istituzionale. A dimostrarlo non è UFIS, ma la Corte dei conti. Con deliberazione n. LOMBARDIA/2/2026/PRSS, assunta in camera di consiglio il 15 gennaio 2026 e depositata il 16 gennaio 2026, la Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti ha accertato gravi e reiterate inadempienze della Regione nella gestione e rendicontazione della sanità regionale.

La Corte dei conti certifica che la Regione Lombardia: non approva il bilancio di esercizio della Gestione Sanitaria Accentrata entro i termini di legge (30 aprile dell’anno successivo); non trasmette tempestivamente la relazione del terzo certificatore, obbligatoria per legge; ripete tale comportamento da almeno tre esercizi consecutivi, come già rilevato nei giudizi di parificazione 2023, 2024 e 2025. Queste non sono irregolarità formali. Sono carenze strutturali che compromettono il ciclo del bilancio e i controlli pubblici, con e;etti diretti sulla programmazione sanitaria, sull’allocazione delle risorse e sulla qualità dei servizi o;erti ai cittadini.
Tali mancanze hanno un peso concreto sulla comunità e sulla sanità regionale e di confine: impediscono una programmazione sanitaria trasparente e verificabile; rendono opaca la gestione delle risorse destinate ai territori di confine; scaricano sui cittadini l’incertezza generata da una gestione contabile non regolare; colpiscono lavoratori, frontalieri ed ex frontalieri che utilizzano quotidianamente i servizi sanitari lombardi.
In questo quadro certificato, la Regione Lombardia pretende di imporre ai cittadini, e in particolare a frontalieri ed ex frontalieri, un contributo fiscale certo, obbligatorio e immediato, senza essere in grado di dimostrare: l’esistenza di un bilancio sanitario approvato e certificato nei termini di legge; una quantificazione verificata del reale fabbisogno sanitario; una correlazione trasparente tra la tassa richiesta e il miglioramento dei servizi sanitari, soprattutto nei territori di confine.
Una tassa sanitaria può avere senso solo se fondata su conti chiari, approvati e certificati, e se finalizzata in modo trasparente a garantire servizi migliori alla comunità. Qui accade l’opposto: la Corte dei conti certifica una gestione sanitaria centrale incapace di chiudere correttamente il proprio bilancio, mentre si chiede ai cittadini di pagare di più.
A ciò si aggiunge un elemento sostanziale e mai chiarito dalla Regione Lombardia: la tassa sanità è stata fin dall’inizio configurata come una doppia imposizione, priva di motivazione economica verificabile e in totale contrapposizione con gli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera, che disciplinano il regime fiscale e contributivo dei lavoratori frontalieri. Questa impostazione rappresenta una rottura unilaterale degli equilibri pattizi e un precedente grave, che UFIS ha ripetutamente evidenziato e formalmente sottoposto non solo agli Stati interessati, ma anche agli organi internazionali competenti.
Le inadempienze oggi certificate dalla Corte dei conti ra;orzano ulteriormente le ragioni di UFIS: non solo manca una base contabile e amministrativa per la tassa sanità, ma viene confermata l’assenza di qualsiasi giustificazione tecnica per una misura che si traduce in una doppia imposizione illegittima e lesiva degli accordi internazionali vigenti.
È fondamentale sottolineare che UFIS è la prima e, ad oggi, l’unica realtà sindacale che, in piena trasparenza, ha portato e continua a portare questi documenti u;iciali e questi fatti certificati all’attenzione delle istituzioni, dei lavoratori e dell’opinione pubblica, rendendoli accessibili e comprensibili e ponendoli formalmente all’esame delle sedi competenti. Prima si mettono in ordine i conti. Prima si rispettano le leggi sulla rendicontazione. Prima si tutelano concretamente i cittadini e i territori di confine. Fare il contrario significa far pagare alla comunità le conseguenze di gravi carenze amministrative regionali, oggi ufficialmente accertate dalla Corte dei conti.
Cristian Bisa
Presidente e Rappresentante legale
UFIS – Unione Frontalieri Italiani in Svizzera