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Attualità, Economia

Industria, Manoukian: “Caro energia, la produzione rallenta, diminuiscono ordini e marginalità. Tiene l’occupazione”

“Le preoccupazioni che serpeggiavano durante la scorsa estate, dovute in gran parte all’aumento incontrastato dei prezzi dell’energia, si sono concretizzate nel mese di settembre che, secondo i dati in nostro possesso, registra un rallentamento della produzione rispetto all’euforia che aveva contraddistinto la ripresa post covid”. Così Aram Manoukian, presidente di Confindustria Como, commentando l’esito dell’indagine congiunturale rapida di Settembre 2022 elaborata dagli Uffici studi di Confindustria Como e Confindustria Lecco e Sondrio.

Prosegue il numero uno di via Raimondi: “È evidente che molte realtà si trovano a fare i conti con un ridimensionamento di investimenti e consumi a causa di questa forte incertezza che si legge anche nelle aspettative future. Il risultato è un ridimensionamento dei volumi a causa della diminuzione degli ordini e un ancor più preoccupante contrazione della marginalità. Il dato positivo è la tenuta dell’occupazione. Anzi, laddove vi siano variazioni sono maggiori quelle positive, anche se potrebbero esserlo ancor di più se non fosse così difficoltoso reperire, da parte di imprese di tutti i settori, le figure professionali maggiormente ricercate come i tecnici. Per questo Confindustria Como, oltre ad aver lanciato insieme a Confindustria Lecco e Sondrio la seconda edizione del Master in cultura d’impresa rivolto principalmente agli imprenditori e ai dirigenti, prosegue quotidianamente nell’orientamento, nel supporto alle scuole e nell’attivazione di corsi professionali, di IFTS e di ITS, come quello sulla Meccatronica recentemente avviato con successo, spingendo i giovani verso una formazione sempre più al passo con i continui cambiamenti tecnologici, che garantisca occupazione e soddisfazioni future”.

L’ANALISI CONGIUNTURALE RAPIDA SU SETTEMBRE:

I dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale rapido delineano, rispetto allo scorso mese di luglio, una situazione di rallentamento degli indicatori a cui si accompagna anche il peggioramento delle aspettative.

Il giudizio prevalentemente formulato dalle aziende comasche è quello relativo alla stabilità ma, per domanda sia a livello italiano che estero e per l’attività produttiva, in caso di indicazioni di variazione l’incidenza della diminuzione risulta superiora a quella dell’aumento.

Gli ordini sul mercato domestico risultano stabili per oltre due realtà su cinque (42%), crescono per il 24,7% del campione mentre si riducono per il restante 33,3%.

La domanda proveniente da oltre confine si mantiene sui livelli di luglio per quasi una realtà su due (49,3%), aumenta per il 18,2% delle imprese ma decresce per il 32,5%.

La produzione mostra evoluzioni coerenti con quanto esaminato per gli ordinativi e, al fianco della quota del 56,2% di imprese che segnalano la stabilità, rivela una maggior diffusione di giudizi di decelerazione dell’attività (26,3%) rispetto a quelli di crescita (17,5%).

Il tasso di utilizzo degli impianti di produzione si attesta in settembre al 79,1%, dato che, da un lato, conferma sostanzialmente quanto esaminato nell’ambito dell’Osservatorio per il primo semestre 2022 ma, dall’altro, risulta di tre punti percentuali al di sotto di quanto analizzato all’inizio della scorsa primavera (82,1% a marzo 2022).

Tra le realtà del campione sono riscontrabili differenze in merito alla capacità produttiva impiegata; il dato risulta infatti più elevato per le aziende del comparto metalmeccanico, per le quali si riscontra un tasso medio del 84,3%, e di quello tessile, per cui si registra 84,7%, rispetto all’utilizzo delle imprese degli altri settori (69,6%). Suddividendo invece le aziende in base al numero di occupati, si rileva un tasso di utilizzo dell’81,1% per le realtà fino a 50 unità mentre del 78,1% per quelle di dimensione maggiore.

L’indicatore associato alle vendite mostra distinzioni sulla base del perimetro territoriale considerato.

A livello italiano i giudizi risultano omogenei e vicini ad un terzo del totale sia nel caso della stabilità (35%), sia per quanto riguarda le variazioni in aumento (33,8%) e in diminuzione (31,2%); il quadro complessivo che emerge è dunque frammentato e, non conoscendo esattamente l’entità delle variazioni in aumento o in diminuzione, è più difficile formulare un’interpretazione precisa.

Il fatturato estero è segnalato come stabile sui livelli di luglio per circa una realtà su due (48%), in aumento per il 25,3% mentre in diminuzione per il 26,7%.

È bene ricordare che sulle dinamiche in crescita per l’indicatore associato alle vendite possono incidere, almeno in parte, gli aumenti che hanno interessato le quotazioni delle materie prime e i costi delle fonti energetiche.

Sul fronte dell’approvvigionamento delle commodities, il mese di settembre ha visto crescere ulteriormente i listini di acquisto di oltre quattro imprese su cinque (82,7%).

Oltre all’aumento del costo, due aziende di Como su tre (67,1%) hanno continuato a far fronte all’estensione dei tempi necessari a ricevere le forniture, il 39% delle imprese si è vista consegnare quantità di merci inferiori a quanto richiesto e necessario per realizzare le proprie produzioni ed, infine, una realtà su dieci (9,8%) ha riscontrato un deterioramento della qualità dei materiali approvvigionati.

Le dinamiche di apprezzamento che hanno interessato le materie prime e, in misura maggiore, i prezzi dell’energia elettrica e del gas in settembre, hanno causato criticità per l’86,6% delle imprese comasche aderenti all’Osservatorio.

Per la totalità delle aziende che hanno indicato di aver riscontrato problemi in tal senso, è stata registrata una contrazione della redditività aziendale (86,6%), per il 43,9% si sono posticipati oppure ridimensionati investimenti già pianificati, per il 41,5% si sono rese necessarie riorganizzazioni del lavoro e/o dell’attività produttiva mentre per circa una realtà su cinque (19,5%) sono state applicate riduzioni dell’attività aziendale. Solamente in casi limitati, pari al 2,4% del totale, le imprese partecipanti alla rilevazione hanno segnalato di aver interrotto l’attività.

Le problematiche finora emerse sono state ulteriormente enfatizzate dal perdurare dello scontro tra Russia e Ucraina e dal complesso di misure che sono state intraprese a livello internazionale come tentativo di arginare il conflitto.

In particolare, una realtà comasca su quattro (24,4%) ha segnalato una diminuzione della propria quota di export. In aggiunta, il 28% del campione ha indicato un peggioramento delle criticità di approvvigionamento inerenti specifiche materie prime tra cui metalli ferrosi e non ferrosi, componenti elettronici, filati tessili, materiali ceramici, materie plastiche, carte e materiali per il packaging, sostanze chimiche.

Sono in peggioramento le previsioni formulate per le prossime settimane. Sebbene circa un’azienda su due (49,4%) ritenga che il business possa procedere sugli stessi livelli registrati in settembre, il 34,6% del campione indica di attendere una diminuzione, a fronte di una quota inferiore, pari al 16%, di realtà che invece ritengono probabile si verifichi una crescita.

Considerando l’orizzonte di visibilità sugli ordini, circa un’impresa su quattro (23,7%) indica un portafoglio sufficiente a coprire l’attività per qualche settimana, il 53,8% un intervallo di qualche mese mentre solo il 22,5% un periodo superiore al trimestre.

I giudizi espressi dalle aziende comasche riguardo il loro rapporto con gli Istituti di credito delineano, coerentemente con il quadro generale, una situazione con alcune note di peggioramento.

Con riferimento alle condizioni praticate, è comunicata stabilità per tre realtà su quattro (75%), un miglioramento per l’1,3% ma una minor convenienza per il restante 23,7%.

Per quanto concerne invece la valutazione della liquidità aziendale, oltre due realtà su cinque (41,2%) ritengono la propria situazione nella norma, il 27,5% si considera soddisfatto mentre il 31,3% indica necessità di miglioramento.

L’occupazione delle aziende comasche risulta caratterizzata in settembre da una diffusa stabilità, indicata da sette realtà su dieci (70%). In caso di variazione, risultano prevalenti i giudizi di aumento dei livelli (20%) rispetto a quelli di diminuzione (10%).

Le previsioni per l’evoluzione degli organici nei mesi finali dell’anno confermano la generale indicazione di mantenimento rilevata in settembre: per l’84,1% del campione non sono ipotizzate variazioni, per il 6,1% è atteso un aumento mentre per il rimanente 9,8% dovrebbe registrarsi una contrazione.

L’OSSERVATORIO CONGIUNTO PER LE PROVINCE DI COMO, LECCO E SONDRIO

I dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale rapido sul mese di settembre, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, delineano uno scenario in rallentamento rispetto ai livelli di luglio. Nonostante il giudizio prevalentemente formulato dalle aziende delle tre province sia quello di stabilità, le indicazioni di peggioramento degli indicatori risultano più diffuse rispetto a quelle di aumento, ad eccezione di quello riferito all’andamento occupazionale.

Gli ordini mostrano dinamiche simili sia sul versante domestico sia per l’export e risultano in conservazione rispetto al mese di luglio per oltre quattro realtà su dieci, in rallentamento per un’impresa su tre e in aumento in circa un caso su cinque.

Analizzando nel dettaglio, la domanda in Italia risulta stabile per il 41,8% delle aziende, cresce per il 21,3% e diminuisce per il 36,9%.

Le esportazioni sono considerate mantenersi sui livelli di luglio per il 44,7% del campione, aumentano per il 19,7% ma calano per il restante 35,6%.

L’attività produttiva è in conservazione per oltre una realtà su due (54,7%), rallenta per il 30,2% e cresce per il 15,1%.

La capacità produttiva mediamente utilizzata dalle imprese lecchesi, sondriesi e comasche in settembre si attesta al 78,1%, dato sostanzialmente in linea con quanto esaminato nell’ambito dell’Osservatorio per il primo semestre 2022 (78,7%), ma al di sotto di quanto registrato in primavera (81% a marzo 2022).

All’interno del campione sono riscontrabili alcune differenze nel tasso di utilizzo degli impianti. Il dato risulta più elevato per le realtà metalmeccaniche (in media 81,5%) e tessili (81%) mentre è più contenuto per le aziende degli altri settori (72%).

Il fatturato mostra giudizi meno diversificati rispetto a quanto esaminato per la domanda e la produzione: in circa due casi su cinque l’indicazione comunicata è quella di stabilità mentre, in caso di segnalazioni di variazione, le quote di aumento e diminuzione assumono entità tra loro simili. Analizzando nello specifico, a livello italiano le vendite si mantengono sui livelli di luglio per il 38% delle aziende, aumentano per il 28,9%, mentre decelerano per il 33,1%.

L’export risulta stabile per il 41,9% delle imprese, accelera per il 26,3% del campione, ma diminuisce per il restante 31,8%.

Le aspettative per l’andamento del business nei mesi finali dell’anno indicano stabilità per circa un’impresa su due (48,2%), sono in miglioramento per il 13,5% delle aziende ma peggiorano per il 38,3%.

L’orizzonte temporale di visibilità sul portafoglio ordini supera il trimestre nel 26,9% dei casi, è di qualche mese nel 44%, mentre consente una pianificazione dell’attività produttiva solo per poche settimane nel rimanente 29,1%.

Sul versante dell’approvvigionamento delle materie prime e delle fonti energetiche si continuano a registrare criticità per le aziende dei tre territori.

In settembre, i listini delle commodities principalmente acquistate dalle aziende per le loro attività sono stati comunicati in aumento nell’80,1% dei casi.

Si sono riscontrate nuovamente criticità inerenti all’estensione dei tempi di consegna (60,6% delle aziende) e la fornitura di quantità di merci inferiori a quelle richieste (35,2%) e, in misura minore, il peggioramento della qualità di quanto approvvigionato (5,2%).

In aggiunta, le dinamiche legate al costo delle materie prime, dell’energia elettrica e del gas hanno determinato impatti significativi sulle aziende per l’85,9% dei casi.

L’effetto prevalente è stato la contrazione dei margini di profitto, indicata dall’85,2% delle imprese; a seguire le aziende aderenti all’Osservatorio hanno indicato la necessità di riorganizzare il lavoro e/o l’attività produttiva (43%), il ridimensionamento o il posticipo degli investimenti aziendali (41,5%), la riduzione dell’attività aziendale (23,9%) ed infine la sospensione dell’attività (2,1%).

Lo scenario, di per sé già complesso per via delle tensioni e delle speculazioni sul fronte delle materie prime e delle commodities energetiche, ha ulteriormente risentito degli effetti del perdurare del conflitto tra Russia e Ucraina; una realtà lecchese, sondriese e comasca su quattro (24,5%) ha registrato contrazioni della propria quota di export e il 26,8% ha indicato di aver rilevato un inasprimento delle criticità riguardanti l’approvvigionamento di particolari materie prime.

Sul fronte dei rapporti tra le aziende del campione e gli Istituti di credito, il quadro registrato in settembre risulta caratterizzato da stabilità per oltre tre realtà su quattro (75,2%); risulta per contro in peggioramento la situazione per il 24,1% delle imprese, a fronte dello 0,7% che indica, invece, condizioni migliori.

I giudizi formulati riguardo l’andamento dell’occupazione in settembre indicano la conservazione degli organici per quasi tre realtà su cinque (73,2%) mentre, in caso di variazione dei livelli, prevale l’aumento (16,9%) rispetto alla diminuzione (9,9%). Le previsioni per gli ultimi mesi dell’anno permangono orientate ad una diffusa stabilità (81,3%), nonostante sia riscontrabile una diminuzione delle aspettative di crescita (6,9%) a favore di quelle di diminuzione (11,8%).

CONSEGUENZE DEL CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA

Il perdurare dello scontro tra Russia e Ucraina e il complesso sistema di misure intraprese a livello internazionale hanno determinato effetti sulle aziende dei tre territori. Lo scenario, di per sé già complesso per via delle dinamiche distorsive inerenti alle materie prime e le commodities energetiche, si è ulteriormente aggravato per una realtà su quattro; nel 24,5% dei casi le imprese del campione hanno registrato un calo della propria quota di export, mentre nel 26,8% è stato riscontrato un inasprimento delle difficoltà inerenti all’approvvigionamento di particolari materie prime.

DOMANDA

Gli ordini delle aziende lecchesi, sondriesi e comasche risultano principalmente improntati alla stabilità in settembre, così come indicato da oltre quattro realtà su dieci.

In caso di variazione, però, i giudizi di diminuzione superano quelli di aumento e ciò è riscontrabile sia a livello domestico, sia per l’export.

La domanda in Italia è considerata mantenersi sui livelli del mese di luglio per il 41,8% del campione, crescere per il 21,3% delle imprese e ridursi per il rimanente 36,9%.

Le vendite all’estero sono indicate invece come stabili nel 44,7% dei casi, in espansione per il 19,7% e in rallentamento per il 35,6%.

PRODUZIONE

Le aziende dei tre territori rivelano un quadro produttivo che risulta coerente con quanto rilevato per la domanda; a fianco dell’indicazione di stabilità dell’attività, che interessa oltre una realtà su due (54,7%), è riscontrabile una maggior incidenza di giudizi di diminuzione (30,2%) rispetto a quelli di accelerazione (15,1%) dei ritmi produttivi.

Il tasso di utilizzo mediamente impiegato dalle aziende di Lecco, Sondrio e Como in settembre si attesta al 78,1%, dato di circa tre punti percentuali al di sotto di quanto esaminato per il mese di marzo 2022 (81%), ma sostanzialmente in linea con la media del primo semestre dell’anno (78,7%).

Tra le realtà che partecipano all’Osservatorio sono riscontrabili alcune differenze in merito alla capacità produttiva utilizzata, meno marcata a livello dimensionale rispetto al confronto tra settori merceologici. Le realtà con oltre 50 occupati rivelano un ricorso agli impianti che si attesta all’80,9% del totale, mentre il dato per le imprese più piccole risulta pari al 76,4%.

Con riferimento ai comparti di attività, si registra un utilizzo dell’81,5% per le realtà metalmeccaniche, del 81,1% per quelle tessili mentre del 72% per le imprese degli altri settori.

FATTURATO

I giudizi formulati dalle imprese di Lecco, Sondrio e Como riguardo il fatturato tracciano un quadro coerente con quanto emerso per gli indicatori associati a domanda e alla produzione: una maggiore incidenza delle indicazioni di rallentamento delle vendite rispetto alla crescita, sia per l’Italia, sia a livello estero.

Il fatturato sul versante domestico è considerato stabile dal 38% del campione, aumenta per il 28,9% e diminuisce per il 33,1%.

L’export risulta invece in mantenimento sui livelli di luglio per il 41,9% delle imprese, in crescita per il 26,3% e in decelerazione per il 31,8%.

PREVISIONI

Per le prossime settimane, le imprese dei tre territori riferiscono previsioni di rallentamento del business. A fronte del 48,2% di realtà che si attendono stabilità e del 13,5% di soggetti che prevedono una crescita, il 38,3% del campione segnala ipotesi di diminuzione.

L’orizzonte di visibilità sugli ordini continua a risentire delle dinamiche distorsive che penalizzano le catene di approvvigionamento di materie prime a livello generale. Per circa tre realtà su dieci (29,1%) il portafoglio ordini è sufficiente a coprire l’attività solo per poche settimane, per il 44% delle imprese la visibilità sale a qualche mese, mentre nel 26,9% supera il trimestre.

MATERIE PRIME

Le realtà lecchesi, sondriesi e comasche confermano di operare in uno scenario di forte tensione sul versante dell’approvvigionamento delle materie prime e delle commodities energetiche.

Nel mese di settembre quattro realtà su cinque (80,1%) hanno segnalato di aver registrato un incremento dei prezzi degli input necessari all’attività aziendale.

In aggiunta, tre imprese su cinque (60,6%) hanno comunicato di dover ancora far fronte a ritardi nelle forniture, il 35,2% del campione ha indicato di aver ricevuto quantità inferiori rispetto a quelle richieste e, infine, il 5,2% ha evidenziato problemi legati al peggioramento della qualità delle forniture.

Le dinamiche legate all’apprezzamento dei costi delle materie prime, dell’energia elettrica e del gas hanno di fatto determinato impatti significativi per l’85,9% delle aziende aderenti all’Osservatorio, impatti che hanno riguardato quasi sempre la contrazione dei margini di profitto (per l’85,2% del campione), ma anche la necessità di riorganizzare il lavoro e/o l’attività produttiva (43%), il posticipo o il ridimensionamento di investimenti (41,5%) nonché la riduzione di parte dell’attività aziendale (23,9%).

In casi più estremi, ma fortunatamente più limitati (2,1%), le conseguenze hanno assunto la forma dell’interruzione dell’attività aziendale.

RAPPORTI CON GLI ISTITUTI DI CREDITO E LIQUIDITA’

Il mese di settembre evidenzia un peggioramento anche sul versante dei rapporti tra le imprese di Lecco, Sondrio e Como e gli Istituti di credito del territorio.

Sebbene le condizioni applicate dagli Istituti bancari siano valutate come stabili per tre casi su quattro (75,2%) e in miglioramento per lo 0,7% del campione, la restante quota del 24,1% di aziende segnala evoluzioni meno favorevoli.

Per quanto riguarda i pareri formulati dalle aziende riguardo la liquidità aziendale, nel 45,1% dei casi è indicata una situazione nella norma, nel 27,4% è espressa soddisfazione, mentre nel rimanente 27,5% il quadro è definito come migliorabile.

OCCUPAZIONE

Le aziende dei tre territori riferiscono per settembre un quadro occupazionale in generale conservazione, così come indicato in tre casi su quattro (73,2%).

L’effetto di stabilità viene ulteriormente enfatizzato dalle indicazioni di variazione, in diminuzione (9,9%) e crescita (16,9%), con entità tra loro simili.

Le prospettive per l’andamento dell’occupazione nei mesi finali dell’anno si mantengono improntate alla stabilità: oltre quattro imprese su cinque (81,3%) ipotizzano la conservazione dei propri organici, il 6,9% prevede nuovi inserimenti di personale, mentre l’11,8% prospetta una riduzione.

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