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Inquietante a Como: “Il van svizzero contromano quasi ci travolge. Poi mani alzate e insulti. Chi arriva pensa che tutto sia permesso”

E’ davvero un racconto inquietante quello che arriva da una lettrice che racconta, con dovizia di particolari e immagini, quanto le è accaduto in compagnia del marito in centro a Como. Spiega: “Condivido con voi ciò che mi è capitato oggi, sperando che possa invitare i pedoni a prestare sempre attenzione e a farci domande sul tipo di persone che stiamo attirando sul nostro lago”.

E questa è la testimonianza dei fatti:

Oggi pomeriggio, verso le due e trenta, stavo attraversando con mio marito in via Sant’Elia, venendo da via Bossi. Il tratto di strada dove mi trovavo è a senso vietato per chi arriva da via Sant’Elia.

Un furgone guidato da una coppia di turisti (un van, vediamo dalle foto, svizzero, in particolare del Canton Grigioni, Ndr) arriva a velocità sostenuta da Via Fratelli Recchi-Via Sant’Elia e non svolta a destra in via Bossi, ma prosegue in via Sant’Elia per accedere al parcheggio sotterraneo verso viale Cavallotti CONTROMANO. Il furgone ci fa il pelo. Strillo che è contromano e il signore alla guida mi risponde che non “è mica scemo, capisce l’italiano”. Replico che, guidando contromano, ha quasi lasciato mio figlio orfano di entrambi i genitori.

Riassumo quello che è successo dopo: non solo i turisti (confinanti) non hanno chiesto scusa (per aver cercato di accorciare le nostre esistenze entrando contromano a velocità eccessiva), ma hanno anche iniziato a insultarci.

Il loro punto, cari lettori, è che “si possono commettere errori” e “chiamiamo noi la polizia perché tutti sbagliano”.

L’uomo ci ha detto di stare zitti, altrimenti ci avrebbe ridotti male. Sono scesi dal furgone con un atteggiamento minaccioso e l’uomo ha alzato le mani contro mio marito, che, a quel punto, stava davvero chiamando la polizia. Quando la polizia ha risposto al telefono, sono scappati.

Permettetemi di aggiungere che tre settimane fa un altro turista al volante mi è quasi venuto addosso sulle strisce pedonali lungo il lago perché assorbito dal suo telefono. Anche in quel caso, dopo aver frenato di colpo, di fronte al mio sguardo terrorizzato, ha saputo solo insultarmi. Che sfortuna! -direte. Non credo. Chi arriva a Como pensa che tutto sia permesso. Non chiedo che Como torni vivibile (sarebbe un sogno), ma almeno che sia sicura. Grazie.
F.

 

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