L’ultimo rapporto dell’Ufficio Studi siderweb delinea un 2025 complesso per la siderurgia italiana. Sebbene il settore accusi la terza frenata consecutiva, la Lombardia continua a dominare la classifica nazionale dei poli siderurgici, pur con dinamiche interne contrastanti tra il primato di Brescia e la crisi strutturale di Lecco.
Il settore siderurgico italiano nel 2025: i numeri della crisi
L’export nazionale di prodotti siderurgici e tubi ha chiuso l’anno a 19,7 miliardi di euro, registrando una flessione del 5,7%. Dopo il boom del biennio 2021-2022, il comparto sconta oggi due fattori critici:
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Calo delle quotazioni internazionali dei prodotti.
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Contrazione dei volumi richiesti dai settori chiave (automotive, edilizia, meccanica).
L’Italia si conferma inoltre un importatore netto di acciaio, con un deficit commerciale di circa 1,4 miliardi di euro.
Focus Lombardia: Brescia regina, allarme rosso a Lecco
La Lombardia resta il cuore pulsante dell’acciaio italiano, occupando 5 delle prime 10 posizioni nella Top 20 nazionale. Tuttavia, i risultati sono polarizzati.
1. Brescia e Cremona: I segnali positivi
In controtendenza rispetto al dato nazionale, Brescia consolida il suo primato con un export di 1,896 miliardi di euro (+2,0%). Bene anche Cremona, che con 1,488 miliardi scavalca Mantova e si piazza al terzo posto sul podio italiano.
2. Il crollo di Lecco: -12,1% in un anno
Per la provincia di Lecco, “capitale del filo d’acciaio”, il 2025 è un anno nero. Il polo lecchese è scivolato alla nona posizione nazionale, con una perdita secca di 114 milioni di euro.
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Export 2025: 830 mln €
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Export 2024: 944 mln €
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Trend: Una flessione del 12,1%, superata in negativo solo da Mantova (-14,9%).
3. La Top 10 dei Poli Siderurgici Italiani (Export 2025)
| Pos. | Provincia | Export 2025 (mln €) | Var. % su 2024 |
| 1 | Brescia | 1.896 | +2,0% |
| 2 | Udine | 1.769 | -4,7% |
| 3 | Cremona | 1.488 | -2,8% |
| 4 | Mantova | 1.379 | -14,9% |
| 5 | Bergamo | 1.337 | -1,9% |
| 6 | Milano | 1.122 | -12,8% |
| 7 | Vicenza | 1.112 | -6,6% |
| 8 | Terni | 873 | -7,3% |
| 9 | Lecco | 830 | -12,1% |
| 10 | Reggio Emilia | 787 | -4,8% |
Nota: I dati evidenziati in grassetto appartengono alla Regione Lombardia.
Analisi: Perché Lecco soffre?
Il polo lecchese, specializzato nelle trafilerie, risente di una crisi di margini e fatturato (sceso sotto i 2,6 miliardi complessivi). Oltre alla discesa dei prezzi, pesa la concorrenza asiatica e la debolezza della domanda europea.
Mentre Terni (Arvedi Ast) riesce a superare Lecco grazie a una flessione più contenuta, altri poli come Taranto scompaiono quasi dai radar dell’export, con un crollo verticale del 40,3% che certifica la crisi di Acciaierie d’Italia.
Conclusioni e prospettive
Il 2025 conferma che la tenuta della siderurgia italiana passa per la capacità di riposizionamento dei distretti lombardi. Se Brescia e Cremona mostrano resilienza, il “sistema Lecco” necessita di nuove strategie per difendere il proprio ruolo storico di leadership nel mercato del filo d’acciaio.