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Lo stabilimento ha fatto la storia della Lombardia, il colosso se ne infischia e lo si svuota: via quasi tutti

Rischia di svuotarsi lo storico stabilimento de “La Pavoni” di San Giuliano Milanese, eccellenza del Made in Italy che dal 1905 firma le macchine per il caffè più iconiche del mondo. La proprietà Smeg, che ha acquisito il marchio nel 2019, ha comunicato una decisione drastica: il trasferimento di 30 dei 45 dipendenti attuali presso un capannone del gruppo situato in provincia di Verona, a circa 180 chilometri di distanza dalla sede attuale.

I dettagli del piano Smeg: uffici e produzione lontano da Milano

Il colosso degli elettrodomestici ha ufficializzato la volontà di delocalizzare il cuore operativo dell’azienda. Nel dettaglio, il provvedimento riguarda lo spostamento del reparto produttivo, della logistica, dell’ufficio acquisti e del reparto qualità.

La notizia, frutto di una procedura di cessione del ramo d’azienda, è arrivata improvvisamente nella giornata di mercoledì 18 marzo 2026, lasciando i lavoratori in uno stato di shock. La stragrande maggioranza del personale risiede infatti a San Giuliano Milanese o nei comuni limitrofi, rendendo il trasferimento oggettivamente insostenibile. In risposta, i dipendenti hanno immediatamente proclamato lo stato di agitazione e indetto le prime due ore di sciopero.

Un’azienda sana: bilanci in attivo e ordini costanti

Ciò che rende la vicenda ancora più controversa è lo stato di salute dell’azienda. Stando a quanto emerso, La Pavoni non attraversa alcuna crisi finanziaria: i bilanci sono in attivo, il portafoglio ordini è solido e le commesse non mancano. A conferma della stabilità del sito di San Giuliano, l’azienda non ha mai dovuto fare ricorso ad ammortizzatori sociali negli ultimi anni.

La dura reazione dei sindacati: “Licenziamenti mascherati”

Le sigle sindacali Fiom e Uilm hanno alzato un muro contro la decisione di Smeg, definendo la strategia del gruppo come un attacco diretto all’occupazione. “Vi immaginate più di 30 persone, con casa, famiglia e relazioni in questo territorio che, due volte al giorno, si sobbarcano 180 km per recarsi al lavoro? Non scherziamo, è evidente che siamo di fronte a licenziamenti camuffati“, ha dichiarato duramente Ludovico Di Muzio della Fiom di Milano. “Abbiamo proclamato lo stato di agitazione permanente e decideremo giorno per giorno le modalità della mobilitazione”.

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