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Lugano, il nuovo stadio prende forma. Il famoso architetto: “Un impianto in città non deve essere un corpo estraneo alla vita quotidiana”

Il futuro del nuovo stadio del Como è uno dei temi principali – se non il principale – che anima il dibattito cittadino. La recente chiusura della Conferenza dei Servizi e le parole del presidente Mirwan Suwarso hanno riacceso i riflettori sul futuro del Sinigaglia.

Intanto a pochi chilometri dal lago di Como sta prendendo vita il nuovo stadio di Lugano, inserito nell’ambizioso contesto del Polo Sportivo e degli Eventi (PSE) che dovrebbe vedere la luce nel 2029.

E anche a Lugano, dove il cantiere è già avviato da tempo, il dibattito è effervescente. La discussione è sul ruolo degli stadi nelle città contemporanee. Dunque un dibattito che ha tratti comuni a quello in corso a Como.

Non solo calcio, ma spazio pubblico, di integrazione urbana, sostenibilità e visione a lungo termine: questi gli elementi essenziali. Un’opera dunque che travalica la funzione di semplice impianto agonistico per assumere i connotati di un vero e proprio manifesto di rigenerazione urbana.

In una interessante intervista pubblicata sul Corriere del Ticino proprio su questo tema è intervenuto l’architetto sivigliano Ignacio Rubiño che propone una riflessione critica sull’evoluzione di questa tipologia edilizia. Rubiño vanta un legame stretto con il territorio ticinese, essendo stato docente presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio. La sua competenza nel settore è suggellata dalla firma dello studio Rubiño García Márquez Arquitectos sul celebre Estadio municipal de fútbol a Jaén, in Andalusia (Spagna). L’architetto inizia intanto a sottolineare come queste strutture debbano integrarsi nel tessuto cittadino senza diventarne corpi estranei.

“Il progetto di Lugano rappresenta la complessità degli stadi contemporanei. Oggi non si tratta più semplicemente di costruire un’arena sportiva isolata, ma di inserire un’infrastruttura di grandi dimensioni in un contesto urbano ben definito, caratterizzato da regole, relazioni sociali e aspettative precise da parte della cittadinanza”, le parole dell’architetto al Cdt.

“L’integrazione conta moltissimo, ed è solitamente il nodo più delicato da sciogliere in fase progettuale. Uno stadio è, per sua natura, un edificio singolare e di dimensioni imponenti rispetto al normale tessuto residenziale circostante; appartiene alla medesima categoria tipologica dei grandi musei, delle sedi amministrative di rilievo o delle principali infrastrutture civili”, specifica.

La vera sfida, che si ritrova a Lugano “come in ogni città, è garantire che questa presenza non diventi un corpo estraneo alla vita quotidiana. Fattori come l’accessibilità, la mobilità sostenibile, l’efficienza del trasporto pubblico, la gestione dei flussi di persone e la qualità degli spazi aperti sono elementi decisivi, al pari della qualità architettonica stessa. Uno stadio ben integrato deve possedere la capacità di funzionare correttamente anche nei giorni in cui non si disputano partite, trasformandosi in una parte integrante del paesaggio quotidiano e non restando un luogo eccezionale fruibile solo a intermittenza”, spiega l’architetto che sottolinea come lo stadio contemporaneo debba superare la definizione di arena limitata ai novanta minuti di gioco ma di qualcosa sempre vivo e mai chiuso in se stesso ma i grado di dialogare costantemente con lo spazio pubblico e con il paesaggio circostante.

Significativa, infine, la visione dell’architetto su ristrutturazione degli impianti storici e la costruzione di nuovi stadi. “La ristrutturazione è una strada percorribile e sensata solo quanndo l’edificio esistente presenta caratteristiche che lo consentono realmente: mi riferisco alla durata dei materiali originari, alla possibilità di adeguamento normativo, ai requisiti di sicurezza, alla capienza e alla posizione urbana. Quando mancano questi presupposti fondamentali, forzare il recupero a ogni costo può rivelarsi controproducente. In molti casi, un nuovo progetto permette di rispondere con molta più efficacia alle esigenze della società contemporanea”.

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