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Pavimentazione in vetro? L’architetto Brambilla: “Giù le mani dal Broletto, meglio un bel niente”

L’approvazione da parte della giunta, pochi giorni fa, di uno studio di fattibilità per collocare “un piano di attraversamento del Broletto in modo da garantire la continuità delle quote tra piazza Duomo, sottoportico del Broletto ed area antistante l’ingresso laterale del Duomo verso piazza Grimoldi”, come si legge nella descrizione del progetto, non è piaciuta a molti comaschi.

Troppo debole, e a tratti irreale per alcuni, la motivazione che parla di un Broletto-San Francesco bis “divenuto luogo seminascosto in cui disagiati, malcostume e sporcizia hanno spesso trovato terreno fertile allontanando ulteriormente cittadini e turisti dalla fruizione di questo spazio”.

Troppo illusoria anche l’idea che sia sufficiente eliminare i gradini per evitare che lì sotto trovino riparo persone “indesiderate” in una sorta di selezione all’ingresso (il turista sì, il clochard no).

“Via disagiati e malcostume, spazio da far rivivere”. Il Comune coprirà il Broletto con una passerella

E troppo rischiosa, al limite del fallimento annunciato, per altri, l’idea di ampliare l’esperimento malriuscito della passerella di vetro realizzata a servizio dell’ex (futuro) Infopoint che oggi si presenta ridotta a finestra sugli orrori di una selva di vegetazione alternata a sporcizia che necessiterebbe di una manutenzione costante talmente impegnativa (togli le lastre, infilati sotto la passerella per pulire, rimetti le lastre) da far oggettivamente desistere qualsiasi amministratore che non abbia ambizioni suicide.

E per chi volesse giudicare questa idea solo da un punto di vista estetico non servono rendering, perché il Broletto una pavimentazione continua e senza dislivelli già l’aveva fino agli anni ’70, finché si è deciso di riportare alla luce le quote originali, e basta una vecchia foto per immaginare l’effetto che farebbe un intervento di questo tipo.

Tra le tante voci che abbiamo riportato su ComoZero.it, si era levata anche quella dell’ex sindaco Mario Lucini, padre dell’Infopoint sotto il Broletto, che aveva attribuito le presunte cattive frequentazioni di questo spazio alla chiusura dell’ufficio turistico decretata dall’attuale amministrazione (che però, a onor del vero, è recentemente tornata sui propri passi) e ora è il turno di un architetto molto noto in città, Paolo Brambilla, che ci ha inviato una sua riflessione sull’argomento che riportiamo integralmente e che, per pacatezza dei toni e livello di competenza, vale la pena di essere letta nella speranza che possa nascerne un dibattito costruttivo.
(Per ulteriori contributi sull’argomento potete scrivere alla redazione a redazionecomozero@gmail.com).

“UN BEL NIENTE”

La notizia che l’Ufficio Tecnico del Comune di Como sta sviluppando uno studio di fattibilità per realizzare una passerella di livellamento del “buco” sotto al portico del Broletto, ha lasciato non poche perplessità. La prima cosa che colpisce chi visita il luogo, è che ci sono tre tipologie di colonne impostate a quote differenti e non allineate tra di loro: questo perché lo spazio sotto al Broletto non era unitario ma diviso da un muro (di cui adesso rimane solo una porzione usata come seduta).

Inoltre le quote dei due spazi erano a livelli differenti. Contemporaneamente alla costruzione del Duomo, la città è “salita” ed il portico è stato livellato, rendendo lo spazio unitario.

Negli anni 70’, l’Ufficio Tecnico del Comune, nella persona dell’architetto Maurizio Veronelli, nell’ambito di una riqualificazione generale del Broletto, è intervenuto riportando il monumento ai rapporti spaziali originari. L’intento, peraltro riuscito, è stato quello di ridare nobiltà al luogo tornando indietro nel tempo e chiunque si sia seduto sul muretto guardando verso la piazza ha potuto apprezzarne le proporzioni mentre nella foto in bianco e nero del fronte orientale è chiaro come invece questo, fino agli anni ‘70 fosse schiacciato (le colonne su quel lato sono più basse).

Un livellamento dello spazio interno non farebbe che svilire il sottoportico, privandolo una seconda volta della generosità spaziale originale e modificando la qualità della luce naturale che vi entra.

E tutto questo solo per provare a risolvere un problema di pubblico decoro. Considerando che l’utenza non è quella di San Francesco, e che è ben frequentato, trovo molto difficile pensare che un piano di vetro o di qualsivoglia materiale trasparente, possa competere con la bellezza del “nulla”.

La prova generale è visibile sulle parti di pavimentazioni vitree dell’Ufficio Informazioni. Oltre alla difficoltà di risolvere bene i dettagli, si somma la poca trasparenza del vetro, peraltro rigato, deturpato dalle immancabili strisce adesive antiscivolamento, per non parlare della pulizia e della manutenzione e dell’arredo che si renderebbe poi necessario, visto che muretti e gradoni non sarebbero più utilizzabili. Molto meglio “un bel niente”.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO

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